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Monday, October 06, 2008

Nello spogliatoio i 'vecchi' sarebbero contro il mister.

Crisi Juve, scatta il toto-allenatore
Presto l'incontro con Donadoni


Le alternative sono Vialli e Ferrara.

La società per ora riconferma la fiducia a Ranieri. Almeno in vista delle prossime tre gare: il Napoli, poi la supersfida di Champions col Real, quindi il derby col Torino

Roberto Donadoni Torino, 6 ottobre 2008 - La sconfitta casalinga con il Palermo non fa certo bene alla panchina di Ranieri, anche se la società per ora gli conferma la fiducia. Ma si rincorrono sempre più insistenti le voci del toto allenatore. In calo le chances di Ciro Ferrara, mentre circola con sempre più insistenza il nome di Donadoni, con il quale sarebbe già stato fissato un incontro in settimana. In altermativa rispunta Vialli.

La società, per ora riconferma però la fiducia a Ranieri. Almeno in vista delle prossime tre gare: prima il Napoli, poi la supersfida di Champions col Real, quindi il derby col Torino. Le ultime occasioni per l'attuale mister binaconero di restare seduto sulla panchina della Vecchia Signora.


COBOLLI GIGLI

«Dobbiamo restare uniti, compatti e vicini a Ranieri. Siamo stati castigati, ma questa resta una squadra con grandi valori. Già dalla prossima partita ci riprenderemo». Giovanni Cobolli Gigli, presidente della Juventus, fa il punto della situazione in casa bianconera dopo la sconfitta contro il Palermo.
«Escludo nella maniera più assoluta che la società abbia mai avuto problemi con Ranieri. A livello di squadra è più difficile rispondere perchè non ho il polso di 24-25 ragazzi. Questo progetto è fondato su pilastri come Buffon e Del Piero che credono ai programmi», dice il numero 1 del club ai microfoni di Sky Sport 1 «Domani probabilmente arriveranno altre critiche, ma noi in questo momento siamo ancora più determinati a proseguire questo progetto. Sono convinto che questa squadra possa fare grandi cose».


DEL PIERO

"Bisogna parlarne in faccia, senza paura, le cose si superano solo cosi'". Dice e non dice Alex Del Piero, si aggrappa allo stile Juve, quello per cui le cose vanno tenute sempre nello spogliatoio, ma nemmeno lui riesce a nascondere che proprio dentro lo spogliatoio bianconero qualcosa non va. Si e' scritto di rapporti incrinati tra i 'vecchi' della squadra e Ranieri, il capitano sull'argomento prova un dribbling non troppo convinto. "Fondamentalmente io non ho notato particolari frizioni nei miei confronti- dice a Sky- se non altro perche' nessuno e' venuto a farmi delle osservazioni". Poi si apre un po': "Per me- aggiunge- conta solo quando si parla in faccia. Per questo dico che non c'e' niente. Poi non e' mia abitudine parlarne e comportarmi in modo diverso".

Pero' un giornale ha scritto che tra i 'vecchi' e l'allenatore e' rottura e guarda caso proprio due 'vecchi', Nedved e Camoranesi, col Palermo sono finiti in panchina. E lo stesso sarebbe probabilmente successo anche a Del Piero se non si fosse fatto male Iaquinta. "Io sono abituato a ragionare e a pensare in un altro modo- ribatte Alex- per me se ci sono dei problemi bisogna parlarne in faccia, senza paura, le cose si superano solo cosi'. Non so quanto di fondo di verita' ci sia in quell'articolo, non sono io che mi metto a indagare.

Probabilmente pero' e' una delle cose, insieme ad altre, che va sistemata. L'unione e' una cosa fondamentale in un gruppo. Da parte mia non c'e' comunque stato alcun problema di impegno e di voglia di vincere, bisognerebbe quindi prendere le persone e metterle a confronto". Dai problemi fuori dal campo a quelli dentro il campo. Del Piero ammette che il momento e' delicato: "In campo succede che abbiamo delle difficolta', difficolta' che si ripetono nelle ultime gare. Oggi ce ne sono state di altra natura. Ora ben venga la sosta, ma dobbiamo lavorare, dobbiamo impegnarci, dobbiamo dare di piu' tutti quanti. Non solo i singoli giocatori. Dobbiamo riprendere in mano la situazione perche' tante cose non hanno funzionato. Dobbiamo migliorare".
Da Quotidiano.net

Video] Alessandro Del Piero post Palermo, "Stile Juve è dirsi le cose in faccia"

Due anni in un weekend.

Si comincia a Napoli, finalmente i rinvii a giudizio. Per molti, per quasi tutti, ma non per lui, il numero uno del calcio italiano nei tempi incriminati: Franco Carraro viene prosciolto. Che poteva saperne lui, di tutto quello che accadeva in quel mondo? E poi, se il Presidente di Lega di allora (Galliani) è ancora lì da gran dirigente rossonero, se il Presidente di Lega attuale si chiama Matarrese, se gli Oriali, i Lotito e i Della Valle sono sempre lì a farci la morale, perchè dovrebbe andare a processo lui?
Due anni dopo, la farsa continua.

Sabato sera segna Ibra, di tacco, e decide un'altra volta la partita. Ogni volta, ogni gol di Ibra, è una ferita aperta. Il giocatore destinato a diventare un nostro idolo, gioca con un'altra maglia, nel nostro campionato, ed è diventato un idolo dei tifosi di quella squadra. E vince lo scudetto da due anni, praticamente da solo. Farebbe molto meno male, quella ferita, se quei gol li facesse altrove, magari nella Liga o nella Premier League. Ma al tempo, sembra che l'unica offerta fosse quella di Moratti. A tutte le altre squdre d'Europa, Ibra evidentemente non interessava.
Due anni dopo, la ferita proprio non riesce a rimarginarsi.

Domenica c'è Juve-Palermo. Il Palermo gioca meglio sia quando siamo in undici che quando siamo in dieci. L'unico lampo, il pareggio di Del Piero, giocatore che adoro come mai ne ho adorato un altro, ma che da un pò non riconosco in più: egoista, non passa mai la palla al talentino che gli corre accanto. Tu quoque, caro Alessandro? La squadra è scollata, difetta di organizzazione, grinta e qualità. Non sembra la Juve, insomma. Non si può, quindi, dare la colpa ai vari De Ceglie, Knezevic, Mellberg e compagnia. In difesa non si è voluto investire, la squadra non ha gioco, sembra anche divisa al suo interno, ed eccoci qua a nove punti in sei partite. L'unica nota positiva è Marchisio, testa cuore e grinta da juventino vero. La squadra, però, non è all'altezza. La guida tecnica, in questo momento, neanche. Anche quest'anno, lo scudetto lo vedremo vincere a qualcun altro.
Magari a Ibra, chissà, come capita da due anni a questa parte.

E poi c'è un'altro aspetto, di cui veri juventini, quelli che piacciono a me, non vogliono parlare, e gli juventini lagnosi sì. Io lo lascio per ultimo, perchè non incide affatto sulla mia opinione relativa alle potenzialità di questa squadra, ma dopo quanto accaduto due anni fa, è bene non fare finta di niente.
Non vinceremmo lo stesso, statene certi. Anche con un rigore a partita, forse. Il rigore dubbio, però, alla Juve non viene dato, l'espulsione dubbia sì. In altri campi, intanto, accade l'esatto contrario. Non è per ieri, juventini puristi che non apprezzerete questo accenno. Lo so anch'io che meritavamo di perdere. E' che funziona così da due anni, come se la farsa di calciopoli dovesse continuare anche in campo. E' per quando saremo più forti in campo, come la Juve tornerà neecssariamente ad essere. La Juve, da sempre, è forte dappertutto. In campo, in panchina, in tribuna e anche fuori. Farsi prendere in giro dagli avversari con i torelli finali, dai media asserviti alle milanesi, dagli arbitri che nel dubbio sanno in che senso non devono assolutamente sbagliare. E' dal 2006, che funziona così. Adesso basta. La Juve dev'essere forte, temuta e rispettata.
Sennò che Juve è?

Ho trascorso un weekend intenso, lo riconosco. Erano tre giorni, ma sembravano due anni.

Froza Juve. I love football.

Da Vecchiasignora.com

Editoriale Di Tuttosport, di Paolo De Paola...

TORINO, 6 ottobre - Chi vuole bene alla Juve deve prendere delle de­cisioni importanti. Chi vuole bene alla Juve non può nascondersi dietro frasi scontate («Rimanere compatti», «E' un momento no, ne usciremo»). Chi vuole bene alla Juve sa che occorre concludere un percorso e aprirne un altro. Il salto di qualità deve essere fatto soprattutto dai dirigenti della Juventus. Da Cobolli, a Blanc, a Secco. Se non saranno loro a dare una svolta alla preoccupante stagnazione, allo­ra si eleveranno di diritto al ruolo di protagonisti dell'attuale disastro. Sotto tutti i punti di vista. Chi ha avallato la campagna acquisti? I dirigenti. Chi insiste nel puntare su questo allenatore? I dirigenti. E poi, perché non esiste ancora un direttore generale? Perché c'è questo senso di lontananza, quasi di abbandono fra giocatori e società? E infine qual è l'interlocutore sportivo all'interno della società? Caro Cobolli, caro Blanc, non basta farsi vedere al­le partite o andare qualche volta a Vinovo per dare il senso di unità e compattezza. Estraniamo da que­sto discorso il solo Secco che ovviamente per ruolo e per grado ci sembra il meno responsabile e forse quello intimamente più conscio della situazione. John Elkann, ieri presente in tribuna, che cosa avrà pensato di questa squadra? La Juve è molle in ogni reparto. E' molle dietro le scrivanie dirigenziali, è molle in panchina, è molle in campo. E non c'entra niente il nostro giornale. Se qualcuno vuole usarlo come foglia di fico per nascondere le proprie incapa­cità, faccia pure. Tuttosport ha semplicemente de­nunciato un problema reale e confermato dalle pa­role, giustamente imbarazzate, di un fuoriclasse (an­che fuori dal campo) come Del Piero. Prendetene at­to, cari dirigenti e fatene tesoro perché vi aiuteran­no a capire che in questa squadra c'è bisogno del vo­stro intervento. Non per dire banalità. Si può sapere che cosa decide questo fantomatico comitato sporti­vo? Ma si può dirigere una società come se fosse un condominio? Suvvia, un po'di vigore, un po'di qua­lità e non solo la lista della spesa per decidere se com­prare questo o quel saldo di fine stagione oppure per fissare i prezzi dei biglietti di curva a 50 euro. Pote­te fare di meglio, ma senza darvi i soliti tempi bibli­ci che contrastano con la velocità sulla prima deci­sione da prendere: chiudere il rapporto con Ranieri. Un percorso di coerenza porta a questa conclusione e lo diciamo con il massimo rispetto per l'uomo e il tecnico che ha messo la faccia nella campagna acqui­sti e nella costruzione di questa squadra. Lui ha vo­luto i giocatori, lui li mette in campo, lui è responsa­bile dell'attuale situazione. Intendiamoci bene: la Ju­ve ha crisi di gioco, ha crisi di spogliatoio, ha crisi di risultati (mai così male alla sesta giornata da quan­do ci sono i tre punti). Per fortuna, la sosta del cam­pionato, per gli impegni della Nazionale, offre un in­tervallo sufficiente per intervenire. Approfittatene subito perché le soluzioni esistono e non sono di se­condo piano. Basta avere coraggio.

Juventus - Palermo 1 - 2 - GAME OVER!

Tanto tuonò che piovve, dopo una serie di gare deludenti, ed un pareggio rocambolesco in CL, non poteva che arrivare la prima sconfitta stagionale, e anche quest'anno, in una gara casalinga contro una avversaria che sulla carta sembrava abbordabile.
Sconfitta amara e che astrattamente lascerebbe il campo a recriminazioni a non finire, sfortuna, casualità, errori arbitrali; ma queste sono le giustificazioni dei perdenti, mentre da juventini dobbiamo guardare in faccia la realtà che emerge dal campo, la squadra non è mai stata convincente neppure quando ha vinto, ha sempre palesato o delle pause di gioco, o delle lacune tecnico – tattiche, o peggio la mancanza di personalità e di autorevolezza.
L'orgoglio, l'umiltà, lo spirito di gruppo (che si spera stia tenendo, a dispetto di certi "rumors"), possono supplire in certi momenti, ma non sono da soli sufficienti per fare una grande squadra o per compiere grandi imprese, che invece sono sempre figlie di programmazione intelligente, di presenza di campioni e di guida tecnica abile.
Contro il Palermo sono anche mancate queste componenti, squadra fiacca, che ha giochicchiato, che non ha avuto compattezza sul campo, e che dunque ha finito con il pagare più salato del dovuto, le lacune già palesate in precedenza, contro un Palermo che, tutto sommato, ha tirato in porta solo due volte, che si è limitato a controllare la gara, che addirittura in superiorità numerica ad inizio ripresa ha pure sofferto le sporadiche iniziative dei bianconeri, che comunque non hanno prodotto pericoli seri ai rosanero, tiri da fuori, qualche punizione insidiosa, ma Amelia non ha dovuto certo compiere miracoli.
Come dire, il problema di sterilità offensiva della squadra rischia di divenire cronico.

Aspetti positivi.
Paradossalmente il vero aspetto positivo è proprio la sconfitta maturata anche in modo immeritato, a volere vedere l'andamento della gara, ma che punisce questa Juventus decisamente sotto tono e con poche idee.
Se il gruppo è composto da gente che ha i cosiddetti attributi, che suda davvero per la maglia e per i tifosi, questo schiaffo potrà avere solo effetti benefici, a patto però che si comprenda che non si perde solo per il destino cinico e baro, ma perché ci si mette del proprio.

Aspetti negativi
Per la prima volta emergono i limiti della campagna acquisti estiva, e della mancanza di un vero progetto di squadra, o meglio di un progetto forse troppo avventuristico.
La difesa, in piena emergenza, ha ceduto nelle poche volte in cui gli avversari hanno attaccato con convinzione, il progetto "centrocampo muscolare" (che comunque va riprovato in altre condizioni, a mio giudizio) è naufragato in quanto due dei tre centrocampisti sono fuori fase , Giovinco spesso tagliato fuori dalla manovra, attaccanti poco e male riforniti.

Sul podio

Marchisio
Uno dei pochi a salvarsi dal naufragio, direi anzi l'unico tra i nostri giocatori ad avere provato in tutti i modi a dare la scossa e a prenderla per mano e condurla ad un risultato positivo. Efficace nei recuperi di palla, lucido nei disimpegni, si è anche proposto in avanti, senza avere tanta collaborazione dai compagn. Ecco, se dobbiamo proprio trovare note liete da questa disfatta, una è questa, Marchisio può davvero essere un pilastro di una grande Juve del futuro.

Altri giocatori degni di menzione non ne trovo, potrei dire che tutto sommato sono risultati sufficienti, in modo stiracchiato, Salihamidzic, Mellberg per il tempo in cui è rimasto in campo, Giovinco, per alcune giocate importanti nella tre quarti palermitana, e Del Piero per la punizione trasformata, anche se per il resto non è cha abbia dato segni di presenza importante in campo

Dietro la lavagna

Sissoko
Premessa: ha commesso tre falli in tutto, richiamato al primo, ammoniti al secondo, espulso al terzo! Questo mentre Carrozzieri ha commesso ben 12 falli senza beccarsi nemmeno un giallo. Ma, rovescio della medaglia, è palesemente fuori condizione, e cerca di recuperare mettendoci molta, troppa foga. E deve soprattutto capire che con certi arbitri che lo "puntano", aspettando anche il minimo pretesto per cacciarlo, deve imparare a contenere la sua irruenza, l'espulsione era sacrosanta, e peraltro in un contrasto inutile, semmai doveva evitare quella precedente, visto l'avvertimento di Tagliavento, che evidentemente aspettava solo il primo contrasto deciso per cacciarlo.

Poulsen
Impalpabile la sua prestazione, ormai si può dire che i lampi iniziali erano casuali, il giocatore è questo, insomma uno che alla juve non serviva affatto.

Camoranesi
E' entrato in campo?

Amauri
Evidentemente ha sentito la gara contro i suoi ex compagni, praticamente un tiro in porta non l'ha fatto, o meglio una velleitaria conclusione da fuori.

Tirando le somme

Io ritengo salutare questa inopinata sconfitta, perché in questo modo si getta la maschera e si vede in faccia la realtà: questa Juve non è una grande squadra, non è nelle condizioni di lottare per due traguardi, ossia scudetto e CL, magari potrà compiere qualche grande impresa in campionato o in CL, ma non ha il tasso tecnico e la personalità per poter realmente competere in entrambe i fronti, per cui forse nell'avvenire sarebbe utile prendere atto di questa realtà, scegliere le priorità della stagione, e pensare anche a porre le basi per il futuro, dato che il presente mi pare ormai abbastanza evidente, tre pareggi di fila ed una sconfitta sono il segnale che qualcosa non va e che, probabilmente, il qualcosa che non va non è proprio rimediabile a breve.
L'organico è falcidiato da infortuni, alcune assenze sembrano troppo pesanti, mi riferisco a Zanetti e Trezeguet, altri giocatori sono o fuori forma (Chiellini, Sissoko, Camoranesi), o al capolinea (Nedved); Ranieri sembra non ritrovare il bandolo della matassa, da alcune giornate mi sembra andare più a tentativi che non in applicazione di un progetto di gioco chiaro.
E qui si innesta il primo problema da affrontare: se è vero che ci sono mugugni negli spogliatoi, e che i senatori siano in "dissenso" con il tecnico, è fondamentale che la società intervenga in modo deciso, ricordando che ognuno deve stare al proprio posto, e che fino a quando Ranieri è l'allenatore, i giocatori si debbono adeguare, piaccia loro o meno, alle scelte del tecnico.
Poi vanno compiute le necessarie riflessioni all'interno della società, capire che i limiti di quest'anno sono la conseguenza soprattutto degli errori di mercato della scorsa stagione, quando tra due vie possibili, entrambe logiche (un progetto a medio termine, ossia puntare sul rinnovamento anche generazionale, e mantenendo i veterani come "chiocce" per far crescere i nuovi; un progetto immediato, puntare su scelte importanti di mercato, campioni di valore assoluto), si scelse la terza, quella di compromesso, e dunque arrivo di giocatori di valore medio, non adatti al gioco pensato dal tecnico, e non a caso Almiron è andato via, mentre Tiago è rimasto solo perché non ha accettato le destinazioni offertegli.
Quest'anno è arrivato Poulsen, giocatore che non serviva e forse non servirà per l'avvenire, non si è pensato che i veterani cominciano ad essere avanti negli anni, e che le alternative in organico sono o ancora da verificare, o non proprio all'altezza dei vecchi; viceversa non sono arrivati il centrocampista di qualità che serviva, vista anche la fragilità di Zanetti, né l'esterno sinistro che potesse gradualmente sostituire Nedved, e gli stessi arrivi in difesa non si sono ancora dimostrati all'altezza della situazione.
Occorre prendere atto di questa situazione, scegliere le priorità di stagione, provare a ricompattare l'ambiente e proseguire per cercare di chiudere al meglio la stagione.
Poi si vedrà, ma è necessario applicare il noto principio che in queste situazioni recitava il compianto avvocato Agnelli, quando si perde, la colpa è prima della società, poi dell'allenatore, infine dei giocatori.
Due ultime notazioni, direi di colore: ieri hanno segnato gli ex Miccoli, Palladino e Paolucci, quest'ultimo un attaccante in costante ascesa, da riportare a Torino a fine stagione; il tutto mentre i nostri faticano anche a trovare la porta nelle conclusioni.
Altra notazione: lo score della gara con i rosanero vede la Juventus con tredici falli fatti, quattro ammonizioni e un espulso, ed il Palermo con trentuno falli commessi (di cui ben dodici del solo Carrozzieri), e … due sole ammonizioni.
Ci si potrebbe lamentare dell'arbitraggio per questo ed altro, ma a ben ricordare, lo scorso anno a Cagliari, sempre con Tagliavento, con due rigori contro ed un terzo revocato, un espulso ed una sequela di decisioni assurde contro i bianconeri, la Juventus vinse ugualmente.
Quest'anno no e qualcosa vorrà pur dire.

Le mie postille:

1 – Carraro Santo Subito!
Come avrete avuto modi di leggere o ascoltare, finalmente il G.U.P. presso il Tribunale di Napoli ha disposto il rinvio a giudizio di molti imputati del processo cosiddetto "calciopoli", tra cui Moggi, Bergamo, Pairetto, De Santis, e compagnia cantante.
Inutile dire che molti giornal-interisti in servizio permanente effettivo si sono lanciati nelle solite filippiche contro gli indagati che adesso ufficialmente diventano "imputati", ed anzi ad uno di costoro (che peraltro scrive su "La Stampa"), mi riservo di dedicargli una lettera aperta, ricordando a lui e a tanti altri, fin da ora, che nessun interista, o dirigente dell'Internazionale Foot-ball Club ha legittimazione morale per dare lezioni agli altri.
Una cosa mi ha colpito, il proscioglimento di Franco Carraro.
Dunque ci troveremmo di fronte ad una cupola … senza capi!
Se il teorema accusatorio è basato anche sul fatto che per garantire agli associati a delinquere, occorreva che i vertici fossero in mano a persone amiche o comunque di fiducia, e se uno dei cardini di questo teorema è l'opera di persuasione che Moggi e complici (uso questi termini in modo ironico, se non si è capito) per fare eleggere Carraro ai vertici della FIGC, Galliani alla Lega, Bergamo e Pairetto alla CAN, vorrei a questo punto capire come è possibile che questa presunta cupola potesse operare se i capi del calcio non sono mai stati responsabili dei misfatti di questa cupola.
Galliani mai indagato, Carraro adesso prosciolto: insomma è come dire che il clan dei corleonesi è mafioso ma il capo, si chiami Riina o Provenzano, è estraneo ai crimini del clan!
Per intenderci, è estraneo l'uomo della finanza nel calcio (Carraro presidente di Mediocredito Centrale, banca finanziaria della Banca di Roma, oggi Unicredit), è estraneo l'uomo dei media nel calcio (Galliani, espressione di una società che ha alle spalle il gruppo Mediaset), non sono mai stati toccati altri potentati che nel calcio contano eccome, vuoi vedere che un ex capostazione con un agente penitenziario, un assicuratore, e qualche altro piccolo pesce o faccendiere di scarso valore, avessero più potere di politica, finanza, imprenditoria e informazione messe insieme?
A questo punto non rimarrò meravigliato se l'ex uomo proveniente della Milano da Bere, messo a sedere nella poltrona di sindaco di Roma da un mega accordo politico di ferro, e successivamente proiettato nel mondo bancario e della finanza, oltre che uomo forte dello sport italiano, non venga acclamato santo subito!

2 – Ma di Giraudo ne vogliamo parlare?
Una precisazione doverosa, a proposito di rinvio a giudizio.
Contrariamente a quanto sostengono i caporal – giornalisti o giornal – interisti, rinvio a giudizio in senso giuridico significa ben poco, nel senso che è quel provvedimento con il quale si afferma che ci sono le condizioni per potersi celebrare un processo penale, nel quale l'accusa potrà portare le prove raccolte, ma la difesa potrà portare le sue prove a discolpa, e dunque che un cittadino indagato sia rinviato a giudizio vuol solo dire che potrà essere processato, ma non necessariamente condannato.
Verità che molti dimenticano, come dimenticano pure il fondamentale art. 27 della Costituzione, e dunque fino a quando Luciano Moggi non sarà condannato con sentenza definitiva da un Tribunale della Repubblica, deve essere ritenuto un cittadino in regola con la legge e dunque una persona perbene.
Detto ciò, penso avrete pure notato il silenzio in cui è caduto Antonio Giraudo, che subito dopo l'esplosione della vicenda, si è defilato, trasferendosi addirittura all'estero per curare propri affari economici diversi dal calcio.
Bene, nel processo di Napoli, Giraudo ha chiesto il rito abbreviato, strumento processuale che ha i suoi vantaggi (pena ridotta di un terzo in caso di condanna e possibilità di appellarsi o ricorrere in Cassazione avverso le sentenze di condanna), ma anche i suoi inconvenienti, ossia il non potersi portare prove a discolpa, e dunque far celebrare il processo sulla base di quanto raccolto dagli inquirenti.
Il rito abbreviato di norma si sceglie in due casi appunto, o quando si è proprio sicuri che da quella montagna di carte non scaturisce alcuna prova vera di responsabilità, o quando non si hanno elementi di prova a discolpa da potersi produrre, ma si ritiene che negli atti di accusa ci siano vuoti e lacune su cui poter impostare una valida difesa.
Io ho la sensazione che per Giraudo sia più verosimile la prima ipotesi, e del resto le intercettazioni che lo coinvolgono sono solo un paio, e dai contenuti davvero banali (una con riferimento a Zeman, ed una più di argomenti interni alla Juve), per cui è probabile che ne possa uscire indenne dal processo.
Ed a questo punto mi chiedo e vi chiedo: ma se Giraudo fosse prosciolto, avrebbe senso il verdetto della giustizia sportiva, che punisce la Juventus quando l'amministratore delegato, e dunque responsabile della società, non avrebbe commesso illeciti?
Un altro mistero si delinea all'orizzonte.
Anche perché qualcosa mi dice che il nostro Giraudo (che comunque appartiene al mondo dei "poteri forti") ne uscirà indenne, visto che il cerino dovrà rimanere acceso solo nelle mani dei poveracci che non contano, il tutto per giustificare un autentico colpo di stato calcistico.

3 – Premonizioni.
Consentitemi dopo la logorrea precedente una piccola nota personale.
Da accanito integralista Juventino (e Catanese), non potendomi perdere mai e poi mai la gara dei bianconeri contro la formazione dell'altra città siciliana in serie A, e dovendo per improrogabili impegni familiari (insomma un pranzo al quale non potevo
sottrarmi, pena discussioni coniugali e rischi di ritorsioni ...), avevo pensato di registrare la partita e vedermela in differita cercando di rimanere all'oscuro del risultato.
Ma registrarla non usando il "My Sky", dato che non mi ha mai portato fortuna, e dunque usando il videoregistratore normale.
Bene, programmo il timer, il canale Sky, gli orari, e per completare indico anche nella guida il genere del programma da registrare.
Finita l'operazione, rivedo il tutto e mi accorgo che stavo per registrare Juventus - Palermo, canale Sky Hd1, dalle 14,55 alle 17,05, genere ... DRAMMATICO!
Superstizioso come sono, ho immediatamente cancellato la preregistrazione, visto il sinistro segnale, ma a quanto pare non è servito a nulla.
E per bere l'amaro calice, me la sono goduta (si fa per dire …), conoscendo già il risultato, nella replica di Juventus Channel.
(JUWORLD.NET - Antonio La Rosa - Pubblicato il 06.10.2008)

Crisi Juve: la notte porta consiglio....

Lo ammetto: a caldo ieri avrei mandato via tutti. Allenatore, dirigenza, giocatori.
Fosse stato possibile, mi sarei persino dimesso io da tifoso.
Ma al cuor, come ben sapete tutti, non si comanda.
E la notte come sempre porta consiglio.
Bene (anzi male) in questo momento il colpevole numero uno della crisi Juventus, a detta di tutti o quasi, ha un nome ben definito:
CLAUDIO RANIERI.
Chi mi conosce bene sa che il Mister non mi è mai piaciuto e che nella mia trentennale carriera da tifoso lo paragono in negativo al solo Rino Marchesi.
Però nel calcio così come nella vita contano i fatti.
E Ranieri fino ad oggi, ha centrato gli obiettivi prefissati:
- qualificazione Champions lo scorso anno;
- in corsa per vincere nelle 3 competizioni della stagione in corso.
La domanda a questo punto non può esser che una sola:
Ranieri si deve forse dimettere? O ancora peggio, la Juventus deve esonerarlo?
La mia risposta è NO.
No, perché la Juventus non è l'Inter che ad ogni risultato negativo cambia 5 allenatori.
No, perché l'unica volta che negli ultimi 30 anni la Juventus ha cambiato allenatore in corsa è finita poi a giocare in Intertoto.
No, perché a spasso non ci sono i Lippi, i Capello o quel genere di allenatore in grado di cambiare nettamente una squadra in positivo.
E poi, in fondo, siamo davvero sicuri che la colpa di questa crisi bianconera è solo dell'allenatore?
Ieri alla lettura della formazione della Juventus contro il Palermo, mio suocero (romanista, ma stranamente obiettivo) mi fà:
"Stefano, non prendertela. Ma a leggere i nomi, qualitativamente questa mi sembra la peggiore Juve degli ultimi 20 anni"
Il solo fatto che mi sono fermato a confrontare nella mia mente i Knezevic ai Dario Bonetti, i Mellberg ai Tricella o i Poulsen ai Galia, dovrebbe far riflettere.
Il vero problema, infatti, è a monte.
Si è commesso un grandissimo errore a ragionare così:
"siamo arrivati terzi, con 3-4 innesti di buon valore ce la giochiamo con tutti"
Sbagliato, anzi sbagliatissimo.
La Juventus lo scorso anno è stata trascinata da campioni che hanno una media età superiore ai 32 anni (Camoranesi, Del Piero, Trezeguet, Nedved, Legrottaglie, Cristiano Zanetti) e che quindi non lo scopriamo certo adesso non avrebbero mai, dico mai, potuto garantire lo stesso rendimento giocando ogni tre giorni (chiedere informazioni per conferma a Milanello).
Bastava ad esempio pensare che uno come Cristiano Zanetti nella sua carriera quasi mai è riuscito ad andare oltre il 50% stagionale di gare giocate sul totale.
Aggiungiamo i desaparecidos Andrade, Tiago e Zebina, l'eterno abbonato in infermeria Marchionni ed il cerchio si chiude.
Non è solo sfortuna tutti questi infortuni. Mi sembra talmente ovvio.
Ad una certa età non ce la fai a giocare ogni 3 giorni e se anche ci riesci (o imponi?) …..i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Alla rosa della scorsa stagione andavano aggiunti almeno un campione in difesa e uno a centrocampo.
Non buoni giocatori, ma Campioni. Quelli con la "C" maiuscola che ti cambiano una squadra.
Con uno Zanetti non più insostituibile e con una difesa che senza Chiellini non somigliasse a quella di un'onesta squadra di metà classifica (tolto chiaramente il fenomeno Buffon), anche Ranieri sarebbe stato più tranquillo.
Non resta quindi che rimboccarsi le maniche, fare gruppo e decidere di remare tutti nella stessa direzione anche perché niente è compromesso ne in Italia, ne in Europa.
Dubito che questa squadra possa lottare su entrambi i fronti, ma almeno in una competizione, centellinando le forze, sono convinto che si possa far bene.
Forse più in Europa, perché per molti campioni, vista l'età, è davvero l'ultima possibilità di provarci. Certo anche fosse così però è ancora presto per mollare in campionato.
D'altronde abbiamo resistito alla farsa di Calciopoli e ad un anno di Inferno in serie B.
Perché mollare adesso?
Da JUWORLD.NET

Non vi abbiamo mai creduto, non vi crediamo più


E’ brutto dover commentare continuamente prestazioni vergognose. Fa rabbia, molta rabbia e anche se non è elegante è il momento di dire: "Noi ve l'avevamo detto".

Avevamo detto che questa non è la Juventus, non ne ha il DNA, non ne ha lo spirito e nemmeno l’atteggiamento. La Juventus stuprata e data in pasto agli sciacalli dagli stessi proprietari. Una Juventus che appare sempre di più come un oneroso fastidio per l’azionista di riferimento. Che invece di farsi vedere allo stadio come obbligato da un dovere professionale farebbe meglio a starsene a casa e sfogare la propria fantasia concependo nuovi leoni e oceani. BASTA.
Non si può più continuare con queste balle. Due anni e mezzo di balle. La Juve merita rispetto, la sua storia lo esige, anzi lo impone. Cari dirigenti della Nuova Juventus, fate la prima cosa juventina da due anni e mezzo a questa parte: ANDATEVENE!

Un mercato fatto di comprimari di medio-basso livello, un indirizzo rivolto esclusivamente al risparmio a tutti i costi. Non una delle dichiarazioni (e sono tante, è difficile non prenderci nemmeno una volta, ma così è stato) rilasciate in questi anni dai vari rappresentanti societari presentatisi davanti ai microfoni è stata seguita da fatti concreti. Sarebbe troppo tornare ad insistere su ferite mai rimarginate e che non si rimargineranno mai. Il tifoso juventino, giunto oggi al culmine della settimana più bassa della sua storia (si, anche peggio della serie B), chiede almeno una cosa: di non essere più preso per i fondelli così pesantemente.
Il tifoso che paga, che rappresenta l’unica ricchezza per una società gestita da incompetenti a 360 gradi. Il tifoso che, anche quando si sforza di essere il più possibile ottimista e si tura il naso davanti a certe schifezze, capisce che in fondo in fondo è rimasto solo ad avere a cuore le sorti di quella che, per chi la gestisce, è solo un “asset” del Gruppo.
Il tifoso che non riesce a riconoscersi nei fratelli Elkann, in Cobolli Gigli, Blanc e Alessio Secco, e nemmeno si riconosce in uno come Ranieri che, lo ripeteremo sino alla noia, non si sarebbe mai seduto su quella panchina se non fosse successo quello che sappiamo.
L’ultima settimana è esauriente per spiegare l’inadeguatezza del tecnico romano. Da Genova alla gara col Palermo, passando per la trasferta di Minsk, abbiamo visto cose che agli inglesi suggerirono l’etichetta di Mr. Tinkerman (il pasticcione). Tre formazioni assurde, tre dimostrazioni di incapacità totale e dichiarazioni conseguenti sinceramente imbarazzanti. Ricordo Rino Marchesi, un altro che vinse alla lotteria quando si sedette sulla panchina della Juventus, dichiarare serenamente dopo un rovescio per 4-1 subito a Genova contro la Samp dei ragazzini terribili: "Abbiamo fatto una buona gara ma la Samp ci è stata superiore". Arrendevole, fatalista e passivo. Così era quel galantuomo di Marchesi, così è Ranieri. Ma Marchesi prese in mano una squadra a fine ciclo, mentre l’ex tecnico di tante pericolanti e due fuoriserie (Chelsea e Valencia, che vinsero immediatamente dopo la sua cacciata) ha fatto spendere montagne di milioni per giocatori mediocri in quantità. Sarebbe bastato comprare tre uomini giusti in due anni, invece che 12/13 tra relitti e mediocri.
La gara odierna è lo specchio di questi due anni. Una partenza titubante, incerta, senz’anima, un Palermo pieno di scarti delle grandi (Juve in particolare) che dimostra organizzazione e gioco più di quanto ne abbia mostrati la Juve nel periodo Ranieri. E a Ballardini, che ha più denti in bocca che panchine in serie A, son bastati pochi giorni per dare una fisionomia ad una squadra che ha perso il suo miglior giocatore ma che sembra avviata ad una stagione brillante. Una formazione, quella messa in campo da Mr. Tinkerman, illogica e surreale. Puntualmente in balìa degli avversari. Una coppia centrale difensiva Knezevic-Mellberg, una primizia assoluta che speriamo non preveda repliche future, con lo svedese che si rompe a fine primo tempo e quindi urge riadattare Grygera centrale con Brazzo sulla destra. Centrocampo con il generoso Marchisio, il danese pallido e Sissoko, tanto generoso quanto tatticamente incapace e mentalmente sciagurato. Benitez, uomo dall’intelligenza superiore, non ne sopportava gli inopportuni eccessi di foga agonistica, per questo l’ha lasciato partire. Oggi abbiamo visto perché. Davanti, il trio Giovinco- Del Piero- Amauri cerca di combinare qualcosa, ma a parte la fisicità del brasiliano poco rimane.
Il gol del vantaggio palermitano è un regalo della ditta De Ceglie-Buffon-Knezevic, il primo aggirato e anticipato, il secondo autore di una respinta oratoriale, il terzo reattivo come un koala fatto di eucalipto. E così Miccoli ottiene la sua vendetta. Verrebbe da pensare che sia tutto organizzato per attribuire anche le colpe di questa sconfitta alla Triade, visto che in questo periodo certe schifezze son tornate all’ordine del giorno. Un regalo di Amelia su punizione di Del Piero (abbracciato solo dai tre babies dopo il gol: meditate…) allunga l’agonia, che continua nella ripresa quando proprio i tre ragazzini mostrano impegno e voglia, soprattutto Marchisio, determinato e propositivo, e la cosa ci fa un tantinello incavolare se pensiamo che svolge il doppio lavoro, il proprio e quello del maliano espulso.
Anzi, urge correzione: il lavoro di Marchisio fa per tre, visto l’ennesimo non pervenuto alla voce Poulsen. Costui non sembrava essere il nuovo Tiago, e infatti non lo è. E’ decisamente peggiore. E’ una maglia bianconera in giro per il campo, sempre timido e impreciso, con i piedi di marmo. Almeno l’insulso portoghese, pur essendo un mediocre come di regola gli acquisti targati Nuova Juventus 2006, ha un destro decente, Poulsen nemmeno quello. La proverbiale grinta è rimasta in Danimarca o altrove e, ripetiamo, fa veramente rabbia vedere quanto Marchisio gli sia superiore.
Ma non può durare, ed è logico che a lungo andare, quando le forze vengono meno e Ranieri torna sui suoi passi inserendo Camoranesi e Nedved senza ridisegnare la squadra si venga infilati da un esemplare contropiede rosanero 5 contro 3. E le cose più imbarazzanti verranno nei minuti finali, con il Palermo che grazia misericordiosamente in un paio di occasioni Buffon ma, soprattutto, col torello dei giocatori rosanero, fra gli "olè" del pubblico panormita. Questo, in tanti anni di onorata e orgogliosa appartenenza juventina, ci mancava.
Le dichiarazioni del post gara però rimettono le cose a posto: tra un Ranieri che capisce il momento della squadra "che ha fatto tutto quello che poteva fare" e che "non ci sono problemi di spogliatoio, sono invenzioni giornalistiche", e un Cobolli Gigli sorridente che riserva complimenti sperticati a Cassano e sulla sua squadra si limita a ribadire che "siamo determinatissimi a far bene, e vi posso assicurare che faremo bene", con la stessa grinta vista sprigionare da Tiago nei momenti migliori. Se lo dicono loro, bisognerà crederci, si dice così, no?
Per quanto ci riguarda, ribadiamo quanto scritto molte righe sopra: non vi abbiamo mai creduto, non vi crediamo più.
(JU29RO.COM - clau71 domenica 05 ottobre 2008 19:14)

La Pravda della Sera

4 Ottobre 2008 Blog

Quel ramo dell'ufficio stampa degli indossatori di scudetti altrui che cucina le pagine dello sport del Corriere della Sera, oggi ha prodotto, per la penna del suo caporedattore, un formidabile corsivo che solo un esperto di cremlinologia sarebbe in grado di decifrare (come al solito sul sito del Corriere è impossibile trovare l'artefatto, probbilmente per disposizione del Kgb). Allora, leggetevi l'articolo sul giornale di carta e sappiate che Daniele Dallera voleva scrivere questo: "Moggi è un porco, ci ha rubato gli scudetti e reso infelice le domeniche della nostra mezza età. Ora invece è tutto molto bello. Ma, attenzione, anche se non si vede, il porco c'è ancora (come si spiega, sennò, la sconfitta di domenica?). Ma, tranquilli, a vigilare ci siamo noi dell'ufficio stampa. Pronti, soprattutto, a insabbiare qualsiasi infamia possa ledere l'onore delle ex vittime del porco. Forza Inter".

Cobolli Gigli assicura: "Siamo dalla parte di Claudio Ranieri"

Società anti-ribaltone: "Avanti con Ranieri"

Classifica "choc" ma l'ad Blanc difende a spada tratta l'allenatore

TORINO. Non si spara sul pianista, chiarisce la Juve, anche se la squadra s'è appena sbriciolata in casa con il Palermo e la classifica è «choccante», si dirà nelle chiacchiere dirigenziali lontano dalle telecamere. Nessun ribaltone, però. Lo racconta girando per le tv Giovanni Cobolli Gigli («Ranieri sa che ha l'appoggio della società e può stare tranquillo, siamo uomini maturi», dice il presidente); lo spiega con calma nei corridoi dell'Olimpico anche Jean Claude Blanc: «Ho visto giorni migliori - sorride l'ad bianconero - ma non abbiamo mai pensato di cambiare l'allenatore.

È un momento di difficoltà, ma dev'essere solo uno stimolo per lavorare ancora di più. Ranieri è il nostro tecnico e questa è la squadra: andiamo avanti con il nostro progetto». Inutile, allora, ricamare sull'avvistamento in tribuna di Antonio Conte, ora al Bari, raccomandato (per il futuro) da Marcello Lippi a una tv pugliese.

Neppure il pianista si sente sotto tiro: «La sconfitta ci ferisce e so che quando le cose vanno male le responsabilità sono del tecnico - commenta Ranieri - ma abbiamo voglia di reagire, insieme, compatti». Anche se in settimana sono usciti spifferi di ammutinamento: «In tutta onestà non sta succedendo nulla e i vecchi stanno facendo la loro parte. Ogni tanto un giornale parte alla carica, ma non c'è nulla». A volte, basta pure un'antipatia o una fiducia reciproca riposta solo a metà per far peggiorare le cose, soprattutto nella tempesta. Allora possono sollevare cattivi pensieri le giocate orribili di Camoranesi, troppo brutte per essere partite dai suoi piedi: «Ma no - afferma Ranieri - Mauro ha cercato di innescare chi c'era davanti, poi ci sono momenti in cui non sei al massimo fisicamente». Qualche scricchiolio può esserci nelle parole di Cobolli Gigli: «La società non ha mai avuto alcun problema con Ranieri. Della squadra non posso dire, sono 24-25 persone». Si fa invece garante dell'unità Blanc: «Ho parlato con Ranieri, come faccio prima e dopo ogni partita e l'ho fatto anche con alcuni giocatori: il gruppo è unito». Nel dubbio, alla ritorno dalle Nazionali, giovedì 16 ottobre, la dirigenza parlerà alla squadra, tanto per ricordare che si è tutti sulla stessa barca.

Alex Del Piero, intanto, ci mette un cerotto e altri, forse, andrebbero aggiunti: «Io sono abituato a dire le cose in faccia - dice il capitano - ma secondo me non ci sono particolari frizioni. La Juve è casa mia, e io la difendo a spada tratta: lo stile Juve dice che se ci sono problemi bisogna parlarsi in faccia, probabilmente questa è una delle cose che vanno sistemate, perché l'unità è una cosa fondamentale. Vale per me, vale per chi oggi è stato fuori». Però, nessuna frattura: «Per quel che mi riguarda è una voce infondata». Idem per il suo rapporto con Ranieri: «C'è la stessa sintonia dell'anno scorso? Sì, non mi sembra di vedere cambiamenti». Peccato che la stagione passata non fosse filato tutto liscio: nella prima parte del campionato l'allenatore (facendo il suo mestiere) aveva escluso più di una volta Alex, che poi era stato fenomenale. Cementa le crepe Gigi Buffon: «È un periodo di grande difficoltà, ma siamo tutti sulla stessa barca e serve compattezza. Quando le cose vanno così è normale che l'allenatore sia indicato come il maggiore responsabile, ma lui è esperto e navigato, e non si farà condizionare da critiche e voci». Lo faranno vittorie e sconfitte.
(LaStampa.it - NEROZZI - D'ORSI - 6/10/2008 6:49)

La Juventus ha 4 punti in meno rispetto allo anno scorso

BATTUTI IN CASA DAL PALERMO

Juventus, questa è crisi

Squadra senza identità e Giovinco fallisce l'esame. Del Piero critico: «Una chiamata di colpa per tutti»

TORINO. Diventa difficile spiegare la crisi della Juve quando ancora non abbiamo capito, ai primi di ottobre, cosa è la Juve, che faccia ha. Ogni volta che si schiera in campo è come aprire la scatola di cioccolatini di Forrest Gump: non sai quello che ti capita. Ieri ne abbiamo conosciuto una nuova versione e confessiamo che, prima di vederla, non ci dispiaceva: ricordando la formula sventata di martedì in Champions, che pareva un dispetto di Ranieri a chi (come noi) lo accusa di costruire squadre troppo muscolari, la scelta di tre mediani a centrocampo per supportare Giovinco e le due punte appariva, se non altro, sensata.

Ci lasciava perplessi soltanto una considerazione: Giovinco è un fenomeno così straordinario che bisogna trasformare una squadra per trovargli posto? I fatti, purtroppo per la Juve, hanno confermato le perplessità. Il ragazzo ha piedi buoni e calcio pulito, chiunque tifa per uno così, ma il tifo acceca e una bella fetta della juventinità ci sembra cieca nel non vedere i limiti di un genietto tale che Cagni faticava a utilizzarlo con continuità nell'Empoli. Quando non si ha un fisico adeguato al calcio di alto livello bisogna possedere altre virtù. Maradona, un torello, aveva una classe inarrivabile. Messi manda in crisi le difese con la velocità, il dribbling secco, l'iniziativa. In Giovinco non abbiamo ancora visto niente di tutto questo, può darsi che l'acquisisca ma per ora cedere alle pressioni della piazza per utilizzarlo a ogni costo è prematuro. Ranieri ha ceduto e in tanti lo hanno tradito. Del Piero (escluso dalla Nazionale), a fine partita ha detto che la sosta è benedetta perché servirà a meditare. «Ranieri? Non è solo colpa sua, siamo tutti coinvolti.

È una chiamata collettiva, dobbiamo dare di più». Detto da lui è l'ammissione che la Juve è caduta in un buco nero da cui nessuno capisce come uscirne, nè i dirigenti, nè il tecnico, nè i giocatori che dopo un buon avvio stanno dando il peggio, e con l'impressione di una frattura tra l'allenatore e il gruppo storico che non l'ha mai apprezzato molto. Inoltre se l'idea di Ranieri e della società era di costruire una squadra dal centrocampo poco creativo ma solido si guardi l'esibizione di Poulsen e di Sissoko, finché non l'hanno sbattuto fuori.

Il paragone con la Juve del Trap che vinse gli scudetti del '77 e '78 è una bestemmia. Là c'erano Tardelli e Benetti, qui due comprimari, pagati però come i grandi. Il momento è delicato. Non c'è una voragine tra la Juve e le prime, l'Inter è solo a più 4, però vedendo l'esibizione di Genova, poi quella di Minsk e infine la sconfitta per 2-1 con il Palermo il passo è da gamberi, non da lepre.

Brutta Juve, che ha tirato in porta soltanto con la punizione di Del Piero, trovando il gol al 39'. Giovinco doveva ispirare, invece si infognava in una mattonella di campo dove il vecchio Liverani, che gioca da fermo ma con sapienza, gli toglieva spazio e idee: la Formica Atomica avrebbe dovuto cercare zone più libere e non lo faceva, così il gioco lo costruiva nel migliore dei casi Marchisio, il più bravo a centrocampo (a proposito, non ricordiamo una Juve con titolari in campionato 3 prodotti del vivaio). Il Palermo aveva struttura. Trovava il gol al 24' su punizione e dormita collettiva della difesa, che permetteva a Cavani il primo tiro e a Miccoli, beccatissimo dalla curva juventina, di ribattere in rete la respinta corta di Buffon. Il piccoletto usciva poco dopo per infortunio. Niente di straordinario, ma il Palermo si muoveva da squadra mentre la Juve produceva confusione. Amauri, in ombra, ha il solo merito di essersi procurato la punizione con cui Del Piero centrava il pareggio, con Amelia sorpreso (Lippi si auguri che Buffon ritrovi la salute).

Non ci soffermiamo sugli episodi, pochi. L'espulsione di Sissoko, che ha scambiato il calcio con l'autoscontro, lasciava i bianconeri più nudi già al 41', Ranieri tuttavia non si spaventava e non toglieva una punta. Provava a vincere e bisogna riconosceglierlo. Il nuovo fenomeno Ballardini invece non scatenava il Palermo che giocava come in inferiorità numerica: i siciliani non insistevano, si accontentavano, ma erano in attesa dell'occasione per lanciare un uomo davanti a Buffon. Cavani era fermato due volte in fuorigioco, il giovane georgiano Mchedlidze invece sfruttava l'imbeccata di Simplicio. Alla ripresa, contro Napoli e Real, sapremo se la meditazione juventina ha prodotto effetti. O se la crisi travolgerà qualcuno.
(LaStampa.it - MARCO ANSALDO - 6/10/2008 6:44)

Friday, October 03, 2008

Novità su Calciopoli

Imputati Moggi e Pairetto
Sì al processo che durerà anni


Ci siamo, venerdì 3 ottobre si terrà a Napoli l'udienza preliminare definitiva: il gup, Eduardo De Gregorio, deciderà se mandare a processo ventotto persone per Calciopoli. E' molto probabile che quasi tutte, se non tutte, le richieste di rinvio a giudizio formulate dai pm Narducci e Beatrice vengano accolte. La prima udienza, quindi, dovrebbe tenersi verso gennaio 2009.

Sarà un processo lunghissimo, forse non a rischio prescrizione: ma è chiaro che gli imputati illustri, da Moggi a Giraudo, da Pairetto a De Santis, chiederanno perizie sulle intercettazioni e testimonianze (notai, giornalisti, gente del mondo del calcio e non solo). E' tutto un mondo che va al banco degli imputati.

Potrebbero esserci sorprese, anche clamorose. La verità su Calciopoli sinora è venuta fuori, almeno in (piccola) parte, solo in ambito sportivo. Ma i processi penali sono più lunghi, più articolati, più complessi. E lì c'è contradditorio, mentre la giustizia sportiva è-per sua natura-più sbrigativa. Il 23 ottobre invece ci sarà già la sentenza per chi ha chiesto il rito abbreviato: Lanese, Cassarà, Baglioni, Messina, Rocchi, Dondarini, Griselli, Foschetti, Gabriele. Anche l'ex ad della Juve, Antonio Giraudo, voleva abbreviare i tempi, per sbarazzarsi dell'accusa infamante di associazione a delinquere. Mentre Moggi ha scelto di essere processato, e ha molte cose da dire. Cose che sinora non ha mai detto.
(Repubblica.it - 30 settembre 2008)

Verso Juve - Palermo

02/10/2008 15.06

Zampa boccia Giovinco: "Nessun rimpianto per non averlo preso, è ancora fragilino...".

Juventus-Palermo in programma domenica prossima è anche il confronto tra due fantasisti tascabili come Sebastian Giovinco e Fabrizio Miccoli. Il "Romario del Salento" è stato protagonista di uno straordinario avvio di stagione ed in Sicilia hanno già dimenticato il mancato arrivo della Formica Atomica nell'ambito della trattativa Amauri.

"Nessun rammarico per non averlo preso - dice sicuro Maurizio Zamparini - so­no felicissimo della squadra che ho. Giovinco è un ottimo giocatore, in Champions ha fatto due assist ma lo ve­do ancora fragile in mezzo al campo. E quando ha fatto il secondo Ranieri lo stava­ sostituendo...".

Il presidente rosanero si dedica poi al tema allenatori, con battute per i suoi ex ed una dichiarazione d'intenti per il tecnico attuale del Palermo: "Guidolin al Parma? Sono conten­to per lui e per le casse della mia società. Colantuono l'ho visto lunedì, stiamo valutando la rescissio­ne perchè lui vuole andare all'estero, io gli ho assicurato che non lo richia­merò mai... Il rinnovo di Ballardini? Ci siamo già dati la mano per l'anno prossimo, lui dice che basta quello, ma io, conoscen­do gli appetiti degli altri club, voglio mettere giù qualcosa di scritto. Con Ballardini mi auguro di aprire un ciclo".

Thursday, October 02, 2008

Io non dimentico, Dr. De Paola

Carissimi amici,
stamane ho letto su Tuttosport un articolo, a firma del direttore Dott. De Paola, in merito alla vicenda riguardante il giornalista di Tuttosport e l’allenatore dell’INTER BRAND S.r.l.
Il pregiatissimo Dott. De Paola, nel suddetto articolo, prende le difese del giornalista accusando l’allenatore di aver infranto una regola elementare: "La buona educazione".
Non è affatto consentito, secondo De Paola, insultare un individuo dandogli del "frustrato" perché ciò lede la dignità umana .
Ma vi è di più: De Paola rivendica il sacrosanto diritto dei giornalisti alla "critica" nei confronti degli operatori del mondo del calcio.

Un alieno, un extraterrestre, o semplicemente uno straniero, che negli ultimi due anni e mezzo non abbia mai messo piede in Italia, non potrebbe che approvare l’accorata difesa di De Paola.
Il sottoscritto, al contrario, purtroppo, in questi due anni e mezzo ha vissuto in Italia ed ha avuto la SFORTUNA di leggere molti articoli ed editoriali dei colleghi del signor De Paola e, pertanto, non approva nulla di quanto scritto dallo stesso De Paola.
In due anni i giornalisti italiani, ed in particolare quelli del giornale rosa, hanno ABUSATO dei seguenti termini: "Mafia", "Cupola", "Cancro", "Truffatori", "Burattinai".
E si badi bene: i succitati termini non sono stati riferiti a soggetti condannati definitivamente dalla suprema Corte di Cassazione, ma nei confronti di cittadini italiani in attesa di una udienza preliminare senza, ancora, alcun rinvio a giudizio.

Quando il signor Massimo Moratti afferma che la vecchia dirigenza juventina era una banda di truffatori è rispettoso della legge e dei principi della "buona educazione"?
Quando il signor Candido Cannavò afferma, con assoluta certezza, che Luciano Moggi distribuiva schede telefoniche agli arbitri in modo "MAFIOSO" è rispettoso della Legge e dei principi della "buona educazione"?
Quando si pubblicano telefonate PRIVATISSIME senza alcun rilievo penale e disciplinare, e si rovinano le famiglie, si è rispettosi della Legge e della Morale?

Il dott. De Paola, inoltre, dovrebbe andare a rileggersi gli editoriali di un ex giornalista (ora in pensione) di TUTTOSPORT, tale signor Marco Bernardini e, dopo attenta lettura, probabilmente dovrebbe rivedere le sue opinioni sulla Morale ed il Diritto di Critica.

Il sottoscritto è tifoso Juventino, considerato "squadrista" dal signor Carlo Verdelli (direttore della Gazzetta ndr), e si augura che l’allenatore dell’INTER BRAND S.r.l fallisca miseramente la sua missione sportiva e non vinca nulla ma al tempo stesso, augura lunga vita allo stesso nel momento in cui mette in evidenza "l'ipocrisia moralista imperante" del giornalismo italiano.
E’ sempre preferibile, senza ombra di dubbio, un arrogante sincero e schietto, con un palmares di tutto rispetto, a gente come Zeman e Mancini, senza palmares e con amicizie discutibilissime, noti esclusivamente per essere soggetti stimati dalla stampa italiana per il loro MORALISMO.

Avv. Antonio Molentino

Da JU29RO.COM

Bate Borisov - Juventus 2 - 2 - IL PASSO DEL GAMBERO

Una figuraccia rimediata solo in parte da alcuni lampi di Giovinco, concretizzati da Iaquinta, è questa la fotografia della seconda gara di CL della Juventus.
Ed una conferma che gli antichi vizi e limiti manifestatisi la scorsa stagione, sono rimasti invariati: i bianconeri tendono a deconcentrarsi contro le cosiddette piccole, o ritenute tali, finisce con il regalare loro un tempo o comunque una rilevante parte della gara, salvo poi rincorrere affannosamente per raddrizzare il risultato.
Il Bate Borisov è una squadra poco più che mediocre, che però nei minuti iniziali della gara ha fatto decisamente un figurone, grazie alla presupponenza con cui la Juventus è scesa in campo; poi c’è stata la reazione più d’orgoglio che di gioco, è stato riagguantato il pareggio, si è provato a vincere, ma francamente non è quasi mai stata data l’impressione che si potesse conseguire l’intera posta.
Nulla comunque è compromesso, ma una vittoria avrebbe consentito di mettere una seria ipoteca per il passaggio del turno, vista la sconfitta interna dei russi dello Zenit.
Mentre adesso ci sarà da soffrire, e soprattutto rendersi conto che per superare il turno bisognerà lottare fino alla fine, senza distrazione alcuna.

Aspetti positivi.
L’unico che riesco a trovare è il risultato rimediato in modo rocambolesco.
Per il resto, a parte il solito orgoglio che la squadra mostra nei momenti difficili, credo sia una prestazione da dimenticare ed in fretta.

Aspetti negativi.
Ci risiamo: questa squadra si smarrisce sempre contro le cosiddette piccole, quasi ritenesse un fastidio doverle incontrare, e dunque se non si trova con l’acqua alla gola non riesce ad esprimere un calcio accettabile.
Ma non solo questo, la manovra è ormai prevedibile, e purtroppo i “senatori” sono in una fase di poca lucidità, per cui non risulta difficile per le avversarie neutralizzare le iniziative dei bianconeri, e non a caso, da ultimo, solo la presenza di Giovinco ha dato quel qualcosa in più al gioco bianconero.
Se poi anche la difesa, finora il reparto più affidabile, comincia ad andare in crisi, allora c’è davvero da temere anche per il prosieguo.
Infine, qualcuno sta tornando a recitare il ruolo di “the one man show”, dimenticandosi che il calcio è sport di squadra …

Sul podio

Iaquinta
La sua doppietta ci salva da una figuraccia epica, degna della “migliore” Inter dei tempi di Lugano, Alaves ed Helsingborg. E conferma che, in un momento come questo, la sua presenza in attacco è fondamentale, con lui in campo o si va in rete o comunque finalizza lui. Come dire, in questo periodo della stagione dovrebbe essere utilizzato di più.

Giovinco
Uno dei pochi ad essere emerso in un mare di mediocrità. Le cose migliori sono partite da lui, al punto che nella ripresa gli avversari spesso triplicavano la marcatura su di lui.

Marchisio
Con il suo ingresso il centrocampo bianconero si è riequilibrato, ha corso e lottato su ogni pallone, ed ha dato un minimo di geometrie alla manovra.

Knezevic
L’unico che si è salvato tra i nostri difensori, e la sua prestazione è confortante per il prosieguo.

Dietro la lavagna

Ranieri
Da un eccesso, all’eccesso opposto, ossia sperimentare fin troppo in quella che doveva essere gestita come gara normale in cui badare soprattutto al risultato e dunque puntare su schemi collaudati, dato che gli esperimenti vanno fatti in altri momenti, o quando i punti non sono proprio necessari, o quando la squadra “base” non riesce a decollare nel gioco in certe gare, come sabato scorso a Marassi. Quando si schierano contemporaneamente Giovinco, Camoranesi, Nedved, Del Piero e Iaquinta, è ovvio che gli avversari prendono agevolmente il controllo del centrocampo, e lo prendono per vie centrali, avendo di fronte un solo vero intenditore. Mentre, quando si gioca con il tridente o con il trequartista, di norma (Lippi e lo stesso Ancelotti insegnano) occorrono due interditori a centrocampo che recuperino palla e la portino al regista o alle punte. Come dire, la squadra che doveva scendere in campo, al limite, doveva essere quella della ripresa, con il duo Marchisio – Sissoko, che avrebbe dato maggiore copertura alla difesa, e garantito costanti rifornimenti agli avanti. Giovinco in questo momento è essenziale per la squadra, lo ripeto, ma chi deve fargli posto deve essere uno tra Camoranesi e Nedved, o al limite, giocarsi con una sola punta fissa e tre centrocampisti avanzati (4 – 2 – 3 – 1), anche perché, se lo si costringe sulla difensiva, alla lunga ne paga le conseguenze, e non a caso nel finale è un po’ sparito dal gioco.

Chiellini
Evidentemente non è in un periodo favorevole di forma, spesso in ritardo nelle chiusure, si salva con il mestiere, ma una cosa è certa, gli avversari hanno bucato sempre per vie centrali, proprio dove competeva a lui chiudere.

Camoranesi
Va bene schierarlo da regista, ma ci deve essere anche chi lo imbecchi a dovere, cosa che non c’è stata. Se poi si aggiunge il suo momento di apatia, si capisce come mai da lui non è nata alcuna invenzione.


Sissoko
Ancora una volta un primo tempo orrendo, ed una ripresa in crescendo. Ma siamo lontani dal giocatore visto lo scorso anno.

Del Piero
Anche per lui vale il discorso fatto per altri, primo tempo da dimenticare, ripresa in crescendo. Ma sta anche tornando all’antico vizio, quasi mai passare palla di prima, ed eccesso di egoismo in occasioni nelle quali la cosa migliore sarebbe stata servire i compagni smarcatissimi.

Il fatto

L’avere messo dietro la lavagna la “spina dorsale” del gioco bianconero (Chiellini, Camoranesi, Sissoko, Del Piero), mi pare renda chiaro il quadro della prestazione di ieri sera: E’ LETTERALMENTE MANCATA LA SQUADRA, non qualche suo elemento
Anche stavolta Ranieri ci ha messo del suo, con una formazione iniziale alquanto discutibile, corretta parzialmente in corso, ed anche stavolta le correzioni sono state solo in parte efficaci.
Rimane il rammarico che con una vittoria già la qualificazione sarebbe stata altamente probabile, mentre adesso dovremo lottare fino alla fine.
Salvo imprevisti, il rischio che si temeva ad inizio del girone, adesso aumenta, ossia che la gara decisiva dovrà giocarsi da parte dei bianconeri, fuori casa, a San Pietroburgo, dato che lo Zenit, con l’acqua alla gola, farà di tutto per vincere entrambe le gare contro i bielorussi del Bate Borisov, tentare poi di batterci in casa e quindi provare a prendere almeno un punto a Madrid, per arrivare a quota dieci, quota che la Juventus può raggiungere comodamente, ma a patto che batta almeno il Real Madrid in casa, e il Bate Borisov al ritorno, ed a quel punto occorrebbe affidarsi alla differenza reti.
Se la cosa può confortare, questa squadra, spesso molliccia ed incerta contro le piccole, si trasforma contro le grandi, e dunque è possibile che nel doppio big match contro il Real Madrid, la Juventus si trasformi e magari consegua il risultato pieno.
Il problema però rimane sempre lo stesso, questa squadra sembra non all’altezza della situazione, si mostra spesso insicura, e cosa che non si era finora vista, comincia a perdere colpi anche in difesa.
Ad ogni modo, come detto nulla è compromesso, ma alla prossima occorrerà una Juve ben diversa, contro i madrileni non potremo sbagliare almeno la gara di andata, mentre vincendo in Bielorussia si poteva anche puntare al doppio risultato (vittoria – pareggio) sia all’andata che al ritorno.
E speriamo che non si interrompa quella tradizione favorevole in casa contro i madrileni che, voglio ricordarlo, con i bianconeri sono sempre usciti sconfitti da Torino, anche quando in panchina c’era Rino Marchesi.
(JUWORLD.NET - Antonio La Rosa - 01.10.2008)

Sebastian che meraviglia, 164 cm di talento: "Ora rinnovo"


Grande esordio in Champions League per Giovinco


MINSK. L’attacco atomico, in preoccupante fase di spegnimento, l’accende una formichina di 1 metro e 64 centimetri, atomica ovviamente, Sebastian Giovinco. Alla fine, stremato e felice: «Giocare titolare in Champions con la maglia della Juve, dove sono cresciuto, è sempre stato il mio sogno. Anche se all’inizio è stato un incubo».

Claudio Ranieri decide di ricorrere al combustibile rigorosamente made in Juve nella freddina Minsk, dopo che gliel’hanno invocato le folle bianconere, allo stadio e sui blog, o suggerito qualche critica. Per Seba è il primo passo dentro la Champions, dopo averne già assaggiato un pezzetto nei preliminari, a Bratislava, e l’esordio dal 1’ in campionato con il Catania, notturna pure lì. In tutto 104’, anche masticati benino, fabbricando gioco, quel che gli chiedono. Solo che qui in Bielorussia, all’inizio, gli tocca una notte da lupi, magari pure un po’ per l’assetto che il tecnico gli costruisce attorno: Seba parte sulla destra, di solito residenza di Camoranesi, completando un centrocampo inedito con l’italoargentino in versione mediano, Sissoko e Nedved.

In vetrina i piedi migliori, insomma, ma è una faticaccia. «Era la seconda volta che giocavo a destra - racconta - l’altra ci avevo giocato a Empoli. Meglio a sinistra». Soprattutto, ci vorrebbe la palla: capita invece che ce l’abbiano spesso gli altri. Perché il Bate Borisov, in pieno campionato, viaggia il doppio e al piccolo Giovinco tocca rincorrere un po’ tutti. Ed è una sofferenza. Siamo onesti: per 10’ buoni, l’avvista di passaggio. Mica solo lui, perché sotto la grandinata c’è tutta la Juve, impiombata 2-0 dopo appena 23’. Non è proprio l’esordio in Europa che ti sogni. Lo fa diventare, con il talento. Piano piano i bianconeri si rialzano e Sebastian con loro. Quando gli arriva palla, se l’incolla al piede e dribbla, a testa alta, come fa da una vita, dai pulcini alla Primavera, infischiandosene se ogni anno gli dicevano che era troppo piccino per starsene con i grandi.

Sempre più spesso lascia il parcheggio sulla destra e s’infila nei vicoli centrali, «quello che so fare meglio». All’occorrenza, usa alla grande la zampa telecomandata che si ritrova, come quando aiuta a incartare il 1º gol. Cross alla Beckham dalla destra sul testone di Iaquinta, in mezzo all’area, e centro. Servizio in buona libertà, ma c’è pure (in squadra) chi quei passaggi li spara lontani metri. Mette il suo timbro anche sul 2-2, con un’azione da numero 10: s’invola centrale e, in mezzo al traffico bielorusso, illumina il sentiero per Iaquinta con un lancio rasoterra. Controllo e tiro vincente della punta fanno il resto. Due assist all’incasso: la materia prima che, fin qui, era mancata per far funzionare quelli davanti. Non sono 3 solo perché pochi minuti prima Nedved, armato da un’apertura del genietto, aveva calciato sul portiere.

Dà spettacolo, insomma, e mica per pochi intimi, perché quando si attacca il Dinamo stadium è stipato, nonostante non sia casa del Bate, e lì dentro Giovinco si mette alla pari di tutti: «Così mi sono sempre sentito. E adesso rinnovo il contratto con la Juve, credo non ci siano problemi». Così si riaccende l’attacco atomico: chissà che per funzionare non abbia bisogno di una formica.
(LaStampa.it - MASSIMILIANO NEROZZI - 1/10/2008 7:2)

A Minsk, un pareggio e qualche rimpianto

Dallo stadio Dinamo di Minsk, la Juventus esce con il classico risultato dai due volti. Come leggere il 2-2 con il Bate Borisov? Male i primi 22 minuti con i bielorussi capaci di portarsi in doppio vantaggio grazie Kryvets e Stasevich. Molto bene nel resto del tempo con Iaquinta e Giovinco protagonisti del pareggio già a fine primo tempo. Nella ripresa, vani i vari tentativi di portare a casa una vittoria che avrebbe avuto valore doppio, dopo il ko dello Zenit con un Real Madrid già in fuga.

Per la prima gara in trasferta in Champions, Ranieri deve rinunciare all'influenzato Amauri. Prova la carta Camoranesi in mezzo al campo e punta tutto su Giovinco, schierato nella posizione di esterno destro.

L'avvio di gara è choc. Il Bate Borisov fa capire a tutti che non ci sono gare facili in Europa e parte a mille. Dopo un paio di tentativi senza esiti, i bielorussi passano. Al 17' Kryvets si invola, rincorso vanamente da un Legrottaglie già acciaccato, supera Manninger e insacca. Il difensore chiede il cambio ed entra Knezevic in una Juve costretta a rimontare.

E al 23' i gol da rimontare diventano due. Stasevich salta pi ù in alto di Nedved e insacca di testa sul palo lontano. Proprio il ceco e Del Piero suonano la carica e parte il riscatto. I giocatori del Bate iniziano a mollare i ritmi e i bianconeri entrano in partita. Al 28' arriva prontamente il gol che riapre i giochi con la pennellata di Giovinco e l'inzuccata vincente di Iaquinta.

Da qui inizia un'altra partita con la Juve padrona del campo e i bielorussi chiusi nella speranza di ripartire. Prima del finale sono ancora Nedved e Del Piero a sfiorare il pari. Pari che arriva alla fine del terzo minuto di recupero ancora sull'asse Giovinco-Iaquinta. Sgroppata del fantasista che pesca il corridoio giusto per l'attaccante che si presenta solo davanti a Verenko e lo batte ancora: 2-2 e tutti al riposo.

Nella ripresa rientra una Juve diversa. Senza Camoranesi e con Marchisio al centro del campo. Il Bate ha nuovamente un buon inizio con Volodko due volte alla conclusione senza trovare la porta. I bianconeri rispondono con un destro da lontano di Nedved, parato. E poi da Del Piero che anticipa Verenko con la punta ma non trova la porta.

La ripresa va via così. Con capovolgimenti di gioco ma senza i gol che avevano caratterizzato il primo tempo. Ranieri getta nella mischia anche Amauri al posto dell'eroe di serata Iaquinta, ma il risultato non cambia. Il 2-2 finale non è male se si pensa ai primi 22 minuti. Un po' meno prendendo in esame il resto della gara e anche il risultato di San Pietroburgo. Vincere a Minsk e staccare di sei punti lo Zenit sarebbe stata una piccola ipoteca sul passaggio del turno. Ora sotto con la doppia sfida con il Real capolista del girone.

Champions League 2008/09 - Fase a Gironi Girone H – 2ª giornata Minsk, Stadio Dinamo Minsk Martedì 30 settembre

BATE BORISOV-JUVENTUS 2-2 (2-2)

RETI: 17' pt Kryvets, 23' st Stasevich, 29' pt e 48' st Iaquinta.

BATE BORISOV: Varemko; Kazantsev, Rzhevski, Sosnovski, Yurevich; Vodolkp, Likhatorovich (25' st Sirakov); Nekhaychin (38' st Mirchev), Kyvets, Stasevich; Rodionov (22' st Pecha). A disposizione: Gutor, Sakahrov, Skavysh, Bliznyuk. All. Goncharenko.

JUVENTUS: Manninger; Grygera, Legrottaglie (18' pt Knezevic), Chiellini, De Ceglie; Giovinco, Camoranesi (1' st Marchisio), Sissoko, Nedved; Del Piero, Iaquinta. A disposizione: Chimenti, Molinaro, Salihamidzic, Marchionni, Amauri. All. Ranieri.

ARBITRO: Atkinson (Inghilterra).
AMMONIZIONI: 8' pt Nekhaychin, 26' pt Grygera, 34' st Kazantsev, 35' st Sissoko, 37' st Marchisio.

Tuesday, September 30, 2008

Panchina, un avviso per Amauri

A Minsk Ranieri raffredda il bomber: vuole di più. Il confronto dopo la Samp: «Mi spiace, ho giocato male»


MINSK. Avendo finora ballato sul samba di Amauri (in campionato, 3 gol su 4), la Juve vorrebbe evitare s’inceppasse il disco o restasse l’unica colonna sonora della stagione: silente il brasiliano, contro la Samp è finita in una noia mortale. Se n’è accorto pure lui, che dopo la partita di Marassi era piuttosto abbacchiato, con compagni e tecnico: «Mi spiace, ho giocato male». Mica un guaio da poco, visto che l’altro interprete principale in quel ruolo, David Trezeguet, non toccherà pallone per almeno cinque mesi. Bene che non stecchi, allora, mister 22,8 milioni di euro.

L’anemia dell’attacco juventino è arrivata anche qui a Minsk, se pure i cronisti locali interrogano Ranieri e Del Piero sullo spartito, nella conferenza allo stadio della Dinamo, per una notte casa del Bate Borisov: «Vedrete - dice il tecnico bianconero - che presto questo pseudo problema del gol non ci sarà più». Anche se per le cifre, esiste davvero: «I numeri dicono questo - continua - e di solito i numeri hanno ragione, ma bisogna poi vedere quante occasioni produci. Certo, non è un periodo florido, ma penso sia pure importante non subirne, di gol. E poi mai mi sono preoccupato di non segnare abbastanza, soprattutto da quando sono alla Juve». Che l’anno passato chiuse con il miglior attacco. Non sta però filando adesso, e allora nel dibattito finisce pure l’unico che ha sparato dritto, Amauri. Perché quando Ranieri, dopo Genova, ha analizzato la partita con i giocatori, ha bacchettato anche il brasiliano: il tecnico ha rimproverato alle punte di non aver fatto abbastanza movimento contro la difesa a tre della Samp, di non aver creato spazi e, quindi, tracce per i rifornimenti. Detto ciò, resta cementata la fiducia di Ranieri in Amauri, anche perché è stato il tecnico a voler prendere l’ex punta del Palermo: uno dei pochi, a certi livelli, a poter giocare con tutti gli attaccanti della Juve. Oltre che piedi e talento, il brasiliano dovrà continuare a farsi guidare dalla testa e dalla volontà che l’hanno portato fin qui: non pensare, allora, di avere il posto blindato per il solo infortunio di Re David.

Nel dubbio, ha detto la sua anche Maurizio Zamparini, di solito specialista nel tiro all’allenatore, schietto come sua abitudine: «Nelle prime partite ho visto un po’ di egoismo. Non danno mai la palla ad Amauri, e non so il perché. Lui scatta in profondità, ma non gliela restituiscono». Un problema strutturale per il presidente del Palermo, prossimo nemico, domenica: «La Juve ha un centrocampo molto forte - continua - ma forse non hanno più i giocatori di fascia di un tempo». Sarà per le belle parole che Amauri, proprio ieri, ha fatto una promessa: «Se segno non esulto». Sai che consolazione.

D’attacco parlano anche i difensori, come Nicola Legrottaglie: «Non prendere gol è importante, ma pure farli: allora se giocassimo in maniera diversa, magari ne subisci qualcuno in più, ma ne puoi fare anche qualcuno di più». Nessun allarme, invece, da chi in avanti lavora: «Non sono preoccupato più del necessario - spiega Alex Del Piero - perché la vera preoccupazione sarebbe se non avessimo costruito abbastanza: invece, tranne che contro la Samp, non è successo». Magari conterà anche l’affiatamento dell’orchestra, perché in fondo Amauri è un pezzo nuovo: «La grande differenza con Trezeguet - ammette il capitano - è che con David ci conoscevamo da anni. Ma Amauri è un grande giocatore e visto com’è andata bene all’inizio, vedo bene anche il proseguimento». Magari non stasera, visto che ieri il brasiliano non s’è allenato per colpa di un violento raffreddore: farlo uscire ai cinque gradi di Minsk non era saggio. Nel caso, toccherà a Vincenzo Iaquinta: trovare un’alternativa al samba farebbe felice tutta la banda.
(LaStampa.it - MASSIMILIANO NEROZZI - 30/9/2008 7:4)

Monday, September 29, 2008

28 scudetti?

Uefa, la Juve ha vinto 28 scudet