Il nervosismo finale ha condizionato la gara e per Marchisio i colpevoli sono due: «I napoletani già all'andata avevano fatto delle ripicche in campo e oggi si sono ripetuti, mentre l'arbitro ci ha messo del suo: lui l'ha innervosita, le partite vanno gestite meglio». «Monsù» Marchisio non è il travet bianconero, ma un giovane guerriero dal fisico minuto e dalle idee chiare. Lui è l'idolo dei ragazzi del vivaio che sognano la ribalta in serie A. Al suo gol poco prima dell'intervallo la Primavera è esplosa dalla felicità. Marchisio quattro anni fa vinceva il Viareggio e ora quei giovani, premiati nell'intervallo per la vittoria nel torneo lunedì scorso, sognano lo stesso destino. Marchisio il passaggio di consegne virtuale l'ha suggellato con un gol reale e pesantissimo. «Vale tre punti e conta solo questo - frena lui -, ora pensiamo alla Coppa Italia che per noi deve valere come la Champions». Lui non pone candidature da titolare nonostante la media da record («decide il mister»), ma sogna già il derby dal primo minuto: «Con il Toro vale doppio, non l'ho mai fatto con questa maglia e ci tengo tantissimo». Un ragazzo così è la fortuna di ogni allenatore e Ranieri non si tira indietro.
«Lo ringrazio per quello che ha fatto e sta facendo - commenta il tecnico bianconero - perché lui e Molinaro, Marchionni e De Ceglie fanno cose eccezionali. In più Marchisio e Poulsen hanno fatto uno schermo impressionante, ritardando il gioco del Napoli. Un lavoro dispendioso e importante: sono stati fondamentali anche perché lì giravano sempre Hamsik e Lavezzi». L'unico rimpianto di Ranieri è l'infortunio di Legrottaglie: «Vediamo oggi, anche se in panchina mi ha detto che gli si è girato il ginocchio. Speriamo bene, anche perché ho i giocatori contati».
(LaStampa.it)
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