Google

Friday, June 01, 2012

Buffon non è indagato, almeno non dalla Procura. Cari colleghi, questo non è giornalismo

"Allo stato questo ufficio non ha in programma iniziative investigative nei confronti del predetto Buffon, che non risulta tra gli indagati" è l'incipit della lettera di Cesare Parodi, sostituto procuratore di Torino, allegata all'informativa della Procura del Tribunale di Cremona (13 giugno 2011), inviata per ricevere notizie relative a Buffon (vedi allegato).
La Procura aveva ricevuto segnalazioni di un istitituto di credito su presunte operazioni sospette di Buffon e di altri soggetti a lui collegati, per cui aveva richiesto copia di certi documenti. In effetti un conto corrente a lui intestato registrava dei movimenti anomali tra gennaio-settembre 2010: trattasi soprattutto di 14 assegni bancari per Alfieri Massimo (titolare di una tabaccheria) dell'importo complessivo di euro 1.585.000. Il legale di Buffon, Corini, ha giustificato la somma così ingente per motivi personali del calciatore, tra cui la compravendita di alcuni immobili a Parma.
"Non si dispone di informazioni su possibili canali di ritorno delle somme 'investite' per il tramite dell'Alfieri", così riporta l'annotazione del maresciallo della guardia di finanza di Torino, Fasano.
Ad oggi, quindi, Buffon non è indagato e ricordo inoltre che l’inchiesta giudiziaria per scommesse che nel 2006 lo aveva visto nel registro dei sospetti fu archiviata. Acqua passata, quindi.
La stampa italiana, come al solito ormai, apre processi mediatici, processi "fantasmi". Così è nella cronaca, così è nel mondo del calcio. Tutti pronti a puntare un dito per accaparrarsi quanti più lettori possibili. Ma dove porta tutto questo? Ne perdiamo in credibilità. Ci ritroviamo con pagine come questa qui sotto, che gettano fango su personaggi noti e non, magari per nulla colpevoli... eppure sospettati "a vita".

Si cercano i colpevoli, si cerca chi mettere alla gogna, si cerca lo scoop. Ma chi risponde di queste accuse infondate? Chi è colpevole di questa situazione paradossale?
Andrea Agnelli è stato intervistato da La Stampa, e lasciando perdere la difesa nei confronti del portiere bianconero che le varie tifoserie potrebbero tranquillamente snobbare, ha espresso dei concetti con cui mi sento di concordare pienamente:
"Quello che sicuramente è singolare, è che questa informativa esca oggi. Il fatto poi che Buffon non sia neppure indagato, stupisce doppiamente. Così come è singolare, e grave, che oggi venga pubblicata l’iscrizione nel registro degli indagati da parte di Cremona, trasmessa a Bari, dove si trovano anche nomi di persone che, a oggi, sono state sentite solo come semplici testimoni”.
E soprattutto:
"Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi in maniera severa, perché si tocca la credibilità, i sogni della gente. Però non bisogna far confusione con quello che può essere un logico ragionamento sportivo, e qui dò un sostegno alle parole di Buffon. È chiaro che se serve un punto a me per la Champions e uno a te per salvarti, difficilmente uno gioca con il coltello tra i denti. Fa parte del mondo dello sport e nulla ha a che vedere con l’arrangiare le partite o le combine. Il problema è serio, ed è sacrosanto che la magistratura sportiva e ordinaria utilizzi tutti i mezzi in suo possesso per fare chiarezza. Quello che è fastidioso è come queste vicende vengono enfatizzate e spettacolarizzate".
Doveva essere una semplice nota riservata inviata dalla procura di Torino a quella di Cremona, per accertamenti e invece è diventata un'indagine web. Storia di ordinaria democrazia all'italiana! Ricordo l'amarezza di Buffon durante il suo sfogo in conferenza stampa dell'altro ieri:
"Vabbè il mondo sta andando così e aggiungo che sta andando male. Resto dell’idea che la prima cosa da preservare sia la democrazia e la libertà di pensiero degli altri. Nella vita bisogna prendersi le responsabilità, ed io me le sono sempre prese. E poi da gente come voi mi tocca sentire le paternali...".
E sulla sua pagina Facebook: silenzio sull'argomento. Bella mossa Gigi! Scusatemi, ma si può spiegare l'accanimento forzato anche col fatto che parliamo di colori bianconeri... io qualche dubbio ce l'ho!
(Credits: mobile.agoravox.it)

Un po’ di chiarezza su Gigi Buffon (basta leggere le carte)

Da ieri si è letto di tutto su di lui: si va dalla richiesta esplicita di “mandarlo a casa”, al togliergli la fascia di capitano e c’è chi ha persino chiamato “esperti di patologie” per ricordargli che gli scommettitori incalliti sono “vittime di un tumore”. Insomma non ci siamo fatti mancare niente. La mia domanda, semplice, è: ma qualcuno di questi filosofi ha veramente letto (e soprattutto compreso) il carteggio (riservato) pubblicato (illegalmente) ieri?
Facendolo, si scopre che il Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Torino, Gruppo Tutela Mercato Capitali – Sezione Riciclaggio, riceve dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza una “delega” (non è un termine tecnico, ma ci capiamo tutti) per approfondire una segnalazione pervenuta da un istituto di credito che “ipotizza che le liquidità possano essere oggetto di scommesse vietate”. E’ l’istituto di credito, quindi, che sospetta inizialmente delle movimentazioni di Buffon, e non la procura. L’istituto segnala l’emissione, dal gennaio 2010 al settembre 2010, di 14 assegni bancari per un totale di 1.585.000 euro, tutti a favore di A.M. (iniziali), titolare di una tabaccheria abilitata, tra l’altro, alle scommesse calcistiche. Su richiesta di chiarimenti dell’istituto di credito, l’avv. Corini, legale di Buffon, a tutela della privacy del suo assistito non dettaglia sulle operazioni (per uscire dal legalese e tra parentesi: “Saranno ca__i suoi?”). E’ a questo punto che l’istituto di credito, insospettitosi per la non risposta, “ipotizza che le liquidità possano essere oggetto di scommesse vietate” ricordando un precedente di Buffon protagonista di operazioni sospette analoghe e segnala.
Vengono effettuati degli approfondimenti dall’Unità di Informazione della Banca d’Italia sui vari conti correnti e – al di là delle suggestioni e delle ipotesi (senza riscontro) avanzate – l’unico assegno con causale è del 13 settembre 2010 e riporta la descrizione “I rata orologi”. L’importo incassato dal M.A. con quest’ultimo assegno viene per la somma di 175.000 euro versato nel conto corrente personale, e per la restante parte utilizzata per sottoscrivere titoli Pirelli & C. Real Estate, quindi in operazioni private e non legate alle scommesse. Conclusione: il sospetto è che Buffon finanzi M.A. e questi intaschi e poi in maniera quasi sovrapponibile (non del tutto in realtà, ma la non corrispondenza è giudicata verosimile) versi a Lottomatica e a Lis Finanziaria SpA (società del gruppo Lottomatica). Se non fosse questo il suo lavoro, saremmo alla pistola fumante. E invece è esattamente il suo lavoro. Ciò è comunque sufficiente, visti i precedenti di Buffon (decisivi per tale valutazione), per far sì che non sia “possibile non escludere a priori che il soggetto segnalato abbia posto in essere un’intensa attività finanziaria legata al mondo delle scommesse sportive” e per inviare, in data 13.06.2011, l’intera documentazione al Proc. Agg. Perduca della Procura di Torino.
La vicenda prosegue senza reali approfondimenti o interrogatori (non è dimostrabile nulla) fino a che, a seguito di un’intercettazione apparsa su “La Stampa” il 28.12.2011 (6 mesi dopo) nella quale un arrestato di Cremona, Nicola Santoni, nomina proprio Buffon con riferimenti a possibili scommesse, la Procura di Torino chiede in data 29.12.2011 (il giorno dopo l’articolo) al dott. Di Martino una copia degli atti in suo possesso (dell’intercettazione, insomma). A seguito della richiesta, la procura di Cremona invia in data 16.01.2012 il testo dell’intercettazione precisando come Buffon non sia ad alcun titolo indagato per scommesse.
Buffon non risulta perciò formalmente indagato per scommesse, ma la procura di Torino ha nel cassetto il carteggio della Guardia di Finanza e, non avendo riscontri concreti, verificava se potessero uscire fuori dall’inchiesta Last Bet. Ad oggi, non si può assolutamente sostenere che Buffon scommise tale ingente somma. Chi lo fa è in perfetta malafede e, nel perfetto malcostume italico, confonde un’ipotesi giudiziaria con la verità contro la quale bisognerrebe dimostrare la propria innocenza.
Chiudo con le dichiarazioni odierne del legale di Buffon: «Se vogliamo andare ai fatti, non c’è un processo penale o un interessamento della giustizia sportiva non c’è nulla che possa dimostrare che Buffon abbia scommesso, sono transazioni economiche tra due persone che si conoscono da anni di cui uno svolge anche quella di avere una ricevitoria. Da li non ci si pone il dubbio che possano essere operazione immobiliari o altro, si pensa che necessariamente che devono essere scommesse e per giunta illegali. Ma non si ha neanche la prova che sia una scommessa. Buffon è stato ed è sempre a disposizione in maniera franca, leale e collaborativa» (Sky Sport 24) e «Il bonifico più cospicuo, risalente al 13 settembre 2010, riguarda l’acquisto di venti Rolex, che sono nella cassaforte di Gianluigi da mesi. Un acquisto compatibile con il suo reddito e che è scritto nella casuale del bonifico: cos’altro deve fare? Siamo in grado di dimostrare che ogni pagamento effettuato non riguarda le scommesse sportive» (Radio Radio Tv).
Allo stato attuale, Buffon non risulta indagato nè dalla procura di Torino, nè dalla procura di Cremona (Ansa.it).
(Credits: Antonio Corsa)

Io non compro la gazzetta

Su Twitter vola l’hashtag che ce l’ha con il rosa: #ioncomprolagazzetta è il principale tema discusso sul social network dei cinguettii in Italia. Dunque sono davvero moltissimi i tifosi del calcio che oggi si danno appuntamento sulla piazza virtuale dei 140 caratteri per commentare e boicottare almeno virtualmente la giornalaccio rosa dello Sport.
BOICOTTAGGIO Ognuno ha i suoi motivi per non comprare il foglio rosa che oggi apre con una prima pagina durissima sui protagonisti del calcioscommesse, principalmente battenti bandiera Juventina: Buffon, Bonucci e Criscito sono i tre calciatori ritratti in prima pagina, tutti più o meno bianconeri. Così la rabbia si scatena.

tutti su twitter #ioncomprolagazzetta

Ecco come i media condizionano…

La verità non è cosa gradita a chi è abituato a manipolarla. In questi giorni ne abbiamo viste veramente di tutti i colori: articoli che vengono pubblicati e poi spariscono; atti segreti mostrati senza che nessuno ne chieda conto, giornalisti intercettati con latitanti, nessun rispetto per quella che dovrebbe essere la deontologia professionale, ma solo l'uso del mezzo giornalistico per vendette e ripicche. Fango ben indirizzato; odio spacciato per informazione senza rispetto per la verità.

Chi è oggetto dell’attacco mediatico, dirigenti, allenatori, giocatori, devono difendersi. Lo devono fare con ogni mezzo: querelando dove è necessario; chiarendo pubblicamente quello che i media raccontano volutamente in modo errato.

Andrea Agnelli deve difendere la Juventus, perché è chiaro a tutti che questo è un attacco alla società. Deve tutelarne l’immagine, deve pretendere che l’informazione sia corretta e denunciare chi la manipola in modo evidente. Basta dare rispetto a chi risponde solo con il fango! Rispolverare anche quel vecchio ma efficace metodo che la Triade di tanto in tanto usava: nessuna intervista a quelle testate che diffamano i tesserati juventini, nessuna collaborazione con chi spaccia l’infamia con l’informazione.


Gazzetta Dello Sport del 01.06.2012

L’informazione di chi sa “di condizionare l’opinione pubblica” , parte dall’attacco frontale, usando la prima pagina:



Ma i contenuti sono veramente imbarazzanti. Livore allo stato puro; un linciaggio mediatico senza precedenti:

“Eppoi c’è lui, Buffon, che l’altro giorno ha preso (metaforicamente) a schiaffi la stampa moralista e la magistratura che dà in pasto i verbali all’opinione pubblica quando sono ancora caldi. Nella pazza giornata di ieri c’è stato altro spazio per lui. Niente parole, stavolta, soltanto fatti. Quanto imbarazzanti lo vedremo. Secondo una informativa della Guardia di Finanza, il portierone, tra gennaio e settembre 2010, ha emesso 14 assegni, per un totale di un milione e mezzo di euro, a favore del titolare di una tabaccheria di Parma. Questione di scommesse? E soltanto lecite? «E’ un’imboscata », si lamenta il suo legale”


“Un amico che conosce Buffon da una vita e preferisce restare anonimo, interpellato dalla Gazzetta, a proposito di questa propensione del portiere per il gioco, parla apertamente di «malattia».
Articolo completo

Bonucci deve essere coinvolto per forza. E’ Juventino! Può bastare come giustificazione?

“Il pasticcio L’equivoco in cui incorre la Figc è uno: chiama la Procura di Bari per sapere se Bonucci è indagato e riceve rassicurazioni. Ma l’atto è in viaggio da Cremona. Non solo, c’è un altro aspetto tecnico: l’avviso di garanzia è dovuto solo nel momento in cui c’è una perquisizione (come nel caso di Conte e Criscito) oppure quando si chiudono le indagini. In sostanza Bari può restare in «sonno» fino a quando non tirerà le somme dell’inchiesta. Allora potrebbe archiviare la posizione di Bonucci oppure recapitargli l’avviso. Molto dipenderà da alcuni accertamenti tecnici che potrebbero confermare o meno le accuse
di Masiello,ma ci vorranno almeno 40 giorni. Quindi fino alla conclusione dell’Europeo non ci saranno novità. Un dato è certo: Bonucci al momento è indagato. La foglia di fico è sempre più trasparente. Ma oramai il difensore della Juve non si può sostituire (se mandato a casa l’Italia resterebbe in 22) e nello stesso tempo Criscito non può rientrare nella lista per l’Europeo. Un bel pasticcio. Vedremo cosa accadrà oggi”

Articolo completo

Ancor prima che difendersi dalle accuse devono farlo con la stampa. Dalle pagine di Tuttosport le difese dell’avvocato di Buffon e un chiarimento sulla posizione di Bonucci (la foglia di fico non serve).

Marco Corini legale di Buffon:
“«SCOMMESSE vietate? Una notizia destituita di ogni fondamento. Non esiste nulla al riguardo e chiunque si dovesse esprimere incautamente al riguardo si espone a risponderne in sede civile e penale».«Non possiamo commentare una non notizia!. Tanto più che la mia stella polare è il Procuratore di Cremona che ha dichiarato come non ci sia nessun elemento a carico di Buffon». Resta il fatto che la movimentazione delle cifre è documentata: «Non lo nega nessuno: caso mai andremo a fondo per verificare il perché la banca abbia ipotizzato un uso fraudolento di quelle cifre che, tra l’altro, sono compatibili con il reddito di Buffon. Girati a un tabaccaio titolare di agenzia di scommesse? A parte il fatto che è doveroso tutelare la privacy di Buffon, lui può avere in corso con quella persona affari che possono riguardare compravendite di alloggi, orologi, quadri preziosi o altro. E poi – continua l’avvocato - vi sembra sensato che uno paghi scommesse vietate con degli assegni?». Lui, Gigi, non parla: «E amareggiato - ha spiegato il suo avvocato - ha subito un’imboscata»”

Camillo forte spiega la differenza tra la posizione di Bonucci e Criscito
“Criscito ha ricevuto un avviso di garanzia tantè che le forze dell’ordine sono andate a consegnarglielo addirittura a Coverciano alle prime luci dell’alba di lunedì mentre il bianconero è iscritto nel registro degli indagati. La situazione penale è completamente diversa, l’iscrizione nel registro degli indagati può essere stracciata prima ancora di arrivare in fase processuale. Uno, ad esempio, può essere iscritto e non saperlo se la magistratura non lo chiama. E lo stesso Bonucci, dalla sua pagina facebook, ha voluto farsi sentire: «Vorrei ringraziare uno per uno tutti quelli che hanno dimostrato il loro affetto nei miei confronti su questa pagina, ma siete troppi!!!!...quindi lo faccio qui in modo da potervi ringraziare tutti...Grazie, grazie, grazie. Mai deluderò chi ha tanto affetto nei miei confronti e chi crede, come me, in questa passione chiamata calcio. Con riconoscenza»”

Queste le notizie, ora giudicate voi!
(Credits: www.giulemanidallajuve.com, P.CICCONOFRI)

Fango ad orologeria su Buffon. Agnelli non ci sta: L'informativa? Ma perché oggi?!

Forse se l'aspettava un colpo basso Gigi Buffon, dopo la sua spietatamente veritiera conferenza stampa: ne ha passate abbastanza per aver superato la fase della beata ingenuità. E il colpo basso è arrivato: una telefonata in cui lo si avvisava dell'esistenza di un'informativa della Guardia di Finanza di Torino che lo riguardava. E' datata 13 giugno 2011 ed è allegata agli atti dell'inchiesta di Cremona (faldone 26, pagg. 71 e 72), e precisamente ad una lettera che il pm di Torino Cesare Parodi aveva inviato, a fine dicembre 2011, alla Procura di Cremona dopo che, nella prima fase delle indagini, si era fatto, ma del tutto casualmente, il suo nome: in quella intercettazione, finita sugli organi di stampa, tra l'ex portiere Santoni e Maurinho Ernandes (l'altoatesino ex allenatore del Sud Tirol calcio femminile), si facevano i nomi di Buffon, Gattuso e Cannavaro: lo stesso Santoni aveva poi precisato di aver fatto quei nomi a caso, come "i primi venutigli in mente in una conversazione banale" (circostanza confermata dall'Ernandes). Tanto era bastato perché Torino chiedesse a Cremona di inviargli le notizie relative a Buffon "in quanto questo ufficio ha in corso accertamenti al riguardo, relativi ad ingenti somme di denaro che lo stesso Buffon avrebbe utilizzato per scommesse presentate, avvalendosi di soggetti terzi".Il magistrato torinese stava indagando su ipotesi di riciclaggio e chiedeva se esistessero riferimenti a Gigi Buffon nelle indagini condotte dal procuratore Di Martino sulle scommesse legate al calcio, in quanto dalla Guardia di Finanza di Torino era giunta, datata 13 giugno 2011, una segnalazione riguardo al fatto che tra gennaio e settembre 2010 Gianluigi Buffon aveva emesso 14 assegni bancari, di importi compresi tra 50.000 e 200.000 euro, per un totale di 1.585.000 euro, tutti a favore di Massimo Alfieri, il titolare di una tabaccheria di Parma, abilitata, tra l'altro, alle scommesse sportive. Si precisava che il legale del portiere, Marco Valerio Corini, contattato dalla banca, si era appellato alla privacy e "non ha voluto dettagliare le ragioni dell'operatività segnalata. Lo stesso si è limitato a descrivere il beneficiario degli assegni, come persona di assoluta fiducia", spiegando che i trasferimenti di liquidità sono volti a tutelare parte del patrimonio personale di Buffon, accennando ad una società fiduciaria e all'acquisto di immobili a Parma, rifiutandosi di entrare nei dettagli. Ma la banca, conclude l'informativa, "ipotizza che le liquidità possano essere oggetto di scommesse vietate".
Buffon, comunque, non è mai risultato indagato dalla Procura di Torino per questioni legate al calcioscommesse né il suo nome fatto in quella banale telefonata ha mai avuto alcuno sviluppo nelle indagini condotte a Cremona. Ma, dopo aver puntato il dito accusatore contro certe perverse sinergie tra Procure e media, è stato sbattuto un prima pagina: è il mostro del giorno.

Andrea Agnelli: Strano che tutto ciò sia uscito oggi 
Andrea Agnelli ieri aveva in programma un incontro con Massimiliano Nerozzi de 'La Stampa', per un'intervista che esce oggi sul quotidiano torinese. E si è trovato a fronteggiare la notizia arrivata nelle redazioni proprio in quegli istanti, in relazione alle assolutamente ipotetiche e presunte scommesse milionarie di Gigi Buffon; così come l'altra, relativa al fatto che anche Leonardo Bonucci sia iscritto nel registro degli indagati. E non ha potuto trattenere un moto di sorpresa per la tempistica di tutta 'l'operazione',come è riportato nelle anticipazioni offerte ieri da lastampa.it: "Gigi Buffon è un atleta assolutamente leale – ha detto schierandosi subito al fianco di Gigi - e non ha bisogno di arrivare a situazioni di scommesse per fare quadrare nulla. Quello che sicuramente è singolare è che questa informativa esca oggi. Il fatto poi che Buffon non sia neppure indagato stupisce doppiamente. Così come è singolare, e grave, che oggi venga pubblicata l’iscrizione nel registro degli indagati da parte di Cremona, trasmessa a Bari, dove si trovano anche nomi di persone che, a oggi, sono state sentite solo come semplici testimoni”.
Il legale di Buffon: Una bomba innescata da un timer 
"Non può che impressionare questa contemporaneità, questo strano rapporto temporale, questo timer che innesca questa bomba mediatica. Ieri Gianluigi Buffon fa una conferenza stampa amareggiato, anche con toni aspri, profondamente addolorato e oggi, improvvisamente, il timer fa detonare una bomba mediatica che non ha nulla di giuridico, però lo accosta ad una vicenda scandalistica". Così l'avvocato Marco Valerio Corini a Sky.
E a Radio Manà Manà Sport è stato ancora più esplicito definendo l'attacco al suo assistito una vera e propria imboscata: "L’ipotesi avanzata da una banca in merito a scommesse ed anomala movimentazione di denaro sospetto è priva di rilevanza penale e non è stata raccolta da nessun accertamento dalla Guardia di Finanza nel 2010. Sono strane le tempistiche: Gigi è veramente amareggiato perché si è sentito cadere in una sorta di imboscata dettata dal fatto che lui abbia detto con chiarezza il suo pensiero”. E così commenta l'informativa: “Una cosa molto chiara da sottolineare è che l’informativa della Guardia di Finanza evidenzia come sia un istituto di credito ad ipotizzare che alcune liquidità possano essere oggetto di scommesse vietate. Stiamo parlando di un’ipotesi che è stata coltivata da una banca ma che non è stata raccolta da nessun accertamento dalla Guardia di Finanza nel 2010. Cos’è che milita a sostegno del fatto che queste prenotazioni siano sottese a scommesse in generale? Perché questi due soggetti, il calciatore ed il titolare della ricevitoria, devono aver operato tra loro e la causale deve essere quella della scommessa? L’argomento è molto povero, perché questi due soggetti si conoscono da quando Gianluigi era esordiente al Parma, il rapporto di amicizia che li lega può essere benissimo legato da operazioni commerciali più che lecite, come per esempio una compravendita immobiliare. Perché si parla in automatico di scommesse?". E risottolinea lo stato d'animo del suo assistito, fatto soprattutto di tanta amarezza e delusione: "Detto questo non cova risentimenti particolari, c’è solo delusione per il fatto che oggi legge sui giornali una cosa che non ha nessun fondamento, però lo vede accostato all’inchiesta del calcio scommesse, lo vedrete domani dai titoli dei giornali. E’ questo che disturba. Detto questo è giusto che si concentri sulla nazionale, sono certo che ripeterà quanto fatto nei Mondiali. Anche in quel caso il suo nome fu accostato a pseudonotizie di scommesse. Buffon è un ragazzo molto leale che ha il difetto di dire quello che pensa ed in maniera molto chiara. Quello che ha stupito sono state le tempistiche ossia questa orologeria così serrata tra la conferenza di ieri a Coverciano in cui ha espresso la sua amarezza per alcuni episodi e queste pseudo notizie che fanno detonare una bomba mediatica che non ha nessuna rilevanza penale, come confermato dagli inquirenti di Torino”. Non prevede sviluppi negativi né a livello penale né a livello sportivo, non vi è il minimo riscontro: "Il Procuratore di Cremona anche ha smentito coinvolgimenti, eppure il tutto viene riportato in questo modo. A pensare male si fa peccato ma si indovina. Che sull’ipotesi che pare provenire dalla banca si intenda costruire un nesso con attività di scommessa mi fa alzare le mani, questi sono più discorsi da bar che da giustizia sportiva". Una convocazione da parte di Palazzi "sarebbe un’iniziativa che mi sorprenderebbe, la Procura federale non può elevare a dignità di notizia di illecito sportivo ogni ipotesi slegata da riscontri concreti. Se c’è evidenza che esistano rapporti bancari con un altro soggetto non è che questo automaticamente comporti indizi di reato".
L'avvocato Chiappero: Diritto di cronaca e diritto di difesa 
L'avvocato Chiappero ieri era impegnato a Roma nel processo sportivo a carico dell'Atalanta e, nel corso dell'intervista a Sky Sport, il discorso è caduto anche sul fatto del giorno, l'informativa della Guardia di Finanza su Gigi Buffon; e il suo pensiero è stato netto e tranciante: "Forse noi avvocati dovremmo dire qualche cosa in materia e in merito quando si tratta di notizie che riguardano i processi e forse sarebbe meglio che alzassimo anche noi un po' la voce rispetto a determinate questioni. Certo, le questioni sulle quali indaga la magistratura sono importanti e vanno tenute nella massima considerazione, ma non so se il diritto di cronaca viene prima del diritto di difesa. E' un problema di valori costituzionali: forse qualche messa a punto è necessaria".  

Anche Bonucci risulta indagato
 Leonardo Bonucci risulta anch'egli iscritto nel registro degli indagati, precisamente dal 3 maggio, esattamente come Domenico Criscito e Antonio Conte, anch'egli per associazione a delinquere e frode sportiva. Ciò ha rinfocolato la sterile polemica sul fatto che, mentre Criscito è stato escluso dalla lista dei 23 convocati per gli Europei, Bonucci ne fa parte. Polemica in buona parte riattizzata, oltre che dai media, da Andrea D'Amico, il procuratore del difensore dello Zenit San Pietroburgo che, dispiaciuto per l'estromissione del suo assistito dalle convocazioni, si chiede perché Criscito e Bonucci abbiano avuto un diverso trattamento.
La spiegazione è presto arrivata dal vicepresidente federale Demetrio Albertini: "Leonardo Bonucci non ha ricevuto alcun avviso di garanzia dalla Procura da cui risulta che è indagato. La situazione è diversa per Criscito, che ha invece ricevuto l'atto".Così ha spiegato la situazione del difensore bianconero il suo avvocato, Gian Pietro Bianchi: "Non possiamo escludere che sia indagato a Cremona, non lo sappiamo. La realtà è sicuramente che competente per la sua indagine è la Procura di Bari, dove lui è stato sentito come persona informata sui fatti. Il verbale è secretato per cui lui ritiene, anche su nostro consiglio, di non parlare minimamente di questa vicenda. Ha chiarito la sua posizione, rimane a disposizione della magistratura che è competente per la sua indagine e non ha semplicemente nessuna notizia di eventuali altre Procure che indaghino sulla sua posizione. Ma lui è tranquillo e ora pensa solo all'Europeo".

Pentito è bello
Effettivamente pentirsi fa bene, e fa ancora meglio se si fanno nome eccellenti. E' quello che si può desumere dalle istanze di patteggiamento proposte dagli avvocati, accolte dal procuratore federale Palazzi e confermate dalla Commissione Disciplinare nei confronti di sette club, di 15 giocatori e dell'ex tecnico Parlato nell'ambito del processo sportivo iniziato ieri presso l'ex ostello della gioventù al Foro Italico a Roma. E per i pentiti è stata festa grande.
Questi i patteggiamenti relativi a tesserati:
i pentiti Carlo Gervasoni e Filippo Carobbio: 20 mesi di squalifica
Cristiano Doni: 2 anni di squalifica, che si vanno a sommare ai 3 anni e 6 mesi di stop che gli erano stati inflitti nel processo sportivo seguito al primo filone d'indagine della procura di Cremona
Kewullay Conteh: 20 mesi di squalifica
Francesco Ruopolo: 16 mesi di squalifica
Alessandro Sbaffo e Alessandro Pederzoli: 16 mesi di squalifica e 100 mila euro di multa
Antonio Narciso: 15 mesi di squalifica
Dario Passoni: 14 mesi di squalifica
Mirco Poloni: 12 mesi di squalifica
Juri Tamburini: 10 mesi di squalifica
Andrea De Falco: 6 mesi di squalifica
Alfonso De Lucia: 5 mesi di squalifica
Marco Cellini e Nicola Mora: 4 mesi di squalifica
Vittorio Micolucci: 4 mesi di squalifica (da aggiungere ai 14 che sta scontando dalla scorsa estate)
Gianfranco Parlato: 2 mesi di squalifica.
Questi invece i patteggiamenti relativi alle società:
Grosseto: 6 punti di penalizzazione nel prossimo campionato di Serie B e 40.000 euro di ammenda
Modena: penalizzazione di due punti nel prossimo campionato di Serie B
Ascoli: un punto di penalizzazione nel prossimo campionato di Serie B e 20.000 euro di ammenda
Cremonese: un punto di penalizzazione nel prossimo campionato di Lega Pro e 30.000 euro di ammenda
Frosinone: un punto di penalizzazione nel prossimo campionato di Lega Pro
Livorno: 15.000 euro di ammenda.
Stralciate le posizioni dei cinque arrestati in seguito all'ordinanza della Procura di Cremona (Marco Turati, Paolo Acerbis, Alessandro Pellicori, Cristian Bertani e Joelson), rimangono altri 55 deferiti, che affronteranno il giudizio senza poter usufruire di premi-collaborazione.
(Credits: www.ju29ro.com)

Rosa di vergogna

Iniziare la giornata guardando una rassegna stampa televisiva che si sofferma sulla prima pagina della Gazzetta può essere indigesto. Succede se ti tocca ingoiare un titolo come “Sparata di Buffon” in relazione a quanto detto, nella conferenza stampa del giorno prima, dal portierone bianconero e capitano della Nazionale. Il termine “sparata” sta lì, a nove colonne, a denigrare il pensiero di Buffon per poi prendere le distanze, con l’editoriale di Franco Arturi, “dalle purtroppo ripetute uscite a vuoto” del portierone della Juventus. Che aveva detto Buffon di tanto grave? “Ci sono delle operazioni giudiziarie, e voi lo sapete prima - ha tuonato il Gigi nazionale contro i giornalisti - uno parla con i PM e voi sapete il contenuto dieci minuti dopo: è una vergogna!” Che c’è di sbagliato? Nulla! Buffon ha descritto schiettamente i fatti anche con riferimento allo spiegamento di troupes televisive al ritiro della Nazionale a Coverciano all’alba, in occasione della consegna dell’avviso di garanzia a Criscito da parte delle forze dell’ordine, a testimoniare un filo diretto fra certe Procure e media, a far valere un presunto diritto di cronaca più di quanto valgano i diritti morali degli indagati. I bene informati sapevano con almeno 48 ore di anticipo che lunedì di buon mattino sarebbe successo qualcosa di eclatante.

La replica roseabonda. Le parole di Buffon sono bastate a spingere i gazzettari anzitutto a mitragliare un pezzo con la propria classifica delle vergogne riguardo i ben noti mali che affliggono il calcio italiano, classificando così una moltitudine di ovvietà, ma evitando accuratamente di replicare nel merito alle parole di Buffon. Per la risposta vera è stato necessario aspettare solo qualche ora, allorché si è diffusa fra i media la notizia riguardante un’informativa della Guardia di Finanza con segnalazione dell’ipotesi che Buffon abbia scommesso 1,5 milione di euro tramite il suo tabaccaio di fiducia. Sul sito del giornale rosa è stato anche possibile scaricare il carteggio a questo proposito fra le Procure di Cremona e Torino con tanto di informativa allegata. Una risposta puntuale come una cambiale, una risposta che sa tanto di ritorsione, che a qualcuno ha fatto ricordare la testa mozzata del cavallo, scena cult del Padrino. Una coincidenza che non trova impreparato chi ha svelato quel corto circuito fra certi PM e i media che già nell’estate 2006 ha appiattito l’informazione secondo le veline che uscivano dalle Procure.

Quando orientavano l'opinione pubblica. La stiamo rivivendo quell’estate 2006 in cui il megafono rosa dei pm di Calciopoli orientò l’opinione pubblica con titoli a sensazione rivelatisi ben lontani dai fatti accertati (arbitri chiusi negli spogliatoi, sorteggi truccati, partite truccate, ça va sans dire). Poco male per un giornale che ha ancora fra le proprie fila dei giornalisti che hanno collaborato con la pubblica accusa del Processo di Calciopoli in spregio a qualsivoglia deontologia professionale. Oggi certa carta stampata fortunatamente la si trova sempre meno anche nei bar e vecchi giornali vengono buoni soprattutto per lavori da imbianchini, lavavetri o altri usi domestici. La gente è vaccinata a certi titoli e li fa scivolare direttamente nella discarica delle cose inutili. Se interessa una notizia si preferisce trovarsi in rete in tempo reale le notizie e gli approfondimenti necessari, arrivando così già preparati a smascherare chi il giorno dopo propina la propria verità in ritardo di un giorno rispetto ai fatti. A “orientare l’opinione pubblica”, come vorrebbero, non ce la fanno più. L’unica sponda la possono trovare nei fomentatori di odio verso i colori bianconeri e in chi ha la colpa di essere indifferente a quella perversa sinergia fra Procure e media che ha fatto scrivere a Christian Rocca come in Italia oggi ci sia il fascismo.

L'inganno dei media oggi è svelato. Rispetto però a come andarono le cose nell’estate del 2006, il gioco oggi è svelato. Si gioca a carte scoperte. Allora parte della tifoseria bianconera era disorientata dalle ondivaghe prese di posizione di dirigenti che il giorno prima dicevano che avrebbero fatto una cosa e poi il giorno dopo ne facevano un’altra (indelebile il Cobolli che prima disse di voler ricorrere al TAR e il Gigli che il giorno dopo disse di no, per non arrecare ulteriore danno al calcio italiano...). Oggi la tifoseria juventina è unita, è una cosa sola con la società e non è certamente disposta a farsi ingannare da altri processi, prima mediatici e poi sportivi, da parte di un sistema moribondo che invece di fare il mea culpa tenta in tutti i modo di sopravvivere a se stesso.
(Credits: www.ju29ro.com, Nicola Negro)

In Italia c’è il fascismo

Gigi Buffon è il nostro Gaetano Salvemini. I giornali sono vergognosi, e poi si lamentano di non vendere copie e di perdere autorevolezza. Buffon ha criticato il circolo mediatico giudiziario, la vera peste italiana degli ultimi 20 anni, e il giorno dopo una vecchia informativa di una qualche procura è diventato un PDF scaricabile sui siti dei giornali titolati a tutta homepage: "Le scommesse milionarie di Buffon", sottinteso illegali e collegate alle inchieste di questi giorni. E invece non c'entra niente, quella vecchia informativa "riservata" non ha portato ad alcuna indagine nei confronti di Buffon, che non è indagato, è solo una ritorsione della magistratura e della stampa dopo le giuste e doverose accuse di ieri. Una ritorsione. Quell'informativa che fa titolare i giornali, anche quelli in amichevoli rapporti con gli zingari scommettitori clandestini, "Le scommesse milionarie di Buffon" da sottintendere sempre illegali e collegate alle inchieste di questi giorni, dice invece che non si puó escludere a priori che Buffon non scommettesse in ricevitoria, attività al tempo probabilmente consentita e lecita anche per i calciatori (ora non più). Per i giornali quel "non si può escludere a priori" sotto dettatura della casta dei magistrati diventa "scommetteva" naturalmente illegalmente. Io non so se Buffon scommettesse. So che in Italia c'è il fascismo.
(Credits: www.camilloblog.it, Christian Rocca)

Calcio scommesse: Ritorsioni di giornalisti e magistrati

I nemici di sempre si sono vendicati.

Marco Mensurati, il 31 maggio 2012 ha pubblicato il provvedimento di iscrizione nel registro degli indagati di Bonucci. Una sfida? una ripicca?
Bonucci è sottoposto ad indagini, sentito come semplice testimone dietro sua richiesta, per chiarire la sua estraneità alle vicende. Ad oggi non ha ricevuto nessun avviso.

Nessuno si domanda come ha avuto l'atto riservato Repubblica? E’ ora di denunciare chi passa materiale segreto (è un reato!) alle redazioni dei giornali che poi lo utilizzano come mezzo di vendetta personale. Bonucci oggi è il mezzo usato da Repubblica, per coprire gli imbarazzi sollevati dai recenti contatti tra Mensurati e lo zingaro Ilievsky (”Non c’è alcun problema. Scriveremo quello che vuoi”) che mostrano chiaramente come viene manipolata l'informazione. Malainformazione che viola garanzie costituzionali per ripicca.

Non è un caso che la macchina del fango sia stata azionata anche contro Buffon. L’accanimento dei media dimostra che aveva ragione. Nella famosa conferenza stampa ha detto chiaramente cosa pensava del giornalismo, della spettacolarizzazione delle indagini, ed oggi i media vendicativi insorgono pubblicando documenti ininfluenti con il solo scopo di sporcare la sua immagine. Anche la Gazzetta come Repubblica, mette online documenti riservati della procura. Ed anche in questo caso nessuno chiede come li e da chi li ha avuti…
Buffon non è indagato. Hanno diffuso una vecchia documentazione che non aveva portato a niente.

L’ordine dei giornalisti esiste? Può intervenire per fermare questo gioco al massacro? Qualche solerte magistrato può spiegare come questi documenti finiscono in mano ai soliti noti che li utilizzano per vendette trasversali? E’ ora di fermare questo schifo. E’ ora di far partire querele. E’ ora che qualcuno indaghi e punisca chi favorisce la fuga di notizie. E’ ora di ribellarsi a queste strumentalizzazioni di ultrà da tastiera senza deontologia.

(Credits: www.giulemanidallajuve.com, P. CICCONOFRI)

Che succede al Milan? La scalata di Barbara

Che succede al Milan, prestigioso club conosciuto in tutto il mondo? I mal di pancia di Ibrahimovic sono un (pò troppo) frequenti ormai, molti campioni del passato se ne sono andati (uno su tutti, Gattuso) e la frase dell'altro giorno dello svedese ("ci vorrebbero campioni ma i soldi dove sono?") ha fotografato, magari brutalmente, una situazione reale. Sì, perché sono tempi di crisi (per tutti, sia chiaro): Marina Berlusconi si occupa della Mondadori, il fratello Piersilvio di Mediaset, mentre al Milan è arrivata, con grande entusiasmo e voglia di lavorare, Barbara (fidanzata di Pato). La figlia dell'ex premier, e patron del Milan, ha l'incarico di responsabile dei "progetti speciali": ma dal marketing e dal merchandising si è allargata adesso e si sta occupando, di tutte le questioni che riguardano il club. D'altronde, è la figlia del presidente... Barbara in aprile ha messo un suo uomo (Antonio Marchesi) nel cda: e Marchesi controlla i conti. Sì, perché la Fininvest in questi anni ha sempre ripianato tutti i debiti (bisogna farli, sennò non si vince...) ma anche quest'anno il "rosso" da 67 milioni di euro non rende felice certo la Famiglia Berlusconi, a cominciare da Marina.

E allora, ecco che Barbara sta mettendo lo sguardo su tutto quello che succede in Casa Milan, e la cosa certo non rende felice (eufemismo) Adriano Galliani, amministratore delegato "storico", il miglior dirigente italiano di calcio (premiato, nel dicembre scorso, da Michel Platini). Barbara ha il suo staff: di Marchesi abbiamo detto, poi c'è anche Massimo Zennaro che le cura l'immagine. Parentesi: Zennaro lavorava con l'ex ministro Mariastella Gelmini, era il suo portavoce. Si dimise dopo la (famosa) gaffe del tunnel dei neutrini: magari non era colpa sua, ma pagò l'omessa denuncia. Ora, come detto, cura l'immagine di Barbara. In pratica, al Milan ci sono due uffici stampa.

Ma non solo quello il problema. Barbara ha scritto una garbata lettera ai dipendenti rossoneri: vuole incontrarli (lo sta facendo) per capire esattamente cosa fanno e quanto "pesano" su un budget, come detto, assai appesantito. Singolare e irrituale, semmai, che sia la responsabile dei progetti speciali a farla e non l'amministratore delegato (Galliani appunto): ma, come detto, lei è la figlia del padrone. E andiamo avanti: Ibra ha esternato ("dove sono i soldi?"), e la cosa non è piaciuta affatto soprattutto a Barbara Berlusconi che ha ricordato come lo svedese col mal di pancia guadagni 12 milioni netti all'anno, due in più di Messi. Critica di cui Barbara aveva sicuramente informato prima il padre. Ma c'è il problema che Ibra non è "vendibile", con l'aria che tira: ha ancora due anni di contratto col Milan e il suo cartellino, più il suo stipendio, spaventano tutti, anche gli sceicchi. E' chiaro che l'ex premier segue sempre con attenzione, e profondo amore, le cose del suo Milan. Anche se non può occuparsene di persona. Ma i molti soldi investiti in questi anni, e i tanti successi anche internazionali, lo tengono "legatissimo" alla sua squadra, che-ricordiamo- aveva salvato dal fallimento. Barbara vuole "crescere" all'interno del club. Ma il patron stima troppo Adriano Galliani, e conosce alla perfezione quanto ha fatto in questi anni, lui e il suo staff, per fare diventare il Milan un club a livello mondiale. E allora, che fare? L'unica è cercare la pace (fra Barbara e Galliani). O quantomeno una tregua. Nell'interesse del Milan. C'è da pensare al mercato, alla prossima stagione, alla sfida con la Juventus... Poi, si vedrà. Il dopo-Galliani si chiama Claudio Fenucci, attuale ad della Roma (dove si trova benissimo), mentre come direttore generale nel mirino c'è Michele Uva.
(Credits: www.repubblica.it, Fulvio Bianchi)

Arriva il lingotto d'argento "Tre Stelle"!

Continuano i festeggiamenti per lo scudetto della terza stella!
Bolaffi ha ufficializzato la realizzazione di un prezioso ed elegante pezzo da collezione, simbolo della straordinaria vittoria del Campionato 2011/2012 che tutti i veri tifosi che quest'anno hanno gioito per lo Scudetto numero 30 devono possedere.
Realizzato in sole 499 copie, il lingotto ufficiale dello Scudetto è in argento 925. Oltre al logo della Juventus, su di esso sono incise tutte le trenta annate sportive che, in 115 anni di storia, hanno incoronato la Vecchia Signora col titolo di Campione d’Italia e la numerazione progressiva di quell’esemplare.

 Maggiori dettagli qui.

Wednesday, May 30, 2012

Calcioscommesse, Buffon attacca: "Una vergogna i blitz annunciati"

Il portiere della Juve contro i pm:
«Peggio del 2006 ma non si gioca
con la vita degli altri. Le pene? «Ora dovranno essere esemplari»

«La vera vergogna è che se vado a fare un interrogatorio dal pm in Italia dopo 10 minuti tutti sanno quello che ho detto». Così Gigi Buffon, portiere della Juventus e della Nazionale, parla della fuga di notizie sul blitz della polizia a Coverciano e sugli sviluppi dell’inchiesta della procura di Cremona sul calcioscommese.

Il neo-campione d’Italia si è scagliato contro i «blitz annunciati», ma si è detto anche fiducioso sul fatto che «possano fare piena giustizia, perché non c’è nulla di peggio che giocare o speculare sulla vita delle persone».

Per quanto riguarda il campionato appena finito, Buffon ha precisato che non presenta «ombre» a causa dell'inchiesta che ancora una volta ha sconvolto il mondo sportivo. «Dopo anni che ho vinto uno scudetto, ora si parla di “campionato virtuale”... Si parla di cose del passato», ha aggiunto. E sullo scandalo combine le pene adesso dovranno essere «esemplari», certo, pur differenziando il livello di colpa però. «Quando uno sbaglia è giusto che paghi, visto e considerato che di mezzo c’è il valore della lealtà».

Come Daniele De Rossi, ha definito lo scandalo «peggio di quello del 2006». Se al tempo «al 95% era un club, oggi è coinvolto tutto il movimento». Il capitano non ha nascosto «la sua delusione» per come sono stati trattati i calciatori, ma ha puntato il dito contro quanti saranno dimostrati colpevoli. «Ho sempre giocato in club forti. Ma se avessi giocato nel peggiore non avrei fatto certe cose, ho avuto un’educazione sportiva.

Buffon è tornato anche sull’irruzione della polizia a Coverciano: «Stavamo dormendo, non ce ne siamo accorti. Criscito potrà dire di più, credo però che non sia stata una bellissima sveglia e non la auguro a nessuno. E poi, alle 6 del mattino c’erano già le telecamere: sono cose che lasciano interdetti, sempre per non voler spettacolarizzare...».

Sul futuro della sua squadra, invece, Buffon è certo che Antonio Conte resterà l’allenatore della Juventus nonostante sia stato raggiunto da un avviso di garanzia, per fatti risalenti alla sua esperienza al Siena. «Non temo di perderlo - ha detto - è un’eventualità che non ho nemmeno preso in considerazione. Da quello che ho letto e sentito dire da lui e dal nostro presidente (Andrea Agnelli, ndr), le accuse che gli sono state rivolte non sono così forti». 
(Credits: www.lastampa.it)

Le balle su Criscito

Riprendiamo da Studio un interessante e documentato articolo di Federico Sarica su un classico esempio di "trattamento mediatico" da macchina del fango, applicato all'ex bianconero Domenico Criscito, costatogli l'esclusione dall'elenco degli Azzurri convocati per l'Europeo 2012.
Qualche nota per esaminare come si trasforma in poche ore un indagato – fra i meno centrali nelle ricostruzioni, con un ruolo davvero tutto da capire e dimostrare – in un colpevole. Nel colpevole perfetto, quello che gioca in Nazionale e dorme a Coverciano.
Ecco come titolava ieri il sito del Corriere della Sera un pezzo d’approfondimento sulla notizia della perquisizione del giocatore della nazionale Domenico Criscito: Il summit al ristorante chiuso – in un ristorante di Genova Criscito, Sculli, il bosniaco e l’ultrà per combinare Lazio-Genoa”.. Articolo introdotto in homepage dallo strillo:: “Le immagini dell’incontro a Genova nel maggio 2011 con il clan degli zingari in un ristorante chiuso”. E ancora, di fianco a una delle foto con Sculli e Criscito: “Cosí é stata combinata Lazio-Genoa, i due giocatori indagati per associazione a delinquere finalizzata a frode sportiva”.
Il lettore da ció deduce che quelle sono le foto di un incontro in cui Sculli e Criscito hanno combinato la partita, li hanno beccati, fotografati di nascosto e per questo indagati. Giusto? Sbagliatissimo.
Ci torniamo dopo.

Su gazzetta.it sempre ieri, pezzo sullo stesso argomento dal titolo: “L’accordo per Lazio-Genoa, e Mauri usava Sim d’altri. L’articolo è illustrato in homepage con una delle foto che ritraggono Sculli, Criscito e altri personaggi di cui parleremo dopo, intenti presumibilmente a chiacchierare fuori dall’ormai celebre ristorante chiuso genovese. Il pezzo poi inizia così: “Il Gip di Cremona, Mario Salvini, ha firmato l’ordinanza che prevede la custodia cautelare (in carcere o agli arresti domiciliari) in base a un voluminoso rapporto presentato dal pm De Martino il 7 maggio. Nell’ordinanza emergono tutti i perché Lazio-Genoa e Lecce-Lazio del campionato 2010-2011 sono finite nel mirino della magistratura. Ecco gli stralci salienti”. Segue poi un resoconto alquanto approssimativo delle ricostruzioni contenute nell’ordinanza relative soprattutto ai presunti accordi per combinare Lazio-Genova del 14 maggio 2011. A circa metà dell’articolo vengono inserite intercettazioni presumibilmente legate alla partita in questione, nell’ordine fra Kaladze, giocatore del Genoa e un certo Altic, lo stesso Altic e un non identificato “pregiudicato”, Sculli e di nuovo Altic. Di Criscito nessuna menzione.

Nei due paragrafi successivi si snoda una riassunto delle ricostruzioni dell’ordinanza sulla presunta combine. Vengono nominati e coinvolti, oltre ad alcuni esponenti del clan dei cosiddetti zingari e di uno di Singapore, i calciatori: Mauri, Milanetto, Sculli e Zamperini.
Criscito no.
Ma perché quella foto allora? Così chiosa la Gazzetta nello stesso articolo: “tutti i personaggi coinvolti si sono poi incontrati al ristorante. Con Sculli e Criscito insieme ai personaggi stranieri coinvolti”.
Il lettore deduce che una serie di calciatori, in combutta con delle organizzazioni criminali hanno alterato il risultato della partita, scommesso, vinto molti soldi e poi si sono incontrati tutti insieme. Criscito compreso. Giusto? Neanche per sogno. O meglio, pare che si siano incontrati sì, ma non a Genova bensì a Milano. Quattro giorni dopo la data in cui sono state scattate le fotografie. E Criscito, stando agli atti, non c’era.
Almeno un paio di enormi inesattezze, per non dire balle, messe diligentemente in fila, quelle su Criscito. Basta leggere le pagine dell’ordinanza per rendersene conto.

Quali? Queste:

Balla n.1
Quella del titolo del corriere.it , sul summit, alla faccia del garantismo, “per combinare Lazio-Genoa”. Balla perché nelle immagini di quell’incontro, non c’è nessun appartenente al clan cosiddetto degli zingari, che a quanto sta emergendo era il cervello di questo scandalo del calcioscommesse, come strillava ieri il Corriere. Nessuno zingaro sì, avete letto bene. Nelle foto che riguardano quell’incontro si notano, oltre al personale del ristorante: Criscito, due ultrà del Genoa, tali Massimo Leopizzi e Fabrizio Fileni, e tali Safet Altic e Kujtim Qoshi. Ah, eccoli quelli del clan degli zingari. No. Sbagliato di nuovo. Safet Altic é un personaggio noto a Genova, già finito in scandali simili nel 2005 e recentemente arrestato per spaccio di stupefacenti. É persona considerata da anni vicina sia ad alcuni ambienti accesi del tifo genoano che a Sculli (nell’ordinanza compare infatti quasi sempre legato al nome dello stesso Sculli, di Milanetto e di Kaladze per manovre di recupero e distribuzione di somme di denaro). Non risultano, agli atti disponibili, suoi rapporti con Criscito. Un delinquente certo. Ma non un membro dei celebri zingari. Qoshi risulta essere un suo uomo.

Parentesi su Altic. Le foto, le celebri foto che tutti abbiamo visto, sono state scattate nell’ambito di un’inchiesta che riguarda lui e il suo spaccio di stupefacenti. Gli inquirenti, quel giorno, stavano seguendo lui, erano lí per altro, non per il calcioscommesse né per Criscito (e nemmeno per Sculli). Solo successivamente sono state acquisite dal Gip di Cremona. Ma questo l’articolo di corriere.it non lo dice.

Balla n.2

L’articolo della Gazzetta, copia e incolla la notizia dell’incontro delle foto alla fine della ricostruzione sui presunti accordi e lo colloca temporalmente come chiosa finale della combine su Lazio-Genoa. Falso
. Lazio-Genoa si gioca il 14 maggio del 2011, la cena delle foto si svolge martedì 10 maggio. Che fanno alla Gazzetta, si inventano l’incontro finale? No, ma lo sostituiscono con la cena delle foto di Criscito, quasi a dimostrare che, sebbene il difensore della Nazionale non compaia mai negli atti e nelle intercettazioni acquisite fin’ora, comunque qualcosa c’entra. É sporco.
Un incontro a chiosa della presunta combine in effetti avviene stando agli atti. Dice l’ordinanza: “il 16/05 lo Sculli era presente a Milano in occasione del summith (con la H, testuale) conseguente alla partita Lazio-Genoa, al quale partecipavano Ilievski, Zamperini Milanetto e Dainelli del Genoa, nonché Bellavista”.
E Criscito? Non risulta agli atti, ma per la Gazzetta sì, che trasforma così l’incontro clou: “Tutti i personaggi coinvolti si sono poi incontrati al ristorante. Con Sculli e Criscito insieme ai personaggi stranieri coinvolti”.

E se lo dice la Gazza…

Balle Spaziali.

Complimenti a tutti per il mostro in prima pagina, per le foto messe lí dove si parla d’altro tanto per infamare un po’, per il blitz all’alba del lunedì a Coverciano con conferenza all’ora del secondo caffè a Cremona a mesi di distanza dai fatti contestati.

Utile per gli indignados a scatto fisso e riflesso incondizionato, molto meno per la giustizia.

(Credits: www.ju29ro.com, Federico Sarica)

Ecco il processo ai pentiti Indagini: 150 interrogatori

Domani, davanti alla Disciplinare, inizia il processo-bis al calcioscommesse. Il primo, come noto, si è tenuto la scorsa estate. Ma non si sarà cosa succederà nell'aula dell'ex Ostrello della Gioventù, al Foro Italico. Tantissime saranno le eccezioni degli avvocati: 7 calciatori ad esempio sono stati arrestati dalla procura di Cremona. Che fare? Possibile uno stralcio. Probabile che la Disciplinare (presidente Artico) decida di andare avanti lo stesso e prenda in esame solo la posizione degli altri (in tutto deferiti 22 club e 61 tesserati). In questo caso, si trasformerebbe nel primo processo ai pentiti del calcio: aveva aperto la strada, lo scorso anno, Micolucci. Ora sono pronti a collaborare, sperando in uno sconto di pena, Carobbio, Cellini, Cristante, Conteh, Doni (che non sarà presente, è in vacanza in Spagna), Gervasoni, Joelson, Micolucci (di nuovo), Passoni, Ruopolo, Tamburini e Narciso. Altri se ne potrebbero aggiungere in corso di dibattimento. Bisogna vedere però che ne pensano il "pm" Palazzi e la stessa commissione disciplinare. Il processo-bis, comunque, dovrà concludersi giugno, con l'appello davanti alla Cgf (corte giustizia federale). Intanto bisognerà pensare alle nuove carte di Cremona, Bari e ora anche Napoli. Una mole di lavoro impressionante per gli 007 di Stefano Palazzi (pagati 40 euro a missione...). Previsti gli interrogatori di 150 tesserati, anche illustri come Conte e Mezzaroma. Potrebbero essere coinvolti molti club di A (Genoa, Lazio, Napoli, Siena, Chievo, Udinese, Lecce,
eccetera) e anche di B (fra cui Bari e Samp). Il processo-ter si terrà in luglio, con chiusura al massimo la prima settimana di agosto. Ricordiamo le norme Uefa, che sono severissime (anche troppo...): un club coinvolto rischia di non fare le Coppe europee. E questo sarebbe un danno terribile per alcune società, "tradite" magari dai loro giocatori. Poi, arriverà anche il processo-quater, perché il materiale che sta uscendo in questi giorni è impressionante. Non si finisce più. Mai si era visto uno scandalo simile.
(Credits: www.repubblica.it, Fulvio Bianchi)

Monday, May 28, 2012

[Video] A fianco di Antonio

 
"Per carità non enfatizziamo gli avvisi di garanzia." 
Lo ha detto il PM Di Martino nella conferenza stampa convocata a seguito della nuova ondata di arresti ed avvisi di garanzia disposti dalla procura di Cremona. Si è trattato di un incontro con la stampa trasmesso in diretta mondiale, cosa che già costituisce una spettacolarizzazione fuori luogo. 
Una conferenza stampa indetta per spiegare arresti e avvisi di garanzia non deve diventare una cosa normale. Non si ricordano giudici del calibro di Borsellino o Falcone (tanto citati in occasione del ventennale della loro scomparsa, ma poco imitati) convocare conferenze stampa per commentare indagini e provvedimenti cautelari. Ma non bisogna andare molto lontano nel tempo e scomodare Falcone e Borsellino, basta citare Gratteri (capo della procura antimafia di Reggio Calabria), che in merito all'approccio da seguire nelle indagini disse che "c'è chi una volta che ha in mano degli indizi di reato li sbandiera in conferenze stampa ed articoli di giornale, e chi come me invece preferisce rimanere in silenzio e trovare dei riscontri alle ipotesi di reato." 
L'indagine di Cremona ha certamente trovato parecchi riscontri, ma sembra avere bisogno del sostegno mediatico per giungere ad incolpare qualche pesce grosso, e fare quindi il salto di qualità. Gervasoni non vale Criscito, e Criscito non vale Conte. 
Il blitz mediatico di Coverciano quale finalità concreta può avere avuto per l'indagine? Che necessità c'era di entrare all'alba nel ritiro della Nazionale facendosi riprendere da tutti i giornalisti presenti? 
E la perquisizione della casa di Conte quale utilità ha avuto? Cosa speravano di trovare in casa di Conte? Denaro, pizzini, magari un diario sull'iPhone con annotate tutte le combine portate a termine? Ovviamente nulla di tutto questo poteva essere trovato a distanza di molti mesi dai fatti, soprattutto dopo che l'indagine è finita prima del dovuto su tutti i giornali, senza che l'interessato sia neppure stato sentito dai PM.
In definitiva pare non esserci nulla di nuovo: non esistono prove oggettive di un coinvolgimento diretto di Conte, ma solo le dichiarazioni di Carobbio (rilasciate davanti a Palazzi, tra l'altro). Ecco che allora quanto detto da Gratteri calza a pennello in questo caso: si è deciso di procedere con una conferenza stampa dove si è sbandierato un vago indizio, senza prima aver trovato riscontri pesanti. Chiedendo allo stesso tempo ai media schierati di non enfatizzare troppo il tutto. Pazzesco!  
Alla fine la conferenza stampa ha avuto come unico effetto quello di riattivare il ben noto sentimento popolare, che permetterà all'indagine di rimanere sulle prime pagine dei giornali. Il circo dei media si è messo in moto, vedremo se stavolta a Torino staranno a guardane o ribalteranno il tendone.
(Credits: blog.ju29ro.com)

Scommesse, anche Conte indagato "Totalmente estraneo alle accuse"

Perquisita l'abitazione del tecnico. Al vaglio la sfida Novara-Siena. Carobbio: «Lui disse che c'era già l'accordo per il pareggio»

Cremona.C'è anche Antonio Conte, attualmente allenatore della Juventus, fra gli indagati nell'operazione "New Last Bet". A quanto si apprende, gli agenti avrebbero effettuato anche una perquisizione domiciliare a suo carico.

Ad Antonio Conte sono state effettuate perquisizioni dalla polizia in quanto l'allenatore è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. Il suo coinvolgimento risale al periodo in cui era allenatore del Siena e alle dichiarazioni rilasciate dal calciatore Filippo Carobbio che su Novara-Siena del 30 aprile 2011 aveva dichiarato: «Lo stesso allenatore Antonio Conte ci rappresentò che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l'accordo con il Novara per il pareggio».

«La reazione di Conte è quella di una persona completamente estranea e fortemente determinata a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti contestati», le parole di Antonio De Rencis, avvocato del tecnico della Juventus.
(Credits: www.lastampa.it)

 

 

Calcioscommesse, Conte indagato: perquisita anche la sua abitazione. Arrestati Mauri e Milanetto

Ci sono anche calciatori di serie A tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Cremona nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse. Complessivamente sono stati emessi 19 provvedimenti, 10 dei quali riguardano ex giocatori e calciatori di A, B e Lega Pro.
Secondo quanto accertato dall'inchiesta, i giocatori - per conto dell'organizzazione criminale transnazionale che fa capo a Singapore - avrebbero agito come referenti dell'associazione in Italia per la combine delle partite dei campionati di A, B e Lega Pro.

Blitz nel ritiro della Nazionale: indagato Criscito
Agenti sono andati nel centro sportivo di Coverciano per eseguire perquisizioni nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse condotta dalla procura di Cremona. Il destinatario della perquisizione era Domenico Criscito. Secondo quanto si apprende, il difensore azzurro è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode e alla truffa sportiva nell'ambito dell'indagine cremonese che ha portato a diversi arresti.
Gli agenti che hanno effettuato le perquisizioni nel ritiro della nazionale di calcio e hanno consegnato a Criscito l'avviso di garanzia sono arrivati a Coverciano alle 6.25. Due auto e cinque agenti hanno varcato il portone del centro tecnico federale quando la nazionale di Prandelli ancora dormiva, e attualmente sono ancora all'interno di Coverciano. In mattinata, è attesa la diramazione della lista dei 23 azzurri per Euro 2012, nella quale era prevista la presenza di Criscito.

Arrestati Mauri e Milanetto
Il capitano della Lazio, Stefano Mauri, è stato arrestato dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Cremona sul calcioscommesse. Tra i destinatari del provvedimento d'arresto ci sarebbe anche l'ex giocatore del Genoa, ora al Padova Omar Milanetto.
Mauri e a Milanetto, secondo quanto si apprende, gli inquirenti contesterebbero il reato di associazione a delinquere finalizzato alla truffa e alla frode sportiva. Gli investigatori avrebbero ricostruito che sia Mauri sia Milanetto erano disponibili, in cambio di denaro, a combinare gli incontri delle loro rispettive squadre. Sarebbero stati anche accertati diversi contatti tra i giocatori e gli esponenti dell'organizzazione criminale

Indagato Antonio Conte
C'è anche Antonio Conte, attualmente allenatore della Juventus, fra gli indagati nell'operazione New Last Bet. A quanto si apprende, gli agenti starebbero effettuando una perquisizione domiciliare a suo carico. Secondo quanto si apprende, Conte è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.


La ''cellula'' ungherese
Ci sono anche cinque cittadini ungheresi tra i destinatari dei provvedimenti emessi dalla procura di Cremona nell'ambito della nuova tranche dell'inchiesta sul calcioscommesse. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della polizia, i cinque facevano parte di una 'cellula' che riferiva direttamente al boss dell'organizzazione criminale, il singaporiano Eng Tan Seet, colpito da un'ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso dicembre.
La cellula degli ungheresi si è di fatto sostituita al gruppo degli 'zingari' - decimato dagli arresti dei mesi scorsi - per continuare nella manipolazione degli incontri dei campionati di calcio italiani. Gli investigatori hanno accertato diversi contatti tra i calciatori e gli emissari del gruppo, proprio in occasione di incontri da truccare.

Trenta perquisizioni
Sono in corso di esecuzione - informa la Polizia di Stato - anche 30 perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti indagati, a titolo diverso, per i suddetti reati, deferiti in stato di libertà. Si tratta di calciatori di serie A e serie B, tecnici e dirigenti di società professionistiche.


(Credits: SKY SPORT 24)

Friday, May 25, 2012

Calcioscommesse: parla Bertani e scagiona Conte


 Cristian Bertani, nei deferimenti di Palazzi, è accusato di violazione dell'art. 9 (associazione finalizzata all'illecito sportivo), il reato sportivo più grave, quello che può portare alla radiazione: il 31 maggio lo attende il processo e ieri ha parlato della sua delicata situazione in collegamento telefonico con SkySport24: "Il mio stato d'animo in questo momento non può essere dei migliori, sicuramente è un periodo molto delicato per me soprattutto anche perché sono finito in questa vicenda e purtroppo, dopo il deferimento, con un'accusa pesante solo perché tra l'altro un mio 'amico' (posso dire), dopo essersi pentito di quello che ha fatto e, io posso dire, di essere stato il capo di questa organizzazione si è pentito, ha parlato di me sempre in terza persona, senza avere prove concrete, ma sempre per sentito dire; quindi, una volta uscito il deferimento devo dire che sono rimasto ancor più sorpreso che quando sono stato inserito in questa vicenda". Il riferimento all''amico' è ovviamente a Gervasoni, nei confronti del quale, continua Bertani, "ci sono rimasto non bene; in più non bene perché sono tante le cose che non quadrano: un ragazzo che viveva a casa mia, che stava a cinquecento metri da casa mia, che, ripeto, è stato il capo di questa organizzazione, parla di me sempre in terza persona e mai con accuse dirette: cioè, ci voleva veramente poco a venire a casa mia e parlarmi direttamente di qualsiasi cosa lui stava architettando. Quindi, già il fatto che lui parla sempre in terza persona, questa è una cosa che mi lascia un po' perplesso, ecco". Nel deferimento di Palazzi, in riferimento alla combine per Novara-Ascoli. è citato l'episodio dei soldi (40.000 euro, da restituire perché la combine non era andata a buon fine) che Bertani, che viene fatto passare per uomo di fiducia degli 'zingari', sarebbe andato a ritirare nell'hotel ' La Bussola', di Novara, avvolti negli asciugamani e consegnati al portiere dell'albergo dicendo cui sarebbe stato detto che quella busta conteneva delle maglie: "No, io non voglio parlare io di questo episodio, ma voglio far parlare la direttrice dell'hotel che pochi giorni dopo a questo fatto che è diventato pubblico, del suo interrogatorio, ha fatto un articolo lei, di suo pugno, credo, io non l'ho mai né vista né incontrata né conosciuta dove nega tutto quello che è successo: 'Io faccio la direttrice qui da 13 anni, siamo quattro operatori che giriamo alla reception e l'anno scorso possiamo assicurarvi che Bertani non l'abbiamo mai visto qua dentro né tantomeno a ritirare pacchi e asciugamani' e poi spiegava una serie di circostanze che ci sono nell'hotel. Comunque lei assicura che né lei né gli operatori dell'hotel non mi hanno mai visto in quell'hotel. Io non sono mai stato lì".
Ma una sua idea sul perché si trovi in questo grosso guaio Bertani ce l'ha: "Io l'idea che mi posso essere fatto è che quando ti trovi veramente con le spalle al muro e devi uscirne fuori, cerchi di uscirne in qualsiasi modo e quindi provando quelle che sono 'tue idee o non so cosa per venirne comunque a capo in una situazione non bella, ecco. La cosa un po' particolare in questa vicenda è che sembra sempre che quando parla un pentito abbia comunque... dica sempre la verità".Si è anche sentito giudicato prima della sentenza: "Sicuramente accade che nel nostro lavoro la stampa, le televisioni, i media, tutti questi mezzi di informazione sono quelli che riescono a portarti 'alle stelle' quando le cose vanno bene e sono quelli che magari nei momenti più delicati o nei momenti più negativi' ti trascinano nel fango".Di una cosa è certo: "Non ho mai scommesso in vita mia, mai, mai. E' una cosa che non ho mai fatto e vi posso dire che mi piace giocare a carte, quello sì lo faccio, durante tutti i ritiri ho sempre giocato perché è una cosa che mi piace molto, ma non ho mai fatto una scommessa su niente, né calcio né tennis.. niente".Più o meno gli stessi concetti ha espresso anche ai microfoni di Radio Sportiva, dove ha ribadito la sua impressione di una condanna già decisa prima del processo, solo in base alle parole di un pentito che viene creduto a prescindere: "La giustizia sportiva non può arrogarsi il diritto di decidere senza prova, e io dimostrare di non aver fatto, cosa non certo semplice. Altra cosa che mi ha lasciato perplesso è che le accuse di un pentito sembrano la verità assoluta: il mio interrogatorio è stato molto blando, non incalzante o severo: loro avevano già deciso il mio destino. Si parla di 33 partite, io sono chiamato in causa in due sole di queste e mi contestano l'associazione a delinquere: in una delle due non ero neanche convocato. La scheda telefonica datami da Gervasoni? È la sua parola contro quattro miei compagni che negano. Io lotterò fino all'ultimo secondo per salvaguardare la mia famiglia e i miei figli, non mollerò mai. Sono messo sullo stesso piani di Gervasoni, rischio la sua stessa condanna, è una cosa fuori dal normale". E cosa importante, tira fuori Conte dalla combine di Siena-Novara: "Conte può stare tranquillo: Siena-Novara fu partita vera, ci si giocava la posizione in griglia per i playoff e loro la promozione. Quello che dovevo dire sulla partita l'ho detto in deposizione, Carobbio dice la sua".
(Credits: www.ju29ro.com)

La mala erba non muore mai

"Credo che tra i grandi valori della vita ci sia la memoria, da un parte si vedeva chi amava il gioco del calcio e dall'altra chi stava morendo, sono le pagine più nere dello sport. Ho perso un amico carissimo, Giancarlo Buschera. Ricordo bene quei giorni e posso essere vicino ai parenti tutti auspicando che queste tragedie facciano parte del passato e non succedano più". Queste le parole pronunciate ieri da Beppe Marotta a 'La Juve in gol', a proposito della tragedia dell'Heysel, di cui fra pochi giorni (esattamente il 29 maggio) ricorrerà il triste 27° anniversario. Ma l'argomento è comparso ieri sul web per un motivo che mette ancora una volta in risalto come esistono individui davvero senza vergogna che, incuranti del dolore che quei 39 morti hanno provocato ai loro familiari e amici e ai tifosi bianconeri ma, c'è da credere e da sperare, non solo, sventola (purtroppo la parola è questa) un macabro simbolo di quella tragedia per colpire i tifosi della squadra avversaria (e avversaria su un campo di calcio, dove i valori dello sport devono sposare i più alti sentimenti di umanità). Non bastavano le magliette dei tifosi viola col '-39' né i loro cori inneggianti al Liverpool, piuttosto che lo striscione dei tifosi interisti ('Acciaio scadente nostalgia dell'Heysel'); in occasione della finale di Coppa Italia ci ha provato un 'tifoso' del Napoli che per 'festeggiare' la vittoria della sua squadra non ha trovato un modo meno becero e vergognoso che sventolare, durante quella che avrebbe dovuto essere solo una gioiosa invasione di campo, uno striscione col collaudatissimo quanto atroce '39': da parte di qualche sito partenopeo, come Calcionapoli24.it, si era addirittura messa in dubbio l'autenticità della foto, poi comprovata dall'autore della foto, il fotografo Salvatore Giglio che ha dichiarato: "Le foto purtroppo sono autentiche ed è orrendo vedere agitare una cosa simile. Sono testimone della tragedia dell'Heysel, ero lì. Sono stato fotografo ufficiale della Juventus per tanti anni e per quella partita comprai io stesso alcuni biglietti per amici che poi purtroppo sono morti sotto i miei occhi. Mi ha ferito molto vedere quella scena, e come aver rivissuto quegli attimi drammatici. Al tempo stesso condanno quegli imbecilli che hanno cantato cori contro Napoli e i napoletani. Bisogna far fronte unico contro l'odio e la violenza che con il calcio non c'entrano nulla. Io sono di origini siciliane, amo questo sport. Ogni forma di violenza è inaccettabile". E sul profilo Twitter di Barza Inter compare l'intera sequenza delle foto che ritraggono quell'individuo correre per il campo con quell'efferato striscione. Al peggio e allo scempio non vi è mai fine.
(Credits: www.ju29ro.com)

Wednesday, May 23, 2012

Festeggiamenti Napoli post Tim Cup: -39

Cari napoletani, purtroppo, esiste pure gente cattiva e imbecille 

Juventus-Napoli, finale di Coppa Italia. Durante i festeggiamenti post-partita, di per sé sacrosanti e mai un problema, un ultrà napoletano, rivolgendosi verso la Curva Sud - per la verità ormai di fatto vuota - ha esposto una bandiera bianca e nera con su scritto -39. C’è una foto che ne ritrae il gesto e che ha fatto il giro del web. L’ho fatta circolare pure io, e non per accusare un’intera tifoseria, un popolo per bene o uno Stato (quello Borbonico, no?) , bensì per ricordare proprio quanto affermato nel titolo, ovvero dimostrare, a chi ancora si rifiuta di crederlo, che la gente cattiva esista. Perché parliamo di cattiveria pura, in questo caso. E non è neanche tanto banale, come affermazione, se è vero che le reazioni sono state piuttosto scoraggianti. La prima: “sarà un montaggio, non è possibile, noi napoletani siamo gente di cuore..”. Non lo mette in dubbio nessuno, ma è possibile ed è successo. Altra reazione: “noi non auguriamo la morte di nessuno, quello lo fate voi”. Non è vero neanche questo. Alcuni napoletani non solo hanno augurato la morte di tifosi bianconeri, ma l’hanno pure promessa, su facebook, nei siti, nei blogs (ed è a prova di “non ci credo”). “Per voi sarà un’altra Heysel”, è stato per settimane il pre-partita di tanti giovani partenopei, e negare significa giustificarli.
Ultima reazione, la più brutta: quella di  Calcionapoli24 e altri siti annessi, ovvero “è photoshoppata”. E invece, anche in questo caso, non è vero: la foto è assolutamente autentica, e chi lo scrive (evidentemente un giornalista/tifoso da poltrona), invece di fare brutta figura, faccia una telefonata a qualcuno presente allo stadio per chiedere conferma. Non parliamo mica di extraterrestri avvistati nel deserto dell’Arizona, ma di una persona che era in campo, e che è stata vista da diverse persone. La verità, amici napoletani, è che nessun “popolo” è meglio di un altro per partito preso o perché se lo ripete da solo. Gli imbecilli, “piaccia o non piaccia”, ci sono e ci sono da una parte e dall’altra. Sono imbecilli quelli che invocano il Vesuvio, sono imbecilli quelli che vi chiamano citando la “tubercolosi” o i “terremoti”, che vi accolgono con sacchi di immondizia, che durante la partita vi guardano negli occhi a distanza barriera di protezione e si portano il pollice e l’indice al naso, tappandoselo. Ma sono imbecilli anche quei napoletani che hanno inventato dal nulla casi mai esistiti dopo il ritorno di campionato, raccontando di un invalido in carrozzelle picchiato (era in piedi e “deambulava”, per citarlo, e non era immediatamente riconoscibile come invalido, se è vero che – racconta – fu costretto a gridarlo), o addirittura di bambini picchiati. Sono imbecilli perché hanno posto le basi per giustificare nella mente malata di qualcuno l’aggressione del dopo-partita di Coppa che ha visto ad esempio uno juventino accoltellato e altri aggrediti e presi a bastonate. Perché la conseguenza è quella. Sono imbecilli, sia chiaro, anche coloro i quali (fermati e denunciati) si sono permessi di alzare le mani (e anche fosse stato contro un energumeno in perfetta salute non sarebbe cambiato nulla: farlo è sbagliato a prescindere, è un reato e come tale andrebbe trattato). Non si dovrebbe scusare o giustificare nessuno, ma condannarli (voi) e dissociarsi (noi), senza giri di parole. Insomma sono imbecilli anche e soprattutto tutti quelli che, invece di ammettere tutto questo con la calma e tranquillità d’animo del sottoscritto, preferiscono negare e trovare sempre una scusa, una giustificazione, un complotto, una virgola storta, un qualcosa da ridire. Non lo fate più. Cambiamo, tutti. Grazie.

(Credits: juventusblog, Antonio Corsa)

Tra 'La Gazzetta dello Sport' e il Napoli è guerra

Dopo la finale di Coppa Italia la scintilla l'aveva accesa il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis che, entrando in sala stampa, avrebbe detto che dedicava la vittoria alla Gazzetta dello Sport "che manda a Napoli i suoi giornalisti juventini; per aver perso una sola volta contro di loro da quando siamo tornati in serie A sembra una tragedia, ma stasera ci siamo riscattati". Non sappiamo a chi si riferisse il presidente del Napoli, anche se le firme che compaiono sulla testata della Gazzetta di lunedì 21 maggio sotto il titolo principale ("Che Napoli! Batte la Juve 2-0 e solleva la Coppa Italia") non sembravano affatto trasudare juventinità da alcun poro: Cecere, Ceniti, D'Urso, Galdi, Graziano, Malfitano, Olivero. Alla Gazzetta si sono offesi: e ci mancherebbe, essere definiti juventini è una macchia intollerabile, anche perché in RCS interisti nascono e interisti resteranno. E allora la Gazzetta ha reagito con un comunicato del CDR pubblicato a pag. 9 dell'edizione di ieri, postillato da poche righe del direttore Andrea Monti, che ricordava come non fosse la prima volta che il presidente del Napoli imputava al suo giornale un'insussistente ostilità nei confronti del club partenopeo (giusto un anno fa era arrivata la stessa accusa di juventinità alla rosea e al suo direttore: e puntuale era arrivata la protesta del CDR a pag. 8 dell'edizione del 27 maggio 2011 del 27 maggio 2011, con una richiesta di intervento da parte della Fnsi e della Figc). Dal sito ufficiale pronta risposta del Napoli, che ribadiva che le parole del presidente non erano "sparate volgari e misere" (la Gazzetta, nel comunicato del CDR aveva detto di essere stata attaccata "in modo misero e volgare"), ma "frutto di un'attenta analisi dei fatti". Controrisposta di Nicola Cecere dagli studi di Sportitalia: "Non è la prima volta che De Laurentiis fa queste esternazioni. La Gazzetta non è contro l'una o l'altra società. La Gazzetta è a favore dello sport e supporta lo stesso svolgimento di determinate competizioni. Fare affermazioni come quelle del presidente sono pericolose, soprattutto per l'incolumità dei giornalisti che poi, magari riconosciuti da tre-quattro matti, sono a rischio aggressione. Lo dico perché ci è già capitato a Roma. De Laurentiis non è il direttore o l'editore della Gazzetta dello Sport e non ha il potere di decidere chi deve seguire la squadra azzurra".Comprendiamo benissimo l'irritazione e lo sgomento che ha pervaso la redazione della Gazzetta: tutto si sarebbero potuti aspettare tranne che di essere accusati di essere filo-Juve.
(Credits: www.ju29ro.com)