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Monday, January 30, 2012

Video: Siparietto Matri - Riccardo Ferri a Premium Calcio

Sunday, January 29, 2012

Saturday, January 28, 2012

Dopo la confessione di Doni ora Palazzi si mette al lavoro

Doni, Masiello, Marco Rossi: il fronte dell'omertà finalmente si sta rompendo e i calciatori corrotti cominciano a parlare. Cristiano Doni, in un'intervista a La Repubblica, ha confessato quello che non aveva mai detto in passato: "E' vero, ho truccato le partite, parlino anche gli altri corrotti". Ha ricordato che era truccata anche la partita della Pistoiese (dove giocava l'attuale tecnico del Milan Allegri) del 2000 ma che furono assolti: l'Ufficio Indagini di quei tempi, diretto dal generale Italo Pappa, aveva scoperto tutto ma forse mancando le intercettazioni e una legislazione più attenta sulle scommesse Doni, Allegri e c. si salvarono. La procura federale adesso è pronta a premiare i pentiti, grazie al nuovo regolamento voluto da Abete dopo Calciopoli: un solo anno di squalifica, nei casi più lievi (certo se uno ha decine di illeciti, a calcio ha finito di giocare....). Il superprocuratore Stefano Palazzi si metterà in movimento la prossima settimana, con un piccolo ritardo sui tempi di marcia (ma non dovuto a lui): andrà a Bari da Laudati (di cui è stato auditore) e giovedì a Cremona, dal procuratore Di Martino con il quale da tempo è in ottimi rapporti di collaborazione. Il lavoro che aspetta la procura della Figc è immane: solo Cremona ha circa 120 calciatori e tesserati vari iscritti nel registro degli indagati, a Bari ci potrebbero essere presto arresti di molti calciatori. Palazzi inizierà gli interrogatori il più presto possibile, magari già verso metà febbraio. Non è detto che interroghi tutti: potrebbe anche utilizzare il materiale probatorio che gli arriverà dalle Procure. Il processo sportivo potrebbe tenersi verso fine aprile, se verranno rispettati i tempi: difficile però prevedere adesso se le condanne saranno scontate in questa o nella prossima stagione. Di sicuro i calciatori, tranne i pentiti, saranno stangati. Ma moltissime società, dalla A alla Lega Pro, rischiano grosso, forti penalizzazioni, in base alla responsabilità oggettiva (che resta un caposaldo della giustizia sportiva). In A dovranno essere ancora valutate le posizioni di molti club come l'Atalanta (già penalizzata di sei punti), il Genoa, il Chievo, la Lazio, eccetera. Bisogna vedere se sono le società sono state tradite dai loro calciatori invischiati nel giro delle scommesse. In B inquietante quello che sta venendo fuori intorno al Bari, con addirittura nove gare sospette fra illeciti consumati e tentati. C'è da dire che il club pugliese negli ultimi anni è andato a picco, dopo che la famiglia Matarrese si è defilata e ha tentato a più riprese di vendere la società: possibile che nessuno si fosse accorto che negli spogliatoi girava strana gente?
(Credits: Repubblica.it, Fulvio Bianchi)

"Si, ho truccato le partite, confessino anche gli altri corrotti"

Parla l'ex capitano dell'Atalanta travolto dal calcioscommesse. "Ho tradito lo sport, non la mia squadra. L'omertà devasta il calcio. Era truccata anche la partita con la Pistoiese di Allegri nel 2000, però venimmo assolti"

Intervista completa qui




Anticipi e posticipi dalla 4a all'8a di ritorno di Serie A

Domenica 12 febbraio Bologna-Juventus h20.45

Sabato 18 febbraio Juventus-Catania h20.45

Sabato 25 febbraio Milan-Juventus h20.45

Sabato 3 marzo Juventus-Chievo h20.45

Domenica 11 marzo Genoa-Juventus h15.00

In arrivo le motivazioni della sentenza di Napoli

Sono in dirittura d'arrivo le motivazioni della sentenza di Napoli

Sarebbe il 6 febbraio, salvo proroghe, il tempo limite entro cui la dottoressa Teresa Casoria dovrebbe presentare le motivazioni della sconcertante sentenza del processo di Calciopoli; e pare che non solo non sarà richiesta proroga alcuna, ma che tali motivazioni arriveranno addirittura con qualche giorno di anticipo; qualche sussurro le dava già in arrivo per ieri, ma non è accaduto e se ne riparlerà forse all'inizio della prossima settimana. I difensori degli imputati condannati le attendono per preparare il processo di appello. Ma non solo: dalla sentenza ad oggi si sono moltiplicati i segnali che le indagini erano macchiate da più di una pecca; una conferma, e non da poco, ai sospetti che già si nutrivano è arrivata dall'intervista-confessione dell'investigatore pentito, giunta nell'imminenza del Natale. Per cui sono arrivati e arriveranno gli esposti dei condannati (sia a Napoli che nell'abbreviato) contro gli inquirenti. Perché si faccia luce, si indaghi su chi ha indagato. E sono attese anche dall'Alta Corte del Coni, che deve decidere sulle radiazioni di Moggi, Giraudo e Mazzini: non è ben chiaro cosa si aspettino di trovare in queste motivazioni i giudici dell'Alta Corte, che già sono da tempo in possesso delle memorie delle parti (e l'indipendenza della giustizia sportiva?).
Riprende dunque il cammino di Calciopoli, sia per quanto riguarda gli appelli dei condannati in primo grado (il processo d'appello dell'abbreviato, quello che vedrà tra gli imputati Antonio Giraudo, condannato a tre anni in primo grado, inizierà il 24 marzo), sia, come ha ricordato l'avvocato Michele Briamonte, per quanto riguarda le azioni legali promosse e portate avanti dalla Juventus, con l'impugnazione in Corte d'Appello del lodo del Tnas e il percorso al Tar per il risarcimento dei danni subiti; e, come ha accennato lo stesso Briamonte, la Corte dei Conti sta mettendo sotto la sua lente di ingrandimento l'operato del Consiglio Federale per possibile responsabilità erariale.
(Credits: JU29RO.COM)

Friday, January 27, 2012

L'insostenibile leggerezza di Scommessopoli

“Perché, a cominciare dal battesimo scelto dagli inquirenti, "Calciopoli bis", i toni di questa vicenda (Scommessopoli, ndr) appaiono un po' eccessivi, forse sovradimensionati. Infatti Calciopoli, la prima e ineguagliabile (diffidare dalle imitazioni), mise in luce un apparato delinquenziale parallelo, capace di controllare le designazioni arbitrali e falsare l'esito sportivo dei campionati. Al momento, questa viscida evoluzione della specie rimane semmai un bieco sottobosco di millantatori, truccatori da strapazzo e mezze tacche”. Cosi’ scriveva Maurizio Crosetti su La Repubblica il giorno 29.12.2011. Non c’è dubbio che la vicenda Calciopoli la conosca piuttosto bene, avendo scritto articoli su articoli sul “mostro” Moggi. Dal brano riportato appare chiaro che due anni di contraddizioni ed incongruenze emerse con chiarezza durante la fase dibattimentale non sono serviti a far cambiare idea all’autore dell’articolo, men che meno ad instillare dei legittimi dubbi sulla “eccessiva, forse sovradimensionata” vicenda Calciopoli. D’altronde anche i giudici del Tribunale di Napoli per ora la vedono così.

Tuttavia stupisce la leggerezza con cui invece Crosetti ha affrontato il tema Calcioscommesse, affrettandosi in un imprudente paragone con Calciopoli. Come a voler mettere subito dei paletti, nonostante la vicenda non fosse ancora ben delineata e fosse quindi troppo presto per potersi avventurare in un qualunque confronto serio con altre vicende giudiziarie. Infatti oggi, a meno di un mese dall’articolo, le vicende sono evolute in modo tale da far scrivere a due suoi colleghi de 'La Repubblica', Giuliano Foschini e Marco Mensurati, anche quest’ultimo per la verità ben noto a chi ha seguito le vicende di Calciopoli, un articolo dal titolo molto forte: "Costretto dalla mafia a vendere partite". II pentito Masiello interrogato ieri in segreto: "Mi minacciavano". Nel pezzo gli autori ricordano che “la mafia lo scorso anno ha bussato al campanello della serie A. Uomini del clan barese dei Parisi hanno aspettato i calciatori sotto casa, hanno frequentato gli spogliatoi, esercitato pressioni e minacce, distribuito mazzette e incassato denaro per combinare i risultati di una serie di partite: almeno quattro, ha ammesso ieri l'ex difensore biancorosso, oggi all´Atalanta, Andrea Masiello.” Anche il giornale rosa con Francesco Ceniti oggi si è occupato dell’interrogatorio di Masiello e scrive: “I reati sono pesantissimi: associazione per delinquere di stampo mafioso (l'articolo 416 bis), riciclaggio attraverso le scommesse e la frode sportiva.”

Insomma, i tratti che sta assumendo Scommessopoli possono considerarsi senza dubbio molto gravi e l’indagine rischia di allargarsi ulteriormente e di andare ben al di là delle grigliate di Moggi, delle pressioni sul Processo di Biscardi, delle presunte schede svizzere e di celle che si agganciano secondo lo schemino casereccio fatto a mano dal maresciallo Di Laroni.
(Credits: JU29RO.COM, Stefano Abruzzese)

L'Inter vuole il commissario in Lega. Intanto Cardinaletti e Carraro...

Lega di serie A a rischio commissario? Secondo alcune correnti di pensiero, il rischio ormai è concreto: la "macchina" funziona, grazie al lavoro del dg Marco Brunelli e del suo staff, e produce utili. Ma è l'aspetto "politico" che lascia perplessi: Maurizio Beretta si è dimesso lo scorso marzo da presidente ma non è mai stato sostituito. Essendo top manager di UniCredit, ha poco tempo da dedicare alla Confindustria del pallone e poi il sistema di governo, con tutti i poteri all'assemblea e non al consiglio, indubbiamente lo penalizza. Insomma, Beretta ha delle colpe. Ma non tutte le colpe. Ora bisogna uscire da questa situazione di empasse: Zamparini e Cellino se ne sono andati dall'ultima assemblea sbattendo la porta. Ernesto Paolillo, a. d. dell'Inter, è convinto che ci voglia il commissario e per questo ha rischiato di essere aggredito da Claudio Lotito, che, ovviamente, è lo sponsor n.1 di Beretta. Ma chi potrebbe essere il futuro presidente? Crescono le quotazione di Andrea Cardinaletti, appoggiato ( anche) dall'Inter. Cardinaletti è l'ex presidente del Credito Sportivo: e alla Banca dello sport, ora commissariata da Bankitalia, un paio di mesi fa, sembrava destinato Franco Carraro, il cui nome era stato fatto lo scorso anno anche per la Lega di Milano. Così come si parlava di Tullio Camiglieri, ex Sky, esperto di diritti tv e merchandising. Insomma, i giochi restano apertissimi. Ma una soluzione andrà trovata, e il più presto possibile. (Credits: Repubblica.it, Fulvio Bianchi)

Lo Juventus Stadium fa gol, anche vuoto tutti vogliono visitarlo

Turisti in coda davanti all’astronave bianconera

Come la Mole, più della Mole. Tutti in coda per vedere il nuovo simbolo di Torino: lo scintillante Juventus Stadium. Sì, l’astronave atterrata l’8 settembre alla Continassa da qualche settimana si può pure visitare. Ed è subito record: con sport-tourists di ogni età e ogni nazionalità che s’affrettano a prenotare un tour in un impianto che fa sognare. La gente non si accontenta più di godersi la partita a picco sul campo, grazie ad una delle visuali migliori del mondo: «Vuole accarezzare l’erba, spingersi fin nel cuore degli spogliatoi, toccare con mano le panchine - spiega il direttore commerciale e marketing della Juventus Francesco Calvo - e così il grande entusiasmo finisce per contagiare tifosi di ogni nazionalità, dal Paraguay al Cile fino alla Cina, per tacere delle tante richieste dei bianconeri europei». Aggiunge: «Ci sono stati casi di turisti che pur di visitare lo stadio si sono trattenuti in città più del previsto perché i tour erano già al completo e quindi hanno posticipato la partenza. Tanti gruppi di giovani, scolaresche e perfino una parrocchia con un seguito molto numeroso».

Il successo riscosso dallo stadio vuoto, o meglio, dell’icona-stadio, ha sorpreso persino gli addetti ai lavori: da novembre ad oggi si sono messi pazientemente in coda ben 16.200 tifosi. Per la precisione, la società ha aperto le porte del suo impianto, inaugurando lo «Juventus Stadium Tour» a partire dal 2 novembre. Da quel giorno sono diventate accessibili a tutti le aree «sacre» dello Juventus Stadium. Grazie ad una visita guidata che porta i tifosi a scoprire i luoghi più esclusivi del nuovo impianto. Il tour consente la visita di alcune aree hospitality Juventus Premium Club e la panchina della Juventus, di entrare nel cuore degli spogliatoi e, infine, di visitare le aree stampa e lo Juventus Store.

La visita è affidata a guide accuratamente selezionate da Juventus che accompagnano i tifosi durante tutti i momenti del tour snocciolando inediti particolari sulla vita dello Juventus Stadium. I tifosi stranieri, inoltre, possono vivere le stesse emozioni grazie alle audio guide tradotte in 4 lingue (inglese, francese, tedesco e spagnolo).

Oltre all'emozionante visita, a tutti i tifosi verrà consegnato un gadget ufficiale Juventus che potrà essere ritirato alla conclusione del tour, presso lo Juventus Store del vicino Centro Commerciale Area 12.

Presto, però, ci sarà un’altra grande novità che farà nuovamente moltiplicare le visite nell’area della Continassa: «Stiamo per aprire il Museo della Juventus - spiega il direttore commerciale Francesco Calvo - e siamo certi che si tratterà della punta di diamante di un tour che vedrà aumentare ancor di più il proprio pubblico». L’innovativo impianto bianconero oltre a esaltare lo spettacolo del calcio introduce in Italia un nuovo concetto di stadio che non vive soltanto la domenica, ma tutta la settimana. Un’agorà, un luogo aperto, spazioso e pieno di servizi: dai bar ai ristoranti, dagli store al baby parking. Si tratta insomma di un impianto dedicato a chi questo sport lo vive in tutti i suoi molteplici aspetti: dai tifosi, che grazie alla nuova struttura vivranno l’emozione di essere praticamente in campo, alle famiglie che hanno a disposizione un ambiente tranquillo e sicuro con servizi dedicati per i più piccoli. Uno stadio che fa sognare anche quando i suoi campioni restano a casa.
(Credits: LaStampa.it, Emanuela Minucci)

Thursday, January 26, 2012

Briamonte, la promessa: «Non ci fermiamo»

L’avvocato: «La Juve continuerà a perseguire chi ha sbagliato anche quando non ricoprirà più le cariche attuali. Faremo danno a chi ci ha creato danno»

TORINO - La sensazione è che il presidente Andrea Agnelli quando sceglie le figure più importanti a cui affidare responsabilità di primo livello per la sua Juventus non si limiti a valutare curriculum e colloqui. In ufficio deve nascondere una sorta di metal detector speciale, in grado di rilevare quanta grinta uno possiede in corpo. Perché se in campo la squadra aggredisce l’avversario con la famelicità che era il marchio di fabbrica di Conte giocatore, chiedere ai lupi giallorossi sbranati l’altra sera allo Juventus Stadium, dietro la scrivania e in particolar modo in tribunale, il team di legali juventini è diretto dall’avvocato Michele Briamonte che a livello di determinazione può tenere testa all’allenatore.

SUPERLAVORO - Ad accomunare poi Briamonte e Conte è la mole di lavoro che non solo non spaventa i due, ma anzi galvanizza entrambi, Soltanto così si può spiegare, per esempio, il fatto che in questi ultimi mesi la Juventus abbia aperto il varco per stilare il nuovo contratto dei calciatori ispirato alla filosofia statunitense delle star dello sport professionistico. Ma c’è molto di più. Briamonte, infatti, sta portando avanti la battaglia della Juventus in merito a Calciopoli. In ballo, sostanzialmente, due obiettivi: la revisione dell’attribuzione dello scudetto 2006 dato allì’Inter per i noti fatti calciopoleschi emersi da un’inchiesta risultata nel tempo “smagliata” e ottenere un risarcimento economico dalla Federazione Gioco Calcio a cui è stato fatto un conticino da oltre 440 milioni di euro.

SILURI IN AULA - In attesa che Gianni Petrucci , presidente del Coni, riesca a concretizzare a Roma una seconda puntata del tavolo della pace, ieri, all’Università di Milano, si è tenuta una tavola rotonda sul tema “Diritto Sportivo e Giustizia Sportiva” a cui era invitato anche Michele Briamonte. L’avvocato bianconero, dopo aver espresso i propri giudizi sui temi specifici legati al corso di perfezionamento post laurea, è entrato a gamba tesa su ciò che riguarda il rapporto Juventus e Calciopoli. E così rispondendo alle accuse di doping legale, ha replicato secco: «Doping Legale? Non mi sembra giusto parlare di doping legale. Purtroppo ci sono persone antiche e non aggiornate che si accorgono in ritardo che il mondo si muove. Allora parliamo pure di narcolessia». Che, per chi non lo sapesse, è una malattia neurologica, non psichiatrica, caratterizzata da eccessiva sonnolenza diurna. Ma c’è di più, perché, ieri a Milano, nell’aula universitaria sono volati siluri ancora più roboanti con obiettivi precisi. Per esempio questo: «Le nostre azioni Legali? Faremo ricorso alla Corte d’Appello di Roma contro la decisione del Tnas. Quando ci fermeremo? L’obiettivo è fare danno a chi ci ha fatto danno, andremo avanti a oltranza sino a quando ci saranno strade legali percorribili. Anche perché una cosa è certa. La Juventus ha saputo resistere a cosa ha subito e esisterà anche in futuro quando continuerà a perseguire i responsabili anche se nel frattempo avranno smesso di ricoprire le cariche attuali o quelle avute». Insomma, altro che venti di pace. La Juventus è determinatissima a proseguire sulla propria linea, chiedendo giustizia nei tribunali competenti e rigettando con decisioni favoritismi inesistenti: «Non bisogna creare false illusioni sulla questione stadi. L’amministratore delegato dell’Inter, Ernesto Paolillo , ha detto che abbiamo ricevuto in regalo il terreno. Peccato non sia vero, l’abbiamo pagato al comune 25 milioni». Punto e a capo.

(Credits: Tuttosport.com, Marco Bo)

Avv. Briamonte: "Danni Calciopoli: è già in azione la Corte dei Conti"

TORINO, 26 gennaio 2012 - «La Juventus ricorrerà in tutte le sedi per arrecare danno a chi le ha arrecato danno in Calciopoli. E’ doping legale? Lo dice chi è narcotizzato. La Corte dei conti ha appena aperto un fascicolo per possibile responsabilità erariale su chi ha preso determinate decisioni. Ora avanti con la Corte d’appello: annulli il lodo Tnas»: così l’avvocato Michele Briamonte all’apertura del Corso di Colantuoni su diritto sportivo e giustizia sportiva all’Università Statale di Milano.

(Credits: GdS, Mirko Graziano)

Juve, l'avv. Briamonte: "Continueremo a far danni a chi ci ha fatto danni"

"E' doping legale? Lo dice chi è narcotizzato..."

TORINO, 26 gennaio 2012
- La questione dello scudetto 2006 resta viva e si infila nelle aule dell’Università Cattolica, dove ieri ad inaugurare il «Corso di diritto sportivo e giustizia sportiva» era presente l’avvocato della Juventus, Michele Briamonte. Quest’ultimo, sullo spinoso tema legato al tricolore assegnato d’ufficio all’Inter, sottolinea: «La Juve proseguirà nelle sue azioni legali, continueremo a fare danni a chi ci ha fatto danni. La Juventus resterà, mentre a loro (le istituzioni e l’Inter, ndr) resteranno le cause». E ancora, con un riferimento allo sfogo del presidente del Coni, Gianni Petrucci, che portò al tavolo della pace: «Più di doping legale si tratta di narcolessi di chi lo dice e non vede la realtà».

(Credits: La Stampa, Marco Ansaldo)

Video: Il colpo di genio



Ovviamente il titolo non si riferisce al bellissimo gol di Alessandro Del Piero, con il video riportato (realizzato da un tifoso presente in curva) che testimonia l'esultanza di tutto lo stadio. Si riferisce bensì a un episodio non mostrato dalle telecamere della Rai durante la diretta della partita, impegnate come erano a seguire i festeggiamenti dei giocatori.
Chi ha visto la partita in TV (come noi, purtroppo) ha notato, poco dopo il gol, solerti proteste da parte dei giocatori romanisti, pensando che riguardassero una presunta posizione di fuorigioco di Borriello (che poi le immagini hanno dimostrato non esserci, con buona pace di Civoli, Cerqueti e compagnia rosicante). Tutto sommato ci potevano stare, anche se sono sembrate esageratamente prolungate, la posizione dell'attaccante era dubbia e si sa come funziona in campo: più si protesta meglio è, soprattutto quando si gioca contro una certa squadra.
Ma... quando chi era allo stadio ci ha spiegato come in realtà erano andate le cose abbiamo stentato a crederci, e abbiamo avuto una reazione tra il divertito e lo sconfortato. Nelle immagini, se pur di qualità non certo professionale, si nota infatti che, mentre i giocatori della Juventus stanno riprendendo posizione nella propria metà campo, i giallorossi battono in fretta e furia il calcio d'inizio di loro iniziativa, Totti fa qualche metro palla al piede e calcia la palla verso la porta sguarnita, tra l'altro prendendo in pieno il palo. Seguono quindi le proteste.
Rimane da capire dove volessero arrivare i giallorossi dato che l'arbitro Banti, che ne ha fatte di tutti i colori durante la partita, per fortuna ha avuto la dignità di non cascare in questa pantomima fermando i giocatori, visto che evidentemente non aveva fischiato la ripresa del gioco come previsto dal regolamento. Provarci ci può anche stare, magari per disperazione, anche se scadendo in una situazione abbastanza grottesca per non dire patetica, ma anche le proteste vibrate ci volevano?
Dunque ci rivolgiamo ai lettori per la risoluzione di questo mistero: Totti e compagni per cosa hanno protestato?
Per la dimensione irregolare delle porte del nuovo stadio bianconero, che non ha permesso "ar pupone" di mettere il pallone in porta almeno per finta?
Per la deviazione della palla dovuta al "vento del nord", con conseguente figuraccia "der capitano"?
Per la mancata revisione al regolamento durante la partita, come ai bei tempi di Nakata, con conseguente convalida postuma del gol (ma si è almeno accorto di aver preso il palo a porta vuota?)
Volevano l'assegnazione morale del gol perché, anche se sul palo e a gioco fermo, il tiro era bello e andava premiato?
Perché dopo "er gò de Turone", "er controfallo de Cicinho", ed "er guanto de non zo più chi", volevano a tutti i costi anche "er palo der Pupone"?
Per solidarietà con le proteste dei camionisti?
A questo punto "voglio sentire Lollobrigida" (cit.)
(Credits: JU29RO.COM)

Wednesday, January 25, 2012

Er solito complotto, parte decima. Speciale Coppa Italia

Ecco 'r solito complotto,
oggi tocca ar signor Banti
ma stavorta ce speramo,
ce credemo tutti quanti.

Visto Totti cor Cesena?
'Mmazza se j'ha fatto male,
'nfatti dice la Scarnati
ch'ora torna 'n Nazionale

Ma è l'insieme che m'esarta
tra spagnoli e americani
perchè poi a vedecce in campo
'n po' sembramo catalani

leggo er tweet de Jose' Angel:
"Dai che oggi li battiamo!"
lo conferma Luisseriche:
"Imbattuti? Oggi vediamo.."

E me sale 'n gran fomento
ascortando le mie radio
sai che faccio? pijo 'r treno
e stasera sso' allo ssadio

So'arivato, quant'è freddo
e 'n c'è manco 'r Colosseo
ma stasera li sfonnamo,
ipotecamo sto trofeo

Daje, eccomi allo ssadio,
ho paura che me crolla
perchè ha detto Guariniello
che l'acciaio è pastafrolla

Certo ammazza che calore
sti bassardi juventini
ecco, manco è cominciata
ha già segnato Giaccherini

Guarda poi che grande go'
fatto da'n campione vero
porta 'r dieci, è 'r capitano
sì, ma è quello bianconero

E sto tifo ch'è n'inferno
'mmazza senti che bordello
ecco ora crolla tutto,
come dice Guariniello

Daje Roma rimontamo
daje manca ancora 'n po'
sì, ma per un'espursione
e pe prenne n'artro go'.

E' finita, tre fischioni
'mmazza quanto ho rosicato
e ora ar freddo pijo er treno,
penso a cosa non è andato

Parto da Di Benedetto
ch'allo ssadio porta rogna
penso ar twitter de quell'artro
che poi manco se vergogna

ma se poi lo devo dì
se devo essere sincero
penso pure ai capitani:
prima a quello bianconero

che avrà pure 38 anni
la cariera ch'è finita
ma che classe, che eleganza
e ce purga da 'na vita

mentre'r nostro, tocca dillo
è'n fenomeno se è 'n vena,
però mai co la Juventus,
e quasi sempre cor Cesena.

Forza Juve. I love football.

Massimo Zampini

(Credits: Vecchiasignora.com)

Allarme Platini, club sempre più in rosso: a rischio anche Juve, Milan e Inter

Entro fine 2013 deficit massimo di bilancio a 45 mln

Profondo rosso. I club europei spendono più di quello che guadagnano, la situazione è fuori controllo: oggi a Nyon, il presidente dell’Uefa, Michel Platini, svelerà lo stato di salute dei club, svelando la “relazione comparativa dell’anno 2010”. Questo, spiega l’Uefa, nell’ottica di portare avanti il processo del fair play finanziario, che può, deve, dare “maggiore stabilità finanziaria al calcio e ridurre quegli eccessi che hanno messo in difficoltà molti club negli ultimi tempi”. La situazione, rispetto a un anno fa, è addirittura peggiorata: lo spauracchio del fair play non ha spaventato nessuno. Lo scorso anno i dati erano già allarmanti: ricavi 11,7 miliardi di euro, costi 12,9 miliardi, perdite record di 1,2 miliardi (con un incremento dell’85% rispetto all’anno precedente!). Questo primato oggi sarà battuto. Ad affondare i club erano (e sono) gli stipendi dei calciatori che incidono mediamente per il 64% del fatturato (in Italia il 72%). Platini l’11 gennaio 2011 ci disse: «Tagliare gli ingaggi è l’unica salvezza per i club. Le star che oggi prendono 15 milioni si accontenteranno di due o tre: sempre venti volte più di Pelè...». Non lo ha ascoltato nessuno. Il fair play andrà in vigore nel 2014, il prossimo 22 marzo a Istanbul verranno approvate le sanzioni che vanno dal blocco del mercato europeo (non di campionato), alla trattenuta dei premi Uefa sino all’esclusione da Champions ed Europa League. Moltissimi grossi club (lo scorso anno erano 11) sarebbero a forte rischio e qualcuno non si potrebbe nemmeno iscrivere alle Coppe. City, Chelsea, Manchester United, Barça, Milan, Inter, Juve e altri (presto anche il Psg) non rispettano i parametri Uefa e dovranno “ripulire” i loro bilanci, portando entro fine 2013 il deficit a un massimo di 45 mln di euro. Ma sceicchi e Abramovich vari se ne infischiano dell’Uefa, e continuano a spendere: qualche club ha già minacciato di rivolgersi ai tribunali civili o di organizzare per conto suo una Superlega. Come reagirà Platini? Tra l’altro l’ex campione franco-juventino si trova in una situazione imbarazzante: è stato “sponsor”, con Sarkozy, dello sceicco Al Thani, figlio dell’emiro ed erede al trono del Qatar, che ha acquistato il Psg. Il club francese fa parte del fondo sovrano Qsi per cui lavora anche il figlio di Platini, l’avvocato trentatreene Laurent. Un bel guaio. Inoltre Al Thani, che ha portato i Mondiali 2022 di calcio in Qatar (a 40 gradi) e ora ha candidato Doha per l’Olimpiade 2020, è cugino dello sceicco Mansour bin Zayed al Nayan, proprietario del City. Il fair play anche in Italia viene vissuto come un’imposizione poco gradita. Umberto Gandini, direttore organizzativo del Milan e vicepresidente dell’Eca (European Club Association), è perplesso: «Come Eca, appoggiamo la linea di Platini ma siamo consapevoli che sia necessario un equilibrio». Preoccupato Ernesto Paolillo, ad dell’Inter: «In un paio d’anni i club italiani rischiano di essere meno competitivi in Europa: non si potrà più ripianare grazie agli aumenti di capitale e i nostri ricavi potranno crescere ben poco, visti gli stadi. Si dovrà tagliare gli ingaggi...». Vallo a spiegare a Milito e c.
(Credits: Repubblica, Fulvio Bianchi)

Gazzetta - Non c'è fuorigioco nell'azione del gol di Del Piero

Sono ingiustificate le proteste della Roma contro l'arbitro Banti, per il presunto fuorigioco di Borriello nell'azione che ha portato al favoloso gol di Alessandro Del Piero. L'ex attaccante giallorossi, infatti, è in posizione regolare, come hanno chiaramente evidenziato le moviole televisive e quella de "La Gazzetta dello Sport": "In avvio, Conte protesta per un mani di Heinze. E in area vanno giù Del Piero e Borriello, senza conseguenze - si legge sulla moviola della rosea, firmata da Luca Borioni -. Quando il capitano firma a modo suo il gol del raddoppio bianconero, i giallorossi contestano la presunta posizione irregolare di Borriello su passaggio dello stesso Del Piero: ma il replay conferma che non c’è stato fuorigioco. Dopo l’intervallo, Simplicio entra duro su Estigarribia ed è ammonito. Poi c’è il rosso a Lamela, inevitabile perché l’argentino, con il pallone non a distanza di gioco, si strattona con Chiellini e a terra rifila un calcio al difensore. L’assistente lo vede. Barzagli spinge Kjaer e rischia il rigore. Matri ne chiede uno su un tiro respinto da Heinze con il braccio. Si chiude con il braccio teso di Krasic su Pjanic: bianconero ammonito".
(Credits: TuttoJuve.com)

Se l'Inter si lamenta di Sky, cosa dovrebbe mai fare la Juventus con la Rai?

Se l'Inter protesta con Sky, che deve fare la Juve con la Rai?

Giungono echi di Moratti che se la prende con gli organi di informazione ("Se le proteste della Lazio sull'arbitraggio mi hanno fatto arrabbiare? No, più che altro quelle della stampa") e in particolare con Sky: non gli son piaciuti alcuni commenti, in realtà solo altrettante verità indigeste per i colori nerazzurri, da parte della coppia Caressa-Bergomi, quest'ultimo di sicura fede nerazzurra peraltro. Non avrebbero dovuto evidenziare che Pazzini ha segnato in fuorigioco, e avrebbero dovuto tacere su un tocco di braccio di Lucio che avrebbe dovuto portare alla concessione di un rigore a favore della Lazio. Ed ecco che Moratti definisce la telecronaca come "incredibile, che mi ha fatto girare le scatole".
Ma se l'Inter si adonta per la telecronaca, peraltro aderente alla realtà, che dovrebbero dire i tifosi juventini che ieri sera hanno assistito con raccapriccio non solo alle 'prodezze' di Banti ma anche alle 'amenità' profuse da Gianni Cerqueti che, spaventato dall'aver visto e ammesso un tocco di mano in area di Heinze (che ci avrebbe riprovato nel finale, sempre impunito), cominciava a favoleggiare di un fuorigioco di Borriello sul goal di Del Piero, su altri due contatti in area su Borriello, sempre peraltro indulgente sulle topiche del direttore di gara che ne combinava una più che Bertoldo, sorvolando su più di un brutto fallo dei giallorossi per poi ammonire Estigarribia che non aveva udito il fischio dell'arbitro che lo fermava su una segnalazione di offside (e Conte diventava una furia...). E dopo aver assistito a questo scempio, i tifosi bianconeri venivano invitati a pagare il canone: che dovrebbe servire a retribuire Cerqueti.
(Credits: JU29RO.COM)

Lo stadio che disturba il calcio

In una recente intervista pubblicata da Panorama Ernesto Paolillo, dopo aver pontificato sul fairplay finanziario (sebbene l'Inter produca una perdita annuale media nell'ordine dei 100 milioni di euro) afferma: "Manca la legge sugli stadi che permetterà di capire quanto commerciale si può fare intorno all'impianto. Senza è impossibile fare budget. La Juventus è stata brava a non farsi sfuggire l'occasione di uno stadio regalato dal Comune, altrove bisogna acquistare il terreno ed è impossibile muoversi senza sapere qual è il budget."
Regalato dal Comune? Se fosse come sostiene Paolillo gli amministratori torinesi dell'epoca dovrebbero essere indagati per aver regalato un bene pubblico ad una società privata. Ma le cose, come tutti ben sanno, sono andate in modo sensibilmente diverso. E per scoprirlo basta semplicemente leggere le delibere del comune di Torino, che ovviamente sono documenti pubblici consultabili sia da Paolillo che da Panorama. E nella delibera del consiglio comunale del 17 febbraio 2003 tra l'altro si legge: "... Numerosi e successivi contatti con la Juventus F.C. S.p.A., consentivano di addivenire ad un accordo per la costituzione del diritto di superficie per 99 anni sull'area su cui sorge lo Stadio delle Alpi, verso corresponsione da parte della stessa società di una somma che, in relazione alla durata del costituendo diritto, è stata quantificata in Euro 25.000.000,00."
Si tratta quindi di una cessione del diritto di superficie per 99 anni al costo di 25 milioni di euro, da rinnovare onerosamente allo scadere, con demolizione del vecchio stadio e costruzione del nuovo impianto con investimento esclusivamente a carico della Juventus (che ha sfruttato sì un finanziamento agevolato, ma che deve essere restituito!)
E questo per Paolillo equivale ad uno stadio regalato? Ma in fondo c'è da capire il dirigente interista, l'invidia è un sentimento umano, e l'Inter aveva manifestato l'idea di costruire uno stadio di proprietà da edificare sul terreno di una caserma in dismissione (caserma Santa Barbara, molto vicina a San Siro), magari il Ministero della Difesa avrà offerto lo stesso tipo di "regalo" fatto dal comune di Torino alla Juventus e l'Inter, viste le sue finanze, magari avrà preferito non accettare questi tipi di "regali".
(Credits: JU29RO.COM)

Tuesday, January 24, 2012

Baruffe di Lega: niente vicepresidente, Zamparini e Cellino lasciano l'assemblea denunciando la mancanza di legalità e di democrazia.

Maretta in Lega

Acque agitate all'interno della Lega di serie A; ieri era in programma l'elezione del vicepresidente, il candidato era Preziosi: fumata nera, 11 voti non son bastati, ne servivano 14. Ma Preziosi non se l'è presa più di tanto: "Io non ho chiesto niente - aveva detto già prima di entrare - ringrazio chi ha fatto il mio nome. Non sono un problema, non è che la notte non dormo per una carica. Io faccio un altro mestiere che mi prende molto tempo soprattutto ora che c'è crisi internazionale. La Lega vuole affermare un po' di autonomia, forse è questo il nodo: dare un contributo a cambiare certe leggi obsolete". E poi ha commentato: "Sono stato definito bancarottiere, difficile che io possa rappresentare la Lega. Sono stato l'unico a pagare nel calcio, con una squalifica di sette anni. Allora perché sono dentro la Lega? Forse qualcuno pensa che io non sia un bancarottiere, al contrario di un giudice spinto dal movimento popolare a Como. C'è molta ipocrisia". E all'uscita, dopo la mancata elezione: "Non è un problema, come non dobbiamo drammatizzare l'abbandono dell'assemblea di Zamparini e Cellino. Il calcio è comunque salvo, il vicepresidente lo eleggeremo nel corso della prossima assemblea".
Già, l'abbandono di Zamparini e Cellino. Perché Zamparini e Cellino, da tempo critici nei confronti di un Beretta dimissionario da maggio e tuttora a mezzo servizio tra la Lega di A e Unicredit. la loro posizione era nota da tempo, ma ieri hanno apertamente indossando le vesti dei contestatori abbandonando l'assemblea. "Non c'è legalità, non c'è democrazia" urlano lasciando la compagnia, e Zamparini spiega: "Va ristabilita la legalità, abbiamo un presidente che ha dato le dimissioni tempo fa. Qui si continua a tirare avanti, decidano se vogliono un nuovo presidente piuttosto che continuare questa vacatio. Non ritengo che in questa Lega ci sia legalità, non ritengo ci sia democrazia. Mi dispiace di essere uno dei fondatori della lega di serie A che non funziona, che non esiste. Io e Cellino ce ne siamo andati e riteniamo di non ritornare fino a quando questa Lega non torna a funzionare nella maniera dovuta secondo la legge. A qualcuno va bene che questa lega sia senza forza, è una situazione incredibile, è come se il Paese fosse senza governo e non viene nominato". Ha precisato però che le sue parole non toccavano le persone di Preziosi e Lotito, in merito all'elezione, poi sfumata, del vicepresidente.
E Lotito è un altro tema spinoso: inviso a più d'uno per la sua indole accentratrice e la sua stretta amicizia con Beretta (che si è guadagnato perciò l'epiteto 'Dimmi Claudio'), non avrebbe dovuto essere lì come rappresentante della Lazio, stanti le regole vigenti che dopo la condanna a Napoli lo hanno di fatto sospeso; ma c'era, forte della sua carica di consigliere federale che gli consente di presenziare alle assemblee di Lega.
E così, fallite le elezioni, si è riusciti solo a dare il benestare alla ripartizione della mutualità secondo la proposta della Federazione: 182 milioni di euro, per il pregresso, che vanno alla serie B e al resto del movimento.
Ineffabile, come al solito, Beretta: ''La mia posizione, semplice, è sempre la stessa: ditemi quando siete pronti per sostituirmi e io me ne vado, sono pronto a favorire un ricambio condiviso, ma non è interesse della Lega una crisi al buio. La Lega di serie A peraltro continua a funzionare al meglio, anche se diversi presidenti sembrano vivere come un'ingerenza la presenza di Coni e Federazione. La legge Melandri ha cambiato il Dna della Lega da associazione sportiva a un organismo che deve gestire il 70% di tutte le risorse del calcio''. Ma Preziosi era davvero ineleggibile? gli viene chiesto. ''Non è così secondo i nostri legali, non voleva certo essere una sfida a nessuno, anzi contesto l'idea che si debbano leggere i fatti come una sfida. Secondo noi, in maniera molto serena, per esempio l'art. 22 delle Noif è un problema di lettura. Ma non credo che argomentare sia di per sé una sfida. Qui, oltre allo sport, la Lega è l'equivalente di un board che fattura un miliardo l'anno. Di questo ci si sta accorgendo piano piano''.
(Credits: JU29RO.COM)

Addio tessera del tifoso. Ecco quello che succederà

Addio tessera del tifoso. Finalmente una buona notizia: al Viminale stanno pensando a novità importanti per la prossima stagione e dopo aver incontrato i club di B, presto incontreranno anche quelli di A. Non ci sarà più la tessera del tifoso (ora sono oltre 800.000) come è adesso, che per molti, e non a torto, era diventata la tessera del Viminale, e qualche club l'aveva fatta diventare anche la tessera-business (ma una sentenza del Consiglio di Stato ha dato loro torto). Non si chiamerà più tessera del tifoso, e non sarà più abbinata agli abbonamenti, cosa che aveva suscitato non poche proteste. Si sta studiando qualcosa per regolamentare le trasferte (dove ormai vanno in pochi) e soprattutto si vuole fare in modo che ci siano maggiore trasparenza e minori disagi per i tifosi (perbene), a volte costretti ad autentiche peripezie per andare allo stadio. E' soddisfatto, almeno in parte, l'avvocato romano Lorenzo Contucci, difensore (anche) di molti tifosi: "Ma adesso bisogna abolire anche l'articolo 9 della legge Amato. E' assurdo che impedisca ad un tifoso di avere la tessera se ha avuto delle condanne da stadio, anche nel lontano passato. Lo stesso Osservatorio del Viminale ha detto che va abolito. Sarebbe un ulteriore successo, dopo quello sulla privacy e quello del business...". E' assurdo che in curva si possano trovare pluripregiudicati per rapina (ci sono, come no) e non abbia diritti ad avere il biglietto, o la tessera, chi magari ha acceso un fumogeno cinque anni fa. Il ministro Annamaria Cancellieri si è insediata da poco ma ha preso a cuore il problema. Tra l'altro, è una tifosa di calcio. Per essere più precisi, è tifosa della Roma e suo figlio, come dirigente UniCredit, ha avuto un ruolo importante nel passaggio del club dai Sensi agli americani. Nuovo ministro e nuovo anche nuovo responsabile dell'Osservatorio. E' Roberto Sgalla, che già conosce bene il mondo del calcio: "Il tifoso deve percepire lo stadio come un luogo sicuro, dove si va con gli amici per godersi la partita e non si rischia nulla. Noi stiamo lavorando per arrivare a questo". Presto verranno rivelati i dati del girone d'andata: sono tutti estremamente positivi. Meno incidenti, meno feriti, meno arresti e denunce. Risparmio di uomini, mezzi e lacrimogeni. Un passo avanti notevole, anche se ancora molto deve essere fatto.

Dal 2007-'08 anche in Italia ci sono gli steward: ne vengono impiegati circa 190.000 in una stagione. Il decreto dell'ex ministro Maroni del 28 luglio 2011 dà maggiori poteri agli steward: potranno anche perquisire gli spettatori con la tecnica del pat-down, già in uso negli areoporti. Ma queste norme non sono ancora in vigore, il Viminale sta mettendo a punto in questi giorni il regolamento. L'obiettivo, come all'estero, è arrivare a stadi dove non si vedono più poliziotti, dove non ci sono barriere. Dove si assiste alla partita in piena sicurezza. Ma non facciamo, per favore, i soliti paragoni (impossibili) col sistema inglese. La verità è che in Inghilterra non ci sono più incidenti negli stadi ma fuori sì, anche se molto sovente vengono nascosti all'opinione pubblica. La verità è che in Inghilterra è stato messo a punto, dopo l'Heysel, un sistema repressivo durissimo e, alzando i prezzi dei biglietti, i tifosi meno abbienti sono stati tenuti lontani dagli stadi (che peraltro sono pieni). In Inghilterra gli impianti sono di proprietà dei club che possono anche stabilire di escludere a vita (sì, avete letto bene: a vita...) chi supera una mini-barriera e invade il campo magari solo per esultare, non per picchiare l'arbitro. In Italia sarebbe possibile? No, per fortuna. Guardiamo in casa nostra, senza ispirarci a un modo di vivere, una mentalità e una legislazione che non ci appartengono. Gli stadi italiani devono essere proprietà dei club ma la legge giace da un paio d'anni alla settima commissione cultura e sport della Camera. Una vergogna per i nostri politici: eppure si ricordano di mandare l'auto blu a ritirare i biglietti (gratuiti, ovviamente) per la tribuna vip... La Juventus ha uno stadio di proprietà, e lì i tifosi si sentono a casa: nessuno d'altronde si sogna di distruggere i bagni a casa propria. Questa è la strada. Bisogna riportare anche il folclore, l'allegria negli stadi: dove sono finite le bandiere? Gli striscioni allegri, goliardici? Il calcio è anche sfottò. Se davvero è finita l'emergenza, allora riapriamo le porte anche al tifo, ricordandoci che ultrà non vuole dire teppista, ma solo un modo di ragionare e amare la propria squadra. Fra gli ultrà ci sono delinquenti come ci sono fra i giornalisti e i poliziotti (di recente alcuni sono stati rinviati a giudizio perché hanno pestato un tifoso..), ma i delinquenti, di qualsiasi genere siano, vanno messi in condizione di non nuocere. La caccia all'ultrà, la repressione, deve finire.
(Credits: Repubblica.it, Fulvio Bianchi)