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Monday, May 06, 2013

Per i VENTINOVISTI

La cupola condizionava partite... che non sono mai state alterate. Condizionava campionati... che non sono mai stati alterati. Determinava la carriere degli arbitri... che infatti sono stati assolti. Non c’è movente, non ci sono taroccamenti, non c'è corruzione, non c'è passaggio di denaro. 

Per la Juve si inventa l’illecito strutturato (tre art.1 diventano un art.6), ci vengono tolti due scudetti (anche il 2005/06, mai stato neanche oggetto d'indagine, assegnato all’Inter da G.Rossi, ex esponente del suo CdA), c'è la retrocessione in serie B. 

Non c’è l’esclusività dei rapporti coi designatori: telefonano tutti, e le telefonate degli altri sono peggiori rispetto a quelle dei nostri. Molte squadre sono coinvolte, Inter e Milan con illeciti sportivi da art.6 (non la Juve), ma le indagini sono condotte in maniera monodirezionale, occultando le telefonate altrui. 
Le griglie richieste non si concretizzano, i sorteggi sono regolari. Gli altri parlano con gli arbitri, i nostri no. Non esistono ammonizioni preventive o espulsioni compiacenti, non ci sono arbitri addomesticati o chiusi in stanzini. Gli arbitri (quelli arrivati finora in appello) sono stati tutti assolti. Le sim svizzere sono regolarmente intercettate (lo dice Di Laroni al processo!) e non è reato possederle. 
Le condanne si fondano su valutazioni non oggettive, su illazioni, o sulla presunzione di comportamenti non verificati... o addirittura su circostanze oggettivamente non vere. Il ruolo di Giraudo, senza sim svizzera, nell’associazione per delinquere consiste nell’aver truccato una partita non truccata, con arbitro e assistenti assolti e sorteggio regolare, con una telefonata tra Moggi e Bergamo (che manco lo nominano), per una griglia che non si è realizzata. 
Moggi, promotore dell'associazione per delinquere, in 1° grado è condannato ipotizzando il reato di pericolo, e sulla base di "comportamenti al limite della sussistenza del reato di tentativo". 
Serve altro? O andate a rosicare altrove?
 
(Credits: blog.ju29ro.com)

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Tuesday, April 30, 2013

What’s Calciopoli?

Nella lunga intervista concessa al Financial Times Andrea Agnelli ha parlato a 360 gradi di Juventus e dei problemi del calcio italiano, come metafora di quelli dell’intero Paese: problemi che fanno da freno a mano alle ambizioni della società fuori dai confini italiani. Una Juventus tornata dominante in Italia che però sconta l’arretratezza sistemica del sistema calcio rispetto alle locomotive inglesi, tedesche e spagnole.

Agnelli, come sempre più spesso gli capita, ha parlato ad una importantissima testata internazionale, rivelando una volta di più un certo snobismo verso i media locali. I motivi di questa scelta sono diversi: Agnelli è un manager formatosi all’estero, ha una mentalità imprenditoriale di respiro internazionale, parla inglese quasi come l’italiano. Ovvio che uno così nel governo del calcio italiota stia all’opposizione mentre la facciano da padrone i Lotito, i Cellino, i Pulvirenti. Ma è soprattutto il modo in cui è stato tradotto il passaggio relativo a Calciopoli che spiega e giustifica meglio di qualsiasi altro ragionamento il motivo dell’affidarsi alla stampa estera. In queste ore se ne sta discutendo molto sul web: i contatti con i “referees’ bosses” (i capi degli arbitri) nel passaggio dal FT ai media italiani sono diventati semplicemente con i “referees”, gli arbitri tout court. Lost in translation? Malafede? Lo spazio per pensar male è ampio. Anzitutto è incredibile come sia bastato che uno (probabilmente un'agenzia di stampa) traducesse in quel modo perché tutti gli altri ripetessero l’errore senza porsi alcun dubbio e magari risolverlo, da giornalisti, controllando la fonte originaria dell’intervista. In fondo era un po’ strano che Agnelli accreditasse contatti con gli arbitri, no? Strano sì, ma aderente al modo in cui Calciopoli è stata raccontata in Italia, a come la coscienza collettiva e il sentimento popolare abbiano guidato la trama dello scandalo molto più dei fatti. Anzi, a prescindere dai fatti.

Le poche righe in cui si parla di Calciopoli sono chiarissime:

Italian justice rarely offers closure, and still nobody quite agrees who did what in Calciopoli. Agnelli says of Juventus’s role: “It was not match­fixing.” He notes that the club was only ever found guilty of “unsporting behaviour”, not “sporting fraud”. I retort, “But Moggi was phoning referees’ bosses!” Agnelli replies: “Moggi, and a lot of other people, as later came out.”
He sticks to the Juventus line: the club was made the scapegoat for a systemic disorder in Italian football.
A distanza di sette anni, alla domanda “What’s Calciopoli?” si può rispondere col linguaggio asciutto di Agnelli, ricordando pochi concetti fondamentali: 1) nessun “matchfixing”, nessuna partita combinata;
2) nessun illecito, solo comportamenti antisportivi che esclusivamente in virtù di una estemporanea invenzione giuridica sono stati tramutati in illecito;
3) Moggi e tanta altra gente parlavano con i capi degli arbitri;
4) la Juventus è stata il capro espiatorio di un disordine sistemico del calcio italiano. Mancherebbero ancora due cose: il cortocircuito tra magistratura e media, fondamentale nell’incanalare il racconto nella direzione auspicata e per l’occultamento della verità di sistema, e l’atteggiamento inerme della società, sul quale ovviamente Agnelli non può soffermarsi.

Alla fine il gioco è valso la candela? Killerare la locomotiva del calcio italiano per regalare cinque anni di felicità cartonata a chi aveva sperperato i suoi soldi a cosa è servito? La Juve è ritornata leader, l’Inter è ritornata l’Inter, il sistema calcio si è arenato. Per preservare gli effetti di un golpe sgangherato abbiamo avuto istituzioni ingessate, posizioni su posizioni perse nel ranking internazionale, riforme indispensabili sempre rimandate, mediocrità tecnica dilagante. Per l’effimero capriccio di pochi il calcio italiano è rapidamente diventato periferia d’Europa e l’unica eccellenza rimasta (la solita Juve, risorta dalle sue ceneri) non può trascinare l’intero sistema (anzi, è stata posta ai margini in Lega e Federcalcio) ma al massimo puntare a essere “a pocket of excellence in a decaying country”, una sacca di eccellenza in un Paese decadente. Mission accomplished.


Twitte: @EpyAle

(Credits: ju29ro.com, Alessio Epifani)

Monday, April 08, 2013

Calcio. Distogliere lo sguardo dai reali problemi

Nello sport non è ammesso esultare. Ebbene si, negli ultimi giorni abbiamo scoperto che un allenatore vincente non può esultare con il suo pubblico per una meritata vittoria. Ha scatenato così tante polemiche che a due settimane di distanza dall’episodio, ancora si può sentire l’eco delle chiacchiere dei commentatori televisivi. Ma se tanto parlare fosse indirizzato a far crescere il calcio anziché a demonizzare un gesto spontaneo?

Di cose antisportive da contestare, quelle che inducono alla non regolarità del campionato, ce ne sono talmente tante da avere quasi l’imbarazzo della scelta.
Mi chiederei, ad esempio, come mai Galliani, da vicepresidente di Lega, scelga proprio il finale di campionato per dare attenzione alla situazione della IS Arenas prendendola come scusa per recriminare chissà cosa. Se noi poveri mortali, sono mesi che ci chiediamo come mai la Lega ha permesso questa gestione a singhiozzo dello stadio del Cagliari, come mai nessuno di influente ha pensato di intervenire prima?
Non è poi così difficile ricostruire il perché il Milan ha giocato nello stadio sardo e con pubblico presente. Visto che nessuno tenta nemmeno di coprire le apparenze, non lo facciamo nemmeno noi: il presidente del Milan, in piena campagna elettorale ed in cerca di voti, chiede a gran voce di disputare la gara a porte aperte. Accontentato. Ora Galliani si lamenta per la disparità di trattamento tanto da ipotizzare l’irregolarità del campionato. Ridicolo! E’ l’ennesima situazione che ridimensiona tutto il movimento calcistico italiano perché ogni volta, azichè fare un passo avanti, ne facciamo due indietro mostrando sempre più la faccia di quella medaglia che si chiama opportunismo.

Possiamo anche parlare dell’incapacità di perdere senza fare polemica, oppure di quella prevenzione spocchiosa di chi, ancor prima di giocare partite decisive, avverte, mettendo pressioni sui direttori di gara, che se non si cercherà di agevolare in qualche modo la squadra, le lamentela avranno eco per giorni. Badate bene: chi urla a gran voce è chi gestisce interi appari mediatici, gli stessi usati per reggere calciopoli. Un sorta di provincialismo che non permette al movimento calcististico italiano di crescere culturalmente e sportivamente.

Poi c’è la solita routine di contorno. Recidiva per cori razzisti all’Inter, punita con una multa da € 20.000, 00 "per avere suoi sostenitori, al 45° del primo tempo, indirizzato ad un calciatore della squadra avversaria un coro costituente espressione di discriminazione razziale; recidiva; entità della sanzione attenuata ex art. 13 comma 1 lettere a) e b) e comma 2 CGS, per avere la Società concretamente operato con le forze dell'ordine a fini preventivi e di vigilanza", in occasione del derby d’Italia con la Juventus.

Passando alla giustizia sportiva, le cose non vanno certamente meglio. In attesa dei deferimenti sul filone Bari-bis, previsti entro aprile con probabile processo a metà maggio, va in onda l’ennesima sconfessione del lavoro di Palazzi. Il 27 marzo, il TNAS ha accolto l’istanza arbitrale proposta da Job Iyock Thomas Hervé e per l’effetto ha annullato la decisione della Corte di Giustizia Federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio del 6 luglio 2012. Resa nulla la pena richiesta dalla Commissione di Appello Federale di 3 anni e 6 mesi inflitta a Job Iyock Thomas Hervé. Anche l’ex Novara Davide Drascek, che aveva presentato istanza contro la squalifica a tre anni e sei mesi inflitta per la presunta combine in Novara Siena del 1˚ maggio 2011, ha visto, «in parziale riforma del provvedimento impugnato», derubricata l’accusa da illecito sportivo a slealtà e dal 1 novembre potrà tornare in campo.

C’è poco da aggiungere ma molto su cui riflettere; sarà per questo che tutti preferiscono enfatizzare un festeggiamento di fine partita?
(Credits: giulemanidallajuve.com, P.CICCONOFRI)

Fabio Ghioni: i paradisi fiscali del Tiger Team?

Tratto da un’intervista a Il Giornale di lunedì 29 novembre 2010: “Fabio Ghioni, 46 anni, è l’hacker più famoso d’Italia. Ex mente informatica del Tiger team, che proteggeva la rete della Telecom, poi scivolato in grane giudiziarie. Di pirateria e giochi sporchi dietro le quinte se ne intende…”.
“Assange e Wikileaks fanno tutti da soli o c’è qualcuno dietro?
«Non scherziamo. È impossibile che facciano tutto da soli, come paladini della trasparenza. Basta dare un’occhiata alla mole di documenti raccolti e resi pubblici. Stiamo parlando di intere banche dati. Dietro a tutto c’è qualcuno interessato a fare uscire queste informazioni in maniera chirurgica e a senso unico»”.
Link

Secondo Repubblica è scoppiato un nuovo caso: il wikileaks dei grandi evasori, ovvero l’occhio dei media puntato sui paradisi fiscali. Link
“Due milioni e mezzo di file, relativi a 130mila titolari di conti correnti e investimenti tramite 12mila società offshore lungo un arco temporale di 30 anni, analizzati da 86 giornalisti per il «colpo più duro mai sferrato all'enorme buco nero dell'economia mondiale»”. Un’indagine condotta da 38 testate di tutto il mondo, coordinate dal Consorzio internazionale dei giornalisti d'inchiesta (Icij) con sede a Washington. “Tutto è cominciato un anno fa, quando un ‘pacchetto’ fu recapitato anonimamente tramite posta a un indirizzo australiano. Al suo interno un disco rigido della portata di 260 gigabyte. Il materiale fu poi trasmesso all'Icji” . Una storia che ricorda quella che ha riguardato lo scandalo Telecom, allorché il pomo della discordia fu un cd recapitato al maggiore gestore telefonico italiano nel terreno di caccia dell’acquisizione di Brasil Telecom. Un affaire che vide coinvolto il Tiger Team di Ghioni, che si scontrò con la gestione tradizionale della sicurezza di Telecom, capitanata da Tavaroli e coadiuvata da Cipriani, nel gioco delle attribuzioni delle responsabilità delle migliaia di operazioni di spionaggio condotte illegalmente, tra le quali anche quelle ai danni di Moggi, Vieri, De Santis e molti altri esponenti del calcio italiano giocato e delle istituzioni.
Il referente italiano di questa inquietante ondata di news è l’Espresso, che ha pubblicato l’elenco di 200 italiani coinvolti, tra i quali “Gaetano Terrin, all'epoca commercialista dello studio Tremonti e "custode" di un trust delle Isole Cook; Fabio Ghioni, hacker dello scandalo Telecom, indicato come "beneficiario" da una società offshore nelle Isole Vergini; un complesso sistema finanziario legato a tre famiglie lombarde di imprenditori e gioiellieri; infine, un trust che riporta come direttori i commercialisti milanesi Oreste e Carlo Severgnini, che hanno incarichi professionali nei più importanti gruppi italiani”.

Trema anche il mondo del calcio, perché secondo il tg di SKY nelle mani dei commercialisti citati sarebbe stata anche la gestione dei conti di alcuni allenatori e calciatori di spicco del nostro campionato.
Tuttavia non sarebbe da sottovalutare nemmeno il coinvolgimento di Ghioni, poiché potrebbe essere interessante seguire il percorso compiuto dal denaro. Specialmente se guadagnato in modo da eludere la legge e infrangere il codice penale.
Si potrebbe capire se Ghioni, così come gli altri componenti il Tiger Team, che come ricorderete, secondo le deposizioni rese al processo Telecom di Milano da Caterina Plateo, segretaria di Adamo Bove, e dallo stesso Tavaroli, aveva il potere di intervenire sulle intercettazioni che hanno riguardato calciopoli, ma anche Cipriani in qualità di titolare dell’Agnezia Polis d’Istinto, agivano effettivamente nei propri interessi e venivano quindi pagati profumatamente dai committenti esterni alla Telecom o avevano accumulato ingenti guadagni direttamente da fonti interne ad essa.

Tronchetti Provera si è sempre dichiarato estraneo ai gravissimi fatti di spionaggio illegale avvenuti in seno all’azienda della quale era presidente. Ricostruendo brevemente le sue vicende giudiziarie scaturite dallo scandalo, ricordiamo che i gruppi Telecom e Pirelli risultarono indagati in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società e il 2/2/2010 presentarono un’istanza di patteggiamento per 7 milioni di euro. Nel giugno 2010 il giudice Mariolina Panasiti riconobbe che i dossieraggi erano stati prodotti nell'interesse dell'azienda, ma l’accusa fu ribaltata nel novembre 2012.
Dando seguito alla richiesta di azione di responsabilità verso Tronchetti Provera fatta lo scorso ottobre da Asati (Associazione Azionisti Telecom Italia), Bernabé e Telecom Italia hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo milanese a carico di Marco Tronchetti Provera, imputato per ricettazione in relazione alla vicenda del cd contenente una serie di dati captati illegalmente dall'agenzia di investigazione Kroll nel 2004, all’epoca dei fatti avvenuti in Brasile.
Tronchetti Provera ha dato a sua volta mandato ai suoi avvocati di portare avanti un’azione legale contro Telecom Italia, poiché il suo ruolo sarebbe stato ispirato alla tutela dell'azienda.

Nel luglio del 2011 il procuratore sportivo Palazzi ha riconosciuto la responsabilità dei dirigenti della società Internazionale quali mandanti dello spionaggio illegale operato da Telecom ai danni di esponenti del calcio, ma ha prescritto i reati, in modo che non sono stati perseguiti dalla giustizia sportiva e nemmeno lo scudetto detto di cartone sia stato rimosso dall’elenco dei trofei nerazzurri.
Nell’ambito delle indagini realtive al processo Telecom di Milano è stato scoperto presso un una filiale londinese della Polis d’Istinto un assegno della Pirelli, di cui Tronchetti Provera è presidente, già sponsor dell’Inter, che prova il pagamento dei dossieraggi alla Telecom.

Nonostante la spada di Damocle della prescrizione gravi sul nostro desiderio di fare giustizia dei fatti gravi di spionaggio industriale che sono all’origine di calciopoli, non possiamo fare a meno di assistere allo stillicidio di notizie che da ogni parte riconduce a quella genesi, della quale Massimo Moratti e molti altri dirigenti interisti sono stati responsabili.
Le tonnellate di sabbia che la FIGC con la complicità della stampa ha riversato su quelle verità non potranno mai cancellarle. Esse riaffiorano costantemente come quei reperti archeologici dei quali si racconta nelle produzioni cinematografiche di Indiana Jones: chincaglieria senza valore nel momento in cui viene prodotta, ma che riscoperta molti secoli dopo può fare luce su quanto accadde un tempo.
La ricomposizione del puzzle completo di calciopoli è vicina alla soluzione. Non rimane che avere il coraggio di guardarla.
(Credits: giulemanidallajuve.com, G.FIORITO)

Tuesday, April 02, 2013

Provare a fare fuori un bianconero costa poco!

Una scarpata sul ginocchio di Pirlo?
Solo un giallo!



Una gomitata ben assestata sulla tempia di Chiellini?
Solo un giallo!


Un'entrata assassina spaccagambe a fine partita su Giovinco?
Una sola giornata di squalifica.


Provare a fare fuori un bianconero costa poco!

(Credits: blog.ju29ro.com)

Wednesday, March 20, 2013

Carlo Sassi: Sul gol di Turone la Rai alterò la moviola

(Da "Libero” del 19 marzo 2013)

«Ma è una storia vecchia di trent’anni», protesta simpaticamente Carlo Sassi. Non sa, questo signorile giornalista tifoso della Cremonese, che ha il merito o la colpa (dipende dai punti di vista) di avere introdotto nel 1967 la moviola in Italia, che per centinaia di migliaia di tifosi, specialmente a Roma, il gol annullato dall’arbitro Bergamo al difensore giallorosso Maurizio Turone durante una sfida al vertice tra Juventus e Roma è storia ancora attualissima, come se fosse accaduta non trent’anni (trentadue, per la precisione, era il 10 maggio 1981) ma trenta giorni fa. Il gol di Turone appartiene alla mitologia del calcio italiano: è considerato una delle prime prove certe delle ruberie juventine, c’è chi gli ha dedicato un libro (“Er go’ de Turone” di Massimo Zampini, noto opinionista romano di provata fede bianconera) e a Roma molti bambini lo citano sapendo solo vagamente di cosa si tratti ma senza che gli passi per la testa discuterlo, trattandosi di un dogma tramandato dai padri. Invece, un po’ di giorni fa, proprio una voce autorevole come quella di Carlo Sassi è giunta a infrangere certezze che parevano di granito. Durante la puntata del 24 febbraio della trasmissione di Radio Due Rai “Circo Massimo”, Sassi, dinnanzi a un interdetto Massimo De Luca, ha affermato: «La moviola dimostrò che il gol era irregolare, che Turone era oltre Prandelli (all’epoca difensore della Juve, ndr), poi però a Roma con un marchingegno particolare dimostrarono che invece non era in fuorigioco, il che non era vero». Stranamente, quest’esplosiva dichiarazione era passata inosservata, ma ieri il sito Ju29ro l’ha rilanciata su Internet (la si può ascoltare su YouTube) e ora il caso è esploso.

Sassi, com’è avvenuta la manomissione?«Non si trattò di una manomissione ma di un’interpretazione tendenziosa».

Ovvero?«Noi che ci occupavamo della moviola, dato che solitamente all’epoca si disponeva di un’unica inquadratura (obliqua e dall’alto), sapevamo che quel particolare punto di vista (lo stesso da cui è stato immortalato il gol di Turone) falsava di parecchio - addirittura fino a due metri - la reale dinamica dell’azione. Se Lei fa un esperimento a casa sua con una telecamerina può verificare di persona che con la prospettiva funziona così. Era quindi pacifico che quella di Turone fosse una posizione di offside e il guardalinee della partita, giustamente, come tale la valutò, segnalandola a Bergamo che annullò la rete».

Nel 1981 quante erano le telecamere della Rai che riprendevano un incontro?«A seconda dei casi, si andava da una sola telecamera a un massimo di tre per le partite di cartello. Due erano collocate in basso, vicino alle porte, e una in alto, in corrispondenza del centrocampo. Oggi di telecamere ce n’è una ventina e tutto viene mostrato in tempo reale. La moviola post partita, in effetti, non serve più a nessuno se non a coloro che il match se lo sono visto allo stadio».

Come e da chi il gol di Turone venne spacciato per regolare?«Questa lettura non corretta venne accreditata negli ambienti della Rai di Roma (io stavo a Milano). Ricordo che non fu tirata fuori subito ma qualche tempo dopo il verificarsi dell’episodio. Mi pare attorno al 1983, quando Roma e Juve si disputarono di nuovo lo scudetto, conquistato in quel caso dai giallorossi».

(Credits: ju29ro.com, Giuseppe Pollicelli)

Tuesday, March 19, 2013

Nicchi, ignorante o bugiardo?

Quando le agenzie hanno battuto la notizia, quasi non ci si credeva. Già scossi dalla notizia che er gol de Turone tanto gol non era, ci pensa il presidente Aia, Marcello Nicchi, a far crollare un’altra certezza: quella sull’ultimo uomo.
“Il mani di Zapata con il Palermo non era da rosso, ha fatto bene Peruzzo a estrarre il giallo. Lo ha detto il n.1 dell’Aia Marcello Nicchi secondo il quale l’azione contestata non era una chiara occasione da gol. “Questa è tale - spiega a ‘Novanta Minuti’ di Raisport 1 - quando un giocatore ha il pieno controllo della palla. Il rosso in questo caso era eccessivo
Bene, un po’ il regolamento lo conosciamo, ma per essere certi siamo andati a spulciare tra le pagine del manuale stilato nel 2011 e consultabile su Internet al seguente indirizzo http://www.aia-figc.it/download/regolamenti/reg_2011.pdf
Innanzitutto, che cosa è il fallo da ultimo uomo e come va punito chi ne è colpevole? “Impedisce un’evidente opportunità di segnare una rete ad un avversario che si dirige verso la porta, commettendo un’infrazione punibile con un calcio di punizione o di rigore”.
Ritornando sull’episodio di Zapata, leggiamo cosa dice lo stesso Regolamento: “Tuttavia un calciatore sarà espulso se impedisce la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete toccando volontariamente il pallone con la mano. La sanzione non è dettata dal fatto che il calciatore ha toccato volontariamente il pallone con la mano, ma dall’intervento inaccettabile e sleale che ha impedito la segnatura di una rete alla squadra avversaria
Nicchi giustifica la decisione di Peruzzo sostenendo che il giocatore del Palermo non era in possesso della palla. Ecco cosa dice il Regolamento nel spiegare quale debba essere uno dei criteri per valutare se il difendente si macchia di fallo da ultimo uomo su chiara occasione da rete: “La probabilità di mantenere o entrare in possesso del pallone
E’ una questione di logica e di buon senso, perché altrimenti qualsiasi difensore potrebbe falciare, malmenare l’attaccante chi si sta lanciando verso la porta a patto che non sia in possesso della palla.
Insomma, Nicchi prova a metterci una pezza, ma ne esce male. Malissimo. Come un tifoso da Bar Sport che non conosce il Regolamento del Calcio
Il sospetto che il presidente dell’Aia menta sapendo di mentire è molto molto forte. Si fa decisamente migliore figura ammettere l’errore piuttosto che arrampicarsi sugli specchi rischiando l’osso del collo pur di salvare quello che non può essere difeso.
(Credits: tuttojuve.com, Davide Terruzzi)


Il problema non è la gioia di Conte, ma il solito odio per la Signora

MILANO, 19 marzo 2013 - Prendiamo a prestito il gergo del boxeur. Con un po’ di fantasia proviamo ad immaginare un incontro tra un peso medio e un peso gallo, diversa la mobilità del peso gallo che almeno inizialmente può aggirare l’avversario più forte sul piano fisico, ma meno mobile, per cercare di stancarlo. Avendo ovviamente il più forte meno mobilità, ma una diversa caratura fisica che gli permette di tenere a bada, senza affanno, le schermaglie iniziali dell’avversario, alla lunga il più debole è votato allo sfinimento e il via libera verso la vittoria del più forte diventa un fatto di routine. Immaginate la Juventus nelle vesti di un peso medio e il Bologna nelle vesti di un peso gallo, osservate attentamente la diversità di rendimento delle contendenti nei due tempi, buon primo tempo dei bolognesi, dominio juventino nel secondo tempo che ha poi sancito la netta vittoria dei bianconeri. Trattandosi di una certa ripetività di risultati sempre alla stessa maniera può nascere non la certezza, ma il sospetto che nella maggior parte dei casi la Juve riesca prima a stancare l’av versario e poi a trafiggerlo. A parte poi la disgraziata mossa di Pioli che sostituisce, nel secondo tempo, Kone con Naldo che rientra in maniera negativa nei due gol della Juve. E la Juve se ne va. Ha ragione Conte quando si riferisce ai comportamenti dei tifosi avversari, che accolgono l’arrivo del pullman della società bianconera, con sassi e bastoni, come si fosse di fronte ad una guerra tra popoli anziché di fronte ad un gioco, perché il calcio è un gioco. Se da una parte questo significa che la Juve è ritornata ai fasti di un recente passato quando dominava dovunque andasse, quella Juve invidiata da tutti che mandò ben 9 giocatori alla finale di Berlino 2006 divisi tra Francia e Italia che appunto si contendevano il titolo mondiale. Ciò però non può e non deve permettere a chi non sapeva e non sa lavorare di diffondere sempre le stesse malignità, che in passato, contemporaneamente alla morte di Gianni Agnelli, dell’avvocato Chiusano, e in ragione delle lotte per la successione, caddero tutte sulle spalle dei dirigenti juventini del tempo, rei soltanto di aver operato bene facendo grande la squadra, la conseguenza: la società in B, i dirigenti di quel tempo abbandonati al loro destino dalla società stessa, tante famiglie distrutte. Se in questo paese lavorare con dedizione e professionalità significa andare incontro a questi problemi, allora ha ragione Conte, meglio emigrare. Così come hanno fatto e stanno facendo i nostri allenatori migliori, così come non manifestano più il desiderio di venire in Itali gli assi stranieri. Il Milan del dopo Barcellona continua intanto la serie positiva alla caccia del 2 posto in classifica. Non una grande prestazione contro il Palermo di Zamparini, decorosa sicuramente, meglio nel secondo tempo che nel primo, soprattutto dopo l’uscita di El Shaarawy. Qualche incomprensione di gioco tra il Faraone e Balotelli? Con il ritorno di Sannino alla guida del Palermo si è potuta vedere una squadra più compatta, tanto da far nascere il sospetto che la squadra rosanero potesse stare in tutt’altra posizione di classifica, se Zamparini avesse dato sin dall’inizio dei ruoli e dei compiti ben definiti. Senza prevaricare niente e nessuno, evitando la destabilizzazione dell’ambien te. Sampdoria-Inter rinviata per maltempo, i maligni sostengono invece il rinvio in ragione dello sforzo notevole dell’Inter contro il Tottenham, con tanto di tempi supplementari. E si domandano anche il perché non sia stata sospesa Torino-Lazio le cui condizioni meteorologiche erano molto peggiori. Vince la Fiorentina, contro il Genoa, e prosegue la caccia al terzo posto. Ottima prova della Roma, contro un buon Parma, che aggancia la Lazio al quinto posto. Continua la corsa del Catania verso l’Europa, dopo la vittoria sull’Udinese. Riparte il Napoli, vittorioso sull’Atalanta. Male il Pescara che soccombe in casa con il Chievo e si avvia a grandi falcate verso la retrocessione, idem il Siena che non riesce a battere in casa il Cagliari.

(Credits: Libero, Luciano Moggi)

Monday, March 18, 2013

Se prendiamo a mazzate gli ultras locali in qualche modo ci dobbiamo fare i conti

Si e’ parlato molto e molto si parlera’ delle parole di Conte in conferenza stampa, ma per adesso mi pare che nessuno abbia analizzato un evidente corollario di quello che Conte ha detto. Capisco che per il medio giornalista italiano, uno che “tiene famiglia” per eccellenza, sia un discorso scomodo e pure pericoloso. Ma questa non e’ una buona scusa per lasciare la responsabilita’ di certe affermazioni ad un povero blogger con quindici lettori.

 Di cosa sto parlando? Beh di una cosa che fuori dall’Italia e’ evidente (basta leggere i provvedimenti UEFA contro le squadre italiane) ma che qui e’ un no-no: certi comportamenti degli ultras non sarebbero possibili senza una sostanziale acquiescenza, che spesso sfiora i limiti della complicita’, delle istituzioni locali. Ebbene si, alludo alle nostre meravigliose forze dell’ordine, alle nostre questure, alle nostre prefetture e a tutti quelli demandati per legge a mantenere l’ordine pubblico in tutte le circostanze. Perche’ non si capisce come sia possibile prendere regolarmenta a manganellate i no-TAV (gente con cui io non condivido alcuna opinione eh..) e si esiti cosi’ tanto a intervenire contro persone che pongono problemi continui e molto piu’ devastanti.

 Peggio ancora, quando si interviene lo si fa con criteri “geopolitici”; fanno fede i 50 ultras della Juventus DASPati (giustissimamente eh) a Napoli contro gli ZERO provvedimenti per un assalto a mano armata (perche’ di questo si e’ trattato) contro il pullman della Juventus. E lascio perdere i racconti agghiaccianti di molti tifosi non ultra’ che seguono la Juventus in trasferta, spesso maltrattati e malmenati senza alcuna ragione dalle forze dell’ordine locali.

 Insomma la Questura e la Prefettura di Napoli che ci stanno a fare (oltre a rimandare le partite per eccesso di bel tempo)? E’ possibile che non riescano a prevenire episodi come quelli successi davanti all’Hotel che ospitava la Juventus o ad evitare un assalto a mano armata al pullman societario? E la Questura della civilissima Bologna che manco si preoccupa di garantire che l’ingresso del pullman della Juventus allo stadio non avvenga in un clima da guerra civile? Attenzione stiamo parlando di alte istituzioni dello Stato in citta’ tra le piu’ importanti d’Italia; e mi rifiuto di pensare che siano dirette da incompetenti.

 Quindi la ragione deve essere un’altra; io nella mia vita ho avuto modo di parlare con qualche “questurino” e chiedere lumi. E la risposta e’ sempre stata la stessa piu’ o meno: “gli ultras delle altre squadre salgono sul pullman, se ne vanno e si rivedono tra un anno; gli ultras della squadre locale invece sono qui tutti i giorni…”. In altre parole, se prendiamo a mazzate gli ultras locali in qualche modo ci dobbiamo fare i conti; e se ci trovano la sera quando fa buio c’e’ anche da farsi male.

 Lungi da me l’idea di buttare la croce sulle spalle di gente che guadagna meno di me (la truppa eh… i vertici invece li prenderei volentieri a calci nel sedere) ma non e’ una situazione che puo’ continuare. Se le istituzioni locali non possono garantire dei livelli minimi di sicurezza, se ne prenda atto e si giochino le partite da un’altra parte. Perche’ questa non e’ una situazione che puo’ durare a lungo senza conseguenze gravi.

(Credits: http://kantor57.tumblr.com/post/45585017865/la-terra-dei-cachi-33-lookin-the-other-way)

Er go' de' Turone è una bufala mediatica

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Turone. Sì, parliamo di quel Turone.... quello del famoso goal di... Turone appunto. Goal segnato nella partita decisiva per la lotta scudetto tra Juventus e Roma, giocata il 10 maggio del 1981 al Comunale di Torino. Gol prima convalidato da Bergamo (sì... proprio lui... Paolo Bergamo) e poi annullato, avendo il suo guardalinee (Sancini) segnalato il fuorigioco di Turone. Quel gol annullato è l'origine della rivalità decennale tra Roma e Juventus. Dino Viola presidente di quella Roma disse che aveva perso lo scudetto per questione di centimetri. La domenica successiva, in un incontro a Coverciano, Boniperti regalò a Viola un metro. Altri tempi...
Ma quel goal è sempre stato ritenuto regolare dai commentatori dell'epoca. Per i tifosi romanisti ha rappresentato e rappresenta il più colossale furto subito dai giallorossi. Non c'è prepartita tra Roma e Juventus in cui non venga richiamato “er go de Turone”.

Lo stesso Turone ha così descritto l'azione in una recente intervista:
“Cross da sinistra di Bruno Conti, testa di Pruzzo e io la giro in tuffo. È la rete più importante della carriera, ne segnai una ventina, tante per un difensore”. Chi sbagliò?
“L’arbitro aveva indicato il centro del campo, convalidando, ma il guardalinee Sancini aveva alzato la bandierina”.

Bergamo invece così si è espresso in un' intervista dello scorso ottobre: “Fu l’incontro più difficile della mia carriera di arbitro, ma non per via del gol annullato a Turone. Quel faccia a faccia tra Juve e Roma fu durissimo, una tensione enorme, i giocatori si producevano in contrasti feroci. Al fischio d’inizio Furino si avventò su Falcao e lo atterrò in modo vistoso, inevitabile il cartellino giallo. Qualcosa del genere aveva combinato Tardelli su Rivera in Juve-Milan 1977-78. Furino si ripetè nella ripresa, con un brutto tackle sulle gambe di Maggiora. Altro giallo e conseguente espulsione. Furino non disse parola e uscì”
Il gol annullato a Turone?
“Lancio di Conti, colpo di testa a proseguire di Pruzzo e volo vincente di Turone. Convalidai la rete, per me era regolare, ma mi accorsi che Sancini, mio fidato guardalinee – all’epoca le terne erano fisse, l’altro collaboratore si chiamava Ravaglioli – aveva la bandierina alzata. Innestai la retromarcia e annullai, non potevo fare altro”.
Seguì le varie moviole?
“Sì, e mi vennero dei dubbi, però sui fuorigioco il guardalinee è l’unico in grado di giudicare al meglio perché è in linea con la palla. Sancini era bravo, mi spiace che abbia sofferto a causa di questa storia. Insulti, minacce”.

La moviola appunto. Quella che dimostrò all'epoca che il gol di Turone era regolare. Moviola della RAI. Moviola “inventata” da Carlo Sassi in occasione di un derby della Madunina, quando dimostrò che un goal convalidato a Rivera in realtà goal non era: un colpo di testa di Rivera finì sulla traversa e poi in campo, la terna assegnò il gol, Sassi al “rallenty” osservo un sbuffo di calce che si sollevava, segno che la palla aveva colpito la linea di porta, quindi non era gol.
Moviola che veniva montata negli studi RAI di Roma. All'epoca infatti, essendo le immagini su pellicola, si operava un vero e proprio montaggio video. La sede RAI che si occupava del montaggio dei filmati della moviola era a Roma. E montò anche quella sul gol di Turone. Sassi, “il moviolista” per antonomasia, proprio di recente, il 24 febbraio, ospite di una trasmissione radiofonica della RAI, 'Circo massimo' di Massimo De Luca, ha dichiarato che quella moviola venne un po' "acchittata" negli studi romani proprio per dimostrare che il gol di Turone era regolare, quando invece dalle immagini si vedeva chiaramente che era in fuorigioco (pur con il regolamento ante 2004/2005, per il quale non era sufficiente, come invece ora, che una sola parte del corpo, braccia escluse, fosse oltre la linea del penultimo difensore).

Una manipolazione che ha generato anni ed anni di sospetti e di illazioni. Una dichiarazione passata nel silenzio generale: ma a parti invertite cosa sarebbe successo?
Dichiarazioni di Sassi emblematiche che dimostrano, ancora una volta, che chi ha in mano l'informazione può far vedere o non far vedere a seconda della convenienza. E pensate a quante moviole dopo quel gol di Turone hanno fustigato la Juventus dagli schermi di molte trasmissioni di Mediaset, RAI, La7 e numerose altre TV locali. In tutte si è adottato il metodo RAI per il gol di Turone?
(Credits: ju29ro.com)

Adesso basta!

Dal Blog di Claudio Zuliani:

Vi ricordate il mio articolo del 20 febbraio “Conte  ad un bivio”, dove segnalavo le sue perplessità e i suoi disagi?
Ho solo precorso i tempi del suo sfogo in conferenza stampa al Dall’Ara… era ora che qualcuno parlasse chiaro in questo Paese! Antonio non ci sta più dentro. E’ stanco e deluso come il sottoscritto e come tutti i tifosi bianconeri in trasferta. Il presupposto è che la Juve vince, talvolta stravince e:
1) In trasferta viene “accolta” con pietre, sputi e bombe carta .
2) I tifosi avversari non mancano mai di “onorare” i nostri morti dell’Heysel.
3) Le curve “apostrofano” in maniera inaccettabile Pessotto.
I media stravolgono gli episodi delle partite con moviole poco obiettive. La cronaca di Bologna è che la Juve vince, Conte giustamente esulta con i tifosi e… apriti cielo!
Vogliamo perdere un grande allenatore del calcio italiano? Stiamo per riuscirci. Conte vorrebbe andare all’estero e lavorare per squadre e paesi civili… Se lo dovesse fare  bisognerebbe seguirlo tutti e lasciare vuoti gli stadi italiani che la Juve indubbiamente contribuisce a riempire…
Insomma, diciamo anche noi:  “Adesso basta”
(Credits: ilblogdizuliani)

Monday, March 11, 2013

Le strane classifiche di Galliani

Una delle fissazioni di Galliani è quella di fare delle astruse classifiche parziali al solo fine di dire che il Milan è primo. Tutte classifiche che dimostrerebbero che solo il destino cinico e baro non permette alla squadra dei "migliorissimi" di sempre di vincere a man basse. 
L'ultima classifica che Galliani enuncia in ogni intervista ed apparizione pubblica, è la classifica parziale dalla giornata X che dimostra inequivocabilmente che il Milan è la migliore squadra del campionato, se si escludono le giornate prima di quella fatidica giornata X. Classifiche cui giornali e TV danno ampio risalto ed ampio credito, quasi fosse una verità oggettiva ed acclarata. E nessuno che si prenda la briga di armarsi di biro ed abaco e fare due calcoli. 
Dopo le prime otto giornate, con una partenza disastrosa del Milan ed una ottima della Juventus, la situazione era questa:

Juventus 22 punti
Milan 7 punti
distacco di 15 punti.

Giornata 14 quella dello scontro diretto, con vittoria del Milan grazie ad un evidentissimo fallo da rigore di Isla che aveva colpito la palla in area con il fianco:
Juventus punti 32
Milan punti 18
distacco 14 punti.

E veniamo alla situazione attuale dopo 28 giornate di campionato:

Juventus 62 punti
Milan 51 punti
distacco 11 punti.

Il Milan dall'ottava ha recuperato 4 punti e dalla quattordicesima  3 punti. Considerato che lo scontro diretto sarebbe dovuto finire 0-0, levando due punti al Milan e aggiungendo un punto alla Juventus avremmo:

Juventus 63 punti
Milan 49 punti

il distacco sarebbe di 14 punti con 1 solo punto recuperato rispetto alla 8° giornata.

E nel calcolo non consideriamo tutti gli aiutini (chiamiamoli così, i regali degli arbitri al Milan... che elenchiamo per semplice cronaca) di cui ha beneficiato il Milan:
2. Bologna-Milan: rigore regalato per fallo in realtà commesso da Pazzini
5. Milan-Cagliari: mancata espulsione di Pazzini;
9. Milan-Genoa: goal di El Shaarawy su azione di Abate in fuorigioco;
10. Palermo-Milan: mancata espulsione di Yepes;
12. Milan-Fiorentina: rigore su Pato discutibile;
14. Milan-Juve: rigore regalato per fallo di mano inesistente di Isla;
15. Catania-Milan: goal di El Shaarawy in netto fuorigioco, espulsione discutibile di Barrientos;
16. Torino-Milan: goal di Pazzini irregolare, negato un rigore al Torino;
18. Roma-Milan: rigore regalato al Milan;
19. Milan-Siena: rigore regalato al Milan;
22. Atalanta-Milan: negato un rigore all'Atalanta;
23. Milan-Udinese: rigore regalato al Milan;
24. Cagliari-Milan: mancata espulsione di Mexès;
25. Milan-Parma: punizione inesistente che porta al secondo goal del Milan;
27. Milan-Lazio: espulsione inesistente a Candreva, rete di Pazzini viziata da fallo di El Shaarawy;
28. Genoa-Milan: rigore non dato per fallo di mano di Niang, altro rigore non dato per fallo di Niang.
Se considerassimo tutti questi aiutini, avremmo una classifica con il Milan nettamente più indietro. Allora dov'è questa rimonta travolgente del Milan?
(Credits: blog.ju29ro.com)

Tuesday, March 05, 2013

Best from the Champions League



Player Focus: Six of the Best from the Champions League

Arturo Vidal (Juventus) - 8.03

The only player left in the competition with a WhoScored rating above an 8 may surprise many but the all action performances of Juventus' Arturo Vidal have been superb. The Chilean is arguably one of Europe's most complete midfielders, epitomising the phrase box-to-box with his fantastic work rate at both ends. He has 3 goals and an assist having started all of the Italian champions' 7 games in Europe with averages of 2.9 shots and 1.7 key passes when it comes to the offensive side of his game.

Vidal is, however, perhaps better known for his defensive work and indeed a tally of 33 tackles thus far is the most in the Champions League. With 2.3 interceptions per game to boot his work in the midfield alongside Marchisio gives Pirlo the time to dictate the play and though three teammates have averaged more passes per game than Vidal's 49.1 his role in the side is vital.
(Credits: whoscored.com)

Wednesday, February 20, 2013

Telecom contro Tronchetti Provera

Nei giorni scorsi avevamo riferito sul nostro sito della sentenza di primo grado del processo cosiddetto "Telecom" che riguardava l'attività di dossieraggio illegale operato dal "Tiger team". La sentenza di condanna per molti imputati ha previsto anche un risarcimento danni a vantaggio di Telecom. Molti hanno interpretato tale sentenza come un'assoluzione "implicita" per i vertici Telecom dell'epoca.

Niente di più sbagliato, per il semplice fatto che i vertici Telecom non vennero inizialmente indagati, infatti l'ipotesi di reato iniziale dei PM era di appropriazione indebita per i soli componenti del Tiger team. Solo in un secondo momento si apprese che i vertici Telecom risultavano indagati. Prova ne sia che il presidente dell'epoca, Tronchetti Provera, è stato rinviato a giudizio solo di recente e proprio in questi giorni è iniziato il procedimento a suo carico con l'accusa di ricettazione.

Ma l'aspetto più interessante è che la Telecom ha presentato per mezzo del suo legale Luca Santamaria una richiesta di costituzione di parte civile proprio nel processo contro il suo ex presidente Tronchetti Provera. Quindi, dopo molti anni dalla scoperta dell'attività di dossieraggio, Telecom per la prima volta agisce in sede legale contro Tronchetti Provera. Riferiscono le agenzie di stampa che nel documento di costituzione di parte civile si legge che secondo Telecom le imputazioni a carico di Tronchetti:

"hanno innanzitutto cagionato oltre a un danno morale, evidenti e significativi danni di immagini alla reputazione commerciale di Telecom Italia, tenuta conto dell'eco mediatica che questa vicenda e gli stessi reati, presupposto della ricettazione qui contestata, hanno determinato in Italia e all'estero almeno dal 2005 ad oggi";
"I fatti imputati all'ex presidente di Telecom Italia hanno dunque già cagionato danni patrimoniali alla società e sono suscettibili di cagionarne altri nel prossimo futuro"

Dunque Telecom ha deciso di agire contro il suo ex presidente, ritenendo quindi che i vertici dell'epoca non fossero affatto all'oscuro dell'attività di dossieraggio come ipotizzato inizialmente dagli inquirenti. Ed in tal senso le molte testimonianze sentite nel processo giunto a sentenza di primo grado pochi giorni fa (Cipriani, Tavaroli, Plateo e Ghioni tra gli altri) non davano in verità adito a molti dubbi.

Lo stesso Tronchetti Provera aveva testimoniato in aula, in relazione alla vicenda del dossier ladroni e del dossier como,  di aver messo in contatto Moratti e Facchetti con Tavaroli per indagare sul mondo del calcio. Dunque la liquidazione danni a favore di Telecom altro non era se non un riconoscimento di danni subiti dalla società Telecom e non anche una "fantasiosa assoluzione" dei vertici Telecom dell'epoca. La richiesta danni che Telecom intende rivolgere a Tronchetti Provera ne è la prova.

(Credits: blog.ju29ro.com)

Monday, February 18, 2013

Caro fijo cresci presto. Poesia post Roma-Juventus

Stavolta, in assenza del solito complotto, la poesia si intitola "Caro fijo cresci presto"


Caro fijo cresci presto
Che te devo racconta’
de’na settimana assurda
Che nun potrò mai scorda’

Te racconterò di eventi
che nun avevo visto mai
e se ‘n poco m’assomiji
so che t’emozionerai

Te racconterò der Papa
Che dopo seicento anni
S’è dimesso come ‘n Mister
Pe’ji intrighi e i suoi malanni

E poi dopo avette detto
Ste faccende clericali
Te racconterò che accadde
‘n quer paesino deji Urali

Dopo più de mille anni
Fummo tutti tramortiti
Perché a ‘n tratto su quei posti
So’ piovuti i meteoriti

Mentre ‘r popolo sbandava
Tra papato e piogge astrali
Io capivo ch’er destino
Me mannava dei segnali

Per un artro evento assurdo
Destinato a fare storia:
io capii che co’ la Juve
m’aspettava la vittoria

che mancava da dieci anni
de batoste anche epocali,
e alla fine approfittammo
de quei giorni eccezionali

Te dirò, caro mi fijo
Che la vinse er Capitano
Che co ‘due grandi giocate
'n po' ce trascinò per mano

Subbito ner primo tempo
Manco ‘r tempo de capirlo
Lui risorve ‘r gran probblema
De riuscire a ferma’ Pirlo

Con un carcio sur ginocchio
Misurato a cento all’ora
Come er go’ nella ripresa,
sai che m’emoziono ancora?

Io nun so’ se fu ‘r destino,
o la Juve ch’era stanca
Ma co’ quelle du’ giocate
Mise il risurtato ‘n banca

Nun so ditte se fu ‘r Papa,
Totti oppure i meteoriti
Ma te ggiuro quella vorta
Noi l’avemo annichiliti

Se ripenso ar match d’andata
dove avemo fatto pena
Me vie’r dubbio che poi in fondo
La risposta è più terrena

Nun c’è da invoca’ ‘r destino
O la mano der creatore
Forse qui bastava solo
Mettece ‘n’allenatore


Forza Juve, I love football.



MASSIMO ZAMPINI 

Wednesday, February 13, 2013

Filippo Carobbio NON è credibile!

Filippo Carobbio non è credibile. Ancora una volta il TNAS smentisce le sue confessioni e il lavoro di Palazzi.

Tra le tante perle del super pentito ritroviamo anche le accuse mosse alla società Empoli FC Spa. Carobbio aveva indicato Empoli-Grosseto, gara del campionato 2009/10, terminata 2-2, come una partita combinata. Il pentito, all’epoca in forza al Grosseto, aveva dichiarato che l’Empoli era d’accordo affinché la gara terminasse in quella maniera. Davanti al Gip Guido Salvini, il 20/12/2011 aveva dichiarato: “In occasione di Grosseto-Empoli (del campionato 2009-2010, ndr), l’Empoli era già d’intesa con noi per un 2-2″. Carobbio, successivamente interrogato dal procuratore di Cremona Roberto di Martino, aveva affermato: “Gli slavi concordavano sul risultato, e avevano detto che volevano combinare la partita, ma poi non si poté fare nulla perché le quote erano diventate troppo basse. Finì in pareggio. Preciso che non fui io a prendere gli accordi con i giocatori dell’Empoli ma mi limitai a passare le informazioni agli slavi. Non so chi si attivò per prendere contatti con i giocatori delle due squadre”.

Il 27/12/2012 la società Empoli F.C. Spa ha presentato ricorso al TNAS chiedendo di “annullare la sanzione della penalizzazione di punti 1 in classifica (da scontarsi nella stagione sportiva 2012- 2013)”, irrogata dalla Corte di Giustizia Federale.

Palazzi aveva contestato la “responsabilità presunta” , relativa all’alterazione della gara resa possibile dal fattivo intervento dei Signori Filippo Carobbio, Iniacio José Joelson, Paolo Domenico Acerbis e Marco Turati, all’epoca tutti tesserati per il Grosseto, i quali “hanno posto in essere, in concorso tra loro e con altri soggetti non appartenenti all’ordinamento federale, atti diretti e idonei ad alterare il regolare svolgimento ed il risultato della gara in oggetto, percependo, all’uopo, somme di denaro, e raggiungendo lo scopo posto che la partita terminò con il risultato di 2-2, come riferito dal Carobbio in sede di dichiarazioni rese al G.I.P. di Cremona il 20/12/11”.

La società Empoli aveva contestato il fatto che la C.D.N. avesse fondato il suo convincimento sulle dichiarazioni rese dal Signor Carobbio, senza tener conto delle argomentazioni difensive. Anche perché quanto dichiarato del pentito “de relato” non erano circostanze ritenute sufficienti per riscontrare l’avvenuta “combine”. L’Empoli ha inoltre evidenziato che le dichiarazioni accusatorie sarebbero state smentite dalle indagine delle autorità croate, dove emergeva una realtà diversa e incompatibile con quella descritta da Carobbio. Lo stesso procuratore Federale aveva escluso ogni ipotesi di manipolazione della gara Empoli-Grosseto del 30.05.2010 e aveva ammesso che nessun calciatore delle due squadre aveva mai confermato le dichiarazioni di Carobbio, caratterizzate invero da numerose contraddizioni. La Corte di Giustizia Federale ha ritenuto invece credibili e concordanti le dichiarazioni rese da Carobbio e Gervasoni con quanto emerso dalle autorità croate, “non potendosi con certezza escludere, almeno sotto il profilo del ragionevole dubbio, che l’Empoli abbia partecipato all’illecito o comunque affermare con la medesima certezza che lo abbia ignorato”.
Vi ricorda qualcosa?

Il Tnas non ha ritenuto condivisibile la decisione della Corte di Giustizia Federale, perché dalla stessa ricostruzione non è stata acquisita una prova definitiva circa la sussistenza di un “vantaggio” per la società: la società non poteva avere, nello specifico, la possibilità di accedere ai play off per la promozione in A e al contempo non rischiava di essere impelagata nei pay out. Ad avviso della Figc, il mantenimento o miglioramento della classifica avrebbe garantito un maggiore introito economico nella ripartizione dei proventi di Lega. Il miglioramento economico, passando dalla 10° alla 9° posizione era di €12.000, cifra irrisoria rispetto al bilancio di una società di serie B. Inoltre la circostanza dell’eventuale ottenimento di un punto non avrebbe comunque garantito il mantenimento di un posto in classifica.
Il ricorso dell’Empoli è stato accolto e la penalità cancellata.

La favola del pentito Carobbio sembra definitivamente finita, così come è finita la credibilità di chi ha considerato come oro colato le sue parole prive di riscontro.
Un fatto di una gravità assoluta, di cui i responsabili principali sono il procuratore Stefano Palazzi e coloro che lo sostengono e gli danno credito: un sistema a cui è bastato il “blaterare” di un pentito per condannare. Ma un sistema che non vale per tutti: modi e metodi cambiano in base a chi si deve giudicare.

Ricordiamo che Antonio Conte ha subito una squalifica di 4 mesi, fondata esclusivamente sulle accuse verbali di Carobbio, negate dagli altri tesserati coinvolti e non provate da nessuna circostanza. Il ricorso presentato dal tecnico leccese non ha portato alla cancellazione della pena. Un accanimento eccessivo, motivato anche dalla troppa esposizione mediatica che ha accompagnato la sua vicenda e che rischiava, in caso di assoluzione, di bruciare la credibilità dell’impianto accusatorio costruito dal Procuratore Federale. Impianto definitivamente crollato nei mesi successivi, ma che ha comunque sortito i suoi effetti sulla carriera di seri professionisti, contribuendo a minare ulteriormente la credibilità della giustizia sportiva.

E’ con amarezza, ed immaginiamo quella che accompagnerà Antonio Conte, che scopriamo come ‘Pippo’ in realtà non abbia contribuito a dare certezza alle accuse. Anzi, alla luce delle sentenze riformate dal TNAS, sembrano ancor più spropositate le richieste di Palazzi.

Ci chiediamo, a questo punto e con ancora più insistenza, quale “colpa” abbia pagato realmente Conte. Perché la tutela riservata ad una società come l’Empoli non è stata garantita all’allenatore della Juventus? Carobbio godrà ancora dei benefici dovuti alla collaborazione? A Palazzi sarà ancora concesso di condannare senza riscontro?

TNAS: Annullato il punto di penalizzazione all'Empoli nella controversia contro la FIGC
Le motivazioni

(Credits: giulemanidallajuve.com)

Monday, February 11, 2013

Piovono violette

Ovvero, per dirla con Prince, 'Purple rain'.

Come al solito, ha lasciato i suoi strascichi la partita con la Fiorentina che la Juve ha vinto a Torino per due reti a zero. Prima la Juventus ha lanciato sul web un video promozionale dell'incontro, come fanno gli americani nei loro sport: subito ripreso dai media come se fosse qualcosa di provocatorio e offensivo. Il video, non solo non era niente di eccezionale, ma era anche decisamente innocuo.
- Video Juventus-Fiorentina preview

Per di più rendeva anche omaggio, attraverso una citazione, al grande Dante Alighieri, personaggio storico di valore assoluto e mondiale, non tifoso viola, perché ai suoi tempi la squadra ancora non esisteva, ma sicuramente il fiorentino forse più celebre della storia. Il presidente viola ha colto la palla al balzo per sottolineare il suo dissenso verso quello stile Juve che non gli appartiene. E che non gli appartenga lo si sapeva fin troppo bene, a dire la verità. In ItaGlia però va così, ogni scusa è buona per fare cagnara senza ragione. Poi è arrivato il match, e i tifosi ospiti si sono subito distinti per la loro proverbiale sportività. Riportiamo le foto diffuse sul web in queste ore. Qualche tifoso violetto vestito come se tifasse per il Liverpool...
- Foto 1 - Tifoso del Liverpool

Poi un bel '-39' realizzato con il nastro da pacchi sulle vetrate divisorie tra i settori, tanto per delimitare il proprio territorio e creare un effetto simpatia, come fanno molti animali con la pipì.
- Foto 2 - il -39 sulle vetrate.

Ma chi credeva che la questione Juve-Fiorentina si limitasse alle solite pagliacciate sugli spalti, che avvengono tra tifoserie tradizionalmente antagoniste, si sbagliava. A fine partita infatti Borja Valero riceve la maglia di Pirlo, ma il clima è ancora un po' nervoso, forse pesante anche per via delle due pere che la squadra ospite dovrà trasportarsi a casa, fino in centro Italia. C'è ancora un po' di agonismo, ci può stare, ma purtroppo Viviano, il portiere viola, ha tolto dalle spalle di Valero la maglia bianconera, che era solo appoggiata e non indossata, la quale finisce per terra come se si trattasse di qualcosa che non va nemmeno toccato.
- Foto 3 - La maglia di Pirlo

La Fiorentina fa sapere: "Emiliano voleva soltanto evitare che il suo compagno di squadra si presentasse sotto la curva dei tifosi viola con una maglia bianconera. Borja ha poi recuperato la maglia scambiata con Pirlo".
- Foto 4 - La nota della Fiorentina

Eppure la puzza di bruciato si sente lontano un miglio, e molti dei presenti non l'hanno bevuta. Bastava non indossarla e portarsela in mano, magari appallottolata, tanto per non metterla in bella evidenza. E anche se fosse, non è imbarazzante pensare che dopo una partita un giocatore non possa andare a salutare i propri tifosi, solo perché indossa la maglia di un altro club, ottenuta come semplice scambio di cortesie e come gesto di fair play? E' pericoloso forse? Ah, non lo sapevo. A questo siamo arrivati. Bene. Anzi, male.
Ma tanto ormai c'è una scusa per fare di tutto, e per dire di tutto. Non a caso, manco a dirlo, immediatamente Gazzette varie e media vari si sono sperticati a dare rilievo a questa giustificazione posticcia. Tutto normale, tutto bene madama la marchesa.

Vero è che nei mesi scorsi non sono mancate polemiche, fatte a vario titolo, tra la proprietà del club fiorentino e il grande gruppo torinese, sfociate persino sul discorso 'Fiat, automobili e gestione Marchionne'. Di certo nessuno dei protagonisti le ha mandate a dire, ma ciò che continua ad essere fuori luogo è la cattiveria con cui i tifosi viola, puntualmente (da diversi anni, in tantissime occasioni), si scagliano contro la Juventus in generale, e contro tifosi Juventini morti in una tragedia del calcio moderno in particolare (tra cui c'erano anche dei bambini, non dimentichiamolo).
Io mi chiedo... Non sarà il caso che questa rivalità cominci ad attenuarsi, quanto meno nei toni, per cominciare, e che il calcio svolga la sua fisiologica funzione, ossia quella di oppio dei popoli, utile a creare del divertimento in alcune decine di migliaia di persone che guardano 22 giovanotti strapagati che corrono in mutandoni su un prato verde rincorrendo un pallone di marca? La Federazione Italica, su tutte queste vicende, ancora una volta, farà la solita giustizia del menga con figli e figliastri? E i presidenti tutti, invece, oltre a pensare alla gestione del portafoglio del club, e a fare chiacchiere da bar, che iniziative adotteranno nei prossimi anni per evitare questa deriva del tifo? Per quanto tempo ancora sarà permesso di far piovere dal cielo queste polpette avvelenate, viola o non viola che siano? Quando la finiremo con queste puttanate?
Perché non appena si parla di calcio il popolo italico tutto diventa immediatamente idiota?
(Credits: ju29ro.com)

Monday, February 04, 2013

ER SOLITO COMPLOTTO, speciale Maestro boemo

‘Sta poesia, se permettete
io la dedico ar Boemo,
che pe’ Roma ha fatto tanto
più de Romolo e de Remo

E’ pulito, coraggioso,
lui vole cancella' ‘r marcio
er suo unico interesse:
ripulire questo carcio

Pe’ le sue tante battajie
P’esse ‘na persona vera
er sistema l’ha osteggiato
j’ha bloccato la cariera

pe’ la sua grande crociata
contro ’r carcio ‘n farmacia
er sistema l’ha intrarciato
pure in Serbia ed in Turchia

per ave’ attaccato Moggi
e l’ambiente juventino
l’hanno fatto esonera’
anche a Lecce ed Avellino

Per ave’ poi criticato
er sistema dall’interno
l’hanno fatto manna’ via
pure a Napoli e a Salerno

Anche a Roma, tocca dillo,
nun t’avemo rispettato
però cerca de capicce:
er sistema c’ha obbligato

Ma ora ‘r carcio è ripulito
e quer Moggi nun c’è più
quindi è tempo che ritorni
puoi guidacce solo tu!

Ve confesso che ho ’n po’ pianto
alla sua presentazione,
rivede’ Bardini e Zema:
sì, amo fatto er ribartone!

E ora chi ce segna più
co’ Castan, Burdisso e Piris
ed in mezzo sai che lanci
Bradley Pianjc e Tachtsidis?!

E davanti mejo ancora
è arivato Mattia Destro
che ha scartato Real e Barca
pe’ giocare cor Maestro.

E le radio e li giornali
tutti uniti, tutti in coro:
cor Boemo sfonnerete,
quello è ‘na miniera d’oro

Alla prima cor Catania
Io me sento tutto ’n foco
ma ce rubbano ‘n pareggio
co’ du’ go’ in fuoriggioco

A San Siro stravincemo
quindi tiro ‘n fori ‘r petto
è er momento de gridallo:
qui c’è aria de scudetto!

Cor Bologna ar primo tempo
sensazione confermata:
lo scudetto sarà nostro
già alla fine dell’andata.

Popo mentre sto’ a stappa’
co’ l’amici li spumanti
me risvejia Gilardino
oltre ar solito Diamanti

Solo a Cajiari rivedo
la mia Roma ‘n po’ boema
‘n ber tre a zero a tavolino,
ecco la mano de Zema!

C’è Ferara, quer bastardo
tocca daje ‘na lezione
ma poi quanno sono in dieci
nun toccamo più ‘n pallone

Nun importa, me interessa
solamente ‘na partita
dai Boemo, tocca a te
è la sfida della vita

er Maestro se scatena:
Conte, farmaci e scudetti
è la sua grande vendetta
co’ 'sti ladri maledetti

Senza cupola né Moggi
È la tua grande occasione
Daje oggi me lo sento
Sì, je damo ‘na lezione!

Pe’ tre giorni nun ce dormo,
me fomento co’ le radio
je mettemo ‘no striscione:
"sverginamoje lo stadio!"

E’ arivato ‘r grande giorno
Svejia, corsa alla stazione
E poi in treno co’ le cuffie
‘n posso perdeme Marione!

Allo stadio majia, sciarpa
e bandiera giallorossa
perché oggi è ‘r grande giorno
l’attesissima riscossa.

Ecco, se sistema 'n campo
Con er suo quattrotretre
Poi er Maestro ce saluta
Oh, te giuro, nun sto in me

Dai, semo partiti bene!
oh nun faccio ‘n tempo a dirlo
che qua manco è cominciata
e ci ha già purgato Pirlo.

Sai che c’è? Mejo così!
Tanto so che vinceremo
Perché ora nun c’è Moggi
Ad ostacola’ ‘r Boemo

Poi Vidal e pure Matri,
‘na valanga de occasioni
stamo a fa’ come da sempre
la figura dei cojioni.

Poi rigore, e ‘n po’ ce credo
Ma ce purga anche Giovinco
E me viene ‘na domanda:
ma co’ Zema quanno vinco?

Perché poi, a pensacce bene
l’han mannato tutti via
e nun so se era ‘r sistema
ch’arivava anche 'n Turchia...

Sì, in Itajia c’era Moggi
ed er carcio era ‘n degrado
ma nun credo che potesse
comanna’ fino a Bergrado!

Ce potevo pensa’ prima,
so’ arabbiato co’ me stesso
però anche co’i giornali
che me trattan come ‘n fesso

A parlamme der sistema,
der Boemo che ha raggione
poi ogni vorta vengo qui
e ce pijo ‘na lezione

Me dicevano “lui è bravo
ma ha pagato le sue accuse”
Ora che vedo ‘sto schifo
ho capito che so’ scuse

E poi pure quer Moratti
Dice sempre che je piace
Perché ‘n se lo pija lui
O altrimenti se ne tace?

Dai, scusate, juventini,
v'ensurtavo da ‘na vita
ma da oggi ‘n c’ha più senso
la battajia è ormai finita

Ma la corpa, ve l’ho detto,
nun è stata solo mia.
Ora dateme ‘na mano,
Riportamolo ‘n Turchia!

Forza Juve, I love football


Massimo Zampini 

Thursday, January 31, 2013

Il diritto di lamentarsi. Il dovere di farlo con intelligenza

Uno dei temi più discussi sui giornali e sul web in queste ore è il comportamento di Conte e Marotta alla fine di Juventus-Genoa. Qualcuno, tra cui il presidente Agnelli, giustifica l’allenatore e il Direttore Generale, dicendo che non si può sempre "fare i Lord inglesi" e porgere l’altra guancia. Qualcun altro, invece, parla di stile Juventus da rispettare, o in alcuni casi da recuperare.

La mia idea, per quello che conta, è molto più pragmatica. Non pretendo che tutti i tifosi la accettino, mi piacerebbe però che almeno dalle parti di Corso Galileo Ferraris la leggessero, anche se, a giudicare dalla conferenza stampa di Conte dopo Lazio-Juventus, mi pare che siano ormai perfettamente allineati a quanto sto per scrivere.

Dalle parti della FIGC e delle redazioni dei principali quotidiani, sportivi e non, io credo che non aspettassero altro e che si siano leccati i baffi guardando Conte agitarsi col dito puntato verso l’arbitro a fine partita. E che abbiano goduto altrettanto nel sentire Marotta rosicare sottolineando la napoletanità dell’arbitro in questione. Io invece ho semplicemente abbozzato davanti alla TV e al mio computer, vedendo in anteprima il film che in queste ore ci è stato proiettato. Un film fatto di squalifiche e multe, visto che dalle parti della FIGC non vedevano l’ora di sottolinearci ancora una volta chi in questo momento comanda.

Nessuno pensi, altresì, che io sia tra quelli che predica il mutismo assoluto. Al contrario ritengo che certe cose vadano dette, eccome. Tuttavia, quando si è l’allenatore e il Direttore Generale di una squadra di calcio come la Juventus, e quando si è nel periodo più delicato dell’anno, bisogna mettere in conto che ci si potrebbe trovare in situazioni del genere e bisogna essere preparati psicologicamente a reagire con razionalità, tenendo ben presenti quali possano essere le vere priorità della squadra e della società.
Nel nostro caso, ritengo che non ci siano dubbi che la priorità della Juventus sia quella di mantenere un adeguato profilo di competitività delle squadre che vanno in campo. La squadra, per vari motivi (assenze per Nazionali, per malattie e per infortuni) ha già gli uomini contati e siamo alla vigilia di appuntamenti importanti. Rischiare la squalifica dell’allenatore, del DG e di importanti giocatori, come in effetti è avvenuto, credo sia alquanto tafazziano e rischia di vanificare il duro lavoro fatto finora.

Ciononostante, per la gravità di quanto accaduto, è sacrosanto lamentarsi, anzi oserei dire indispensabile. Va però fatto con intelligenza, senza porgere il fianco a facili rappresaglie che i nostri nemici hanno istantaneamente messo in atto. Ottima quindi la decisione di Conte di andare in TV e in conferenza stampa, dove ha sfoderato grinta ed argomenti (ed in quella post Lazio-Juve anche una geniale ironia), senza farsi intimorire e senza scendere in volgarità. Male invece, a mio parere, la sceneggiata a fine partita, che, ripeto, oltre a ricordare pateticamente il Gigi Simoni del 1998, lo costringe a lasciare la squadra senza allenatore sul campo per due partite, ancora una volta.
Stesso discorso vale per Marotta. Partito composto nella sua dissertazione sulla dinamica dei fatti, ad un certo punto sbraca miseramente, ricordando a tutti le origini napoletane dell'arbitro e la discutibilità della designazione. Queste sono le regole base della comunicazione pallonara. Atteso che sono certo che lui sapesse delle origini di Guida anche prima della partita, questa osservazione avrebbe dovuto farla subito, tra il serio e il faceto, al momento della notizia della designazione. Avrebbe acceso un faro sulla possibile anomalia (ma davvero lo è?) e contemporaneamente avrebbe messo la giusta pressione sull’arbitro. Segnalare la cosa a fine partita, anche in questo caso, perdonatemi, ricorda certe lamentele di epoca pre-calciopolara, che venivano esibite davanti alle telecamere a giustificazione di sonore sconfitte. Ma soprattutto affossa pacchianamente il dubbio che ad ognuno sarebbe venuto, se solo quella annotazione fosse stata fatta prima della gara.

Benissimo infine il comportamento del presidente Agnelli, che l'altra sera al galà dell’AIC, ha orgogliosamente difeso l’operato dei suoi due tesserati. Se deve dir loro qualcosa, lo farà senz’altro lontano dai riflettori, senza dare l’appiglio ai giornalai per rinfocolare inutili polemiche.

In definitiva, come già detto altre volte, siamo in guerra e dobbiamo accettarne le regole. In due partite ci sono stati negati cinque o sei rigori e complessivamente gli arbitraggi sono sembrati chirurgici anche nel permettere ai nostri avversari un certo tipo di gioco duro. Giusto difendersi, giusto sottolineare ad alta voce le ingiustizie, se ci sono. Giusto magari usare l'ironia, se le condizioni lo permettono. Giusto infine, a mio parere, anche chiedere spiegazioni ufficiali agli organi federali di certe frasi udite a fine partita. Indispensabile però fare sempre tutto ciò senza creare episodi che, strumentalizzati, possano creare danni al potenziale tecnico della squadra nel momento più importante dell’anno.
(Credits: ju29ro.com, Salvatore Cozzolino)